Uno scontro diplomatico si è consumato al Consiglio di Sicurezza dell’ONU, dove Israele è finito sotto accusa dopo il riconoscimento del Somaliland come Stato sovrano. A mettere Tel Aviv all’angolo è stato l’ambasciatore somalo Abukar Dahir Osman, che ha risposto frontalmente al rappresentante israeliano accusando il governo Netanyahu di genocidio a Gaza - in cui più di 70.000 civili sono stati uccisi, compresi bambini- denunciando crimini contro i civili “sotto gli occhi di tutti”.
Israele messa all’angolo dall’ambasciatore somalo Osman nel CdS ONU: “Governo Netanyahu commette genocidio a Gaza sotto gli occhi di tutti” - VIDEO
La seduta, una delle più tese degli ultimi mesi, è stata convocata dopo la decisione israeliana del 26 dicembre di riconoscere il Somaliland come Paese indipendente. Questa è stata una mossa da parte di Tel Aviv senza precedenti che ha provocato la condanna di 14 membri su 15 del Consiglio di Sicurezza, con la sola eccezione degli Stati Uniti. La scelta è stata giudicata una violazione dell’integrità territoriale della Somalia e un pericoloso precedente per la stabilità del Corno d’Africa. A difendere la decisione è stato il vice ambasciatore israeliano Jonathan Miller, che ha negato qualsiasi intento ostile verso Mogadiscio, parlando di un riconoscimento “pragmatico”. Ma la replica dell’ambasciatore somalo è stata durissima e ha cambiato il tono dell’intera riunione.
Osman ha accusato Israele di ipocrisia e di violazioni sistematiche del diritto internazionale: “Le azioni di occupazione con la forza in Palestina e in tutta la regione sono ben documentate. Sono crimini contro l’umanità, atti di terrore contro i civili e sfollamenti forzati di un’intera popolazione”. Poi l’affondo diretto: “Se vogliamo parlare di genocidio, è Israele che lo sta commettendo. Davanti ai nostri occhi”. Secondo il rappresentante somalo, il governo Netanyahu sarebbe responsabile dell’uccisione di decine di migliaia di civili, inclusi “bambini, donne, medici, operatori sanitari e pazienti negli ospedali”, oltre alla distruzione deliberata delle infrastrutture e all’affamamento intenzionale della popolazione di Gaza. “Venire qui e accusare la Somalia di genocidio è ridicolo e incredibile”, ha aggiunto.
Osman ha poi respinto con forza qualsiasi lezione morale da parte israeliana: “La Somalia è un solo Paese, un solo popolo. Venire davanti a questo Consiglio a parlarci di umanità, diritti umani e democrazia sapendo quello che fate ogni singolo giorno è un insulto che non posso accettare”.
Durante la seduta è emerso anche il timore, sollevato dalla Somalia e da altri Paesi, che il riconoscimento del Somaliland possa rientrare in un piano geopolitico più ampio, potenzialmente legato allo sfollamento forzato dei palestinesi da Gaza verso il nord-ovest della Somalia. Un’ipotesi definita “gravissima” e respinta da Israele, ma che ha contribuito ad aumentare la tensione. Gli Stati Uniti hanno difeso Israele parlando di “doppi standard”, sostenendo il diritto di ogni Stato a stabilire relazioni diplomatiche. Una posizione contestata da diversi membri del Consiglio, tra cui Slovenia, Cina, Regno Unito e Lega Araba, che hanno ribadito come il Somaliland resti parte integrante di uno Stato membro dell’ONU e che ogni riconoscimento unilaterale rappresenti una violazione della Carta delle Nazioni Unite.
La seduta si è chiusa senza una risoluzione formale, ma con un isolamento politico quasi totale di Israele e con un’accusa – quella di genocidio a Gaza – pronunciata in modo esplicito da un ambasciatore davanti al Consiglio di Sicurezza.