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"Riccardo Aichner: 'Ho esposto alla Mia Photo Fair una foto dei ghiacciai del Perito Moreno; ora lavoro a un libro sui ritratti"

Riccardo Aichner, ex imprenditore nell'ambito dell'elicotteria e fotografo, è stato intervistato dal GDI dove ha raccontato delle sue esperienze dalla spedizione a Sumatra sulle rapide del fiume Alas alla documentazione del lavoro delle imprese italiane nel progetto del Tana Beles in Etiopia

23 Marzo 2026

Riccardo Aichner, ex imprenditore nell'ambito dell'elicotteria e fotografo, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia. Nell'intervista ha raccontato delle sue esperienze come fotografo: dalla spedizione a Sumatra sulle rapide del fiume Alas alla documentazione del lavoro delle imprese italiane nel progetto del Tana Beles in Etiopia.

Come si è avvicinato all'ambiente della fotografia inizialmente?

È una vecchissima passione che probabilmente si basa su una ricerca di un senso estetico che ho avuto per una lunga parte della mia vita. Già quando ero all'università ho cominciato a fare fotografie, poi nel 1981 ho comprato la mia prima macchina fotografica e da allora è stata una componente costante della mia vita.

Il suo ambito lavorativo inizialmente era molto diverso, come si è passati dal settore degli elicotteri a quello della fotografia, che connessioni ci sono tra questi mondi?

Ho iniziato prima quello della fotografia mentre studiavo, ho anche lavorato un po' in quel settore, poi quando ho iniziato a lavorare sono stato assorbito profondamente dall'attività nel settore aeronautico, per decine di anni e la fotografia è rimasta sempre come qualcosa che continuava ad attirarmi e alla quale continuavo a dedicare attenzione, energie e anche piacere. Ricordo che in quasi tutti i viaggi di lavoro importanti che ho fatto, cercavo sempre di aggiungere delle giornate per andare a scoprire il mondo in cui ero, che fosse l'Australia, che fosse il Sud America, che fossero gli Stati Uniti o dovunque, avendo del tempo che dedicavo a quello.

Quali sono i progetti a cui tiene di più, che ha svolto durante la sua carriera fotografica?

Tengo moltissimo a quello che oggi chiamiamo reportage, anche se non è che io volessi documentare i viaggi e i posti in cui ero, però ricercare o trovare e ricordare della memoria grafica delle cose che mi colpivano, che potevano essere anche banali, che non necessariamente caratterizzavano il posto in cui mi trovavo. Questa è stata una cosa che mi ha seguito e che ho fatto sempre. Poi alcuni anni fa ho venduto le aziende che avevo e a questo punto mi sono occupato molto di più di fotografia. Ho fatto dei progetti, alcuni che hanno valorizzato le fotografie e le opere che già avevo, altri invece con un titolo vero e proprio che sto seguendo anche adesso.

Quali sono i progetti più importanti della tua carriera? Quali sono le esperienze che ha visto più importanti?

Mi sono trovato ad esempio a partecipare a una spedizione organizzata dal National Geographic assieme a  Mediaset, che all'epoca aveva per Canale 5 un programma di avventura con Ambrogio Fogar, che si chiama Jonathan. Andai come fotografo della parte italiana, partecipai a una spedizione a Sumatra sulle rapide del fiume Alas. Quello è stato sicuramente un punto importante, anche abbastanza impegnativo, perché comunque facevo quelle cose senza avere il background del professionista, tanto è vero che c'era un fotografo del National Geographic, Mike Nichols, che mi ha insegnato tantissime cose. Lui era da poco che lavorava al National Geographic, gli ho detto" Guarda che quello che vedo sulle riviste non sono le fotografie che stai facendo tu". Infatti alla fine il suo reportage non fu pubblicato in quel caso, invece hanno preso alcune fotografie mie per un libro della collana Sierra Books.

Un'altra esperienza particolare, ha riguardato il documentare il lavoro delle imprese italiane nel progetto del Tana Beles in Etiopia, che è stato, fine anni Ottanta, il più grosso programma di cooperazione e sviluppo mai fatto dall'Italia, per un paese estero. Andai due volte, una volta nel periodo della semina, una volta nel periodo del raccolto. Questo era un progetto importante di tipo umanitario, in quanto in quegli anni c'era stato il Sahara che si era allargato e quindi la fascia del Sahel aveva visto molte popolazioni spostarsi perché non c'erano più le risorse per poter vivere di agricoltura e finivano più o meno in campi di concentramento polverosi, ci sono tante fotografie che ho visto di quell'epoca. L'Italia fece un progetto per il quale 100.000 persone della zona etiope del Sahel venivano spostate da questi campi e ricollocate in posti dove hanno sviluppato l'attività agricola, che erano foreste di bambù nella zona dei bassi piani, quindi aveva il problema della malaria per le persone e della mosca a Zeze per gli armenti, quindi erano zone difficili, però facendo l'ospedale, facendo una campagna che ho documentato per l'uccisione delle mosche zezee ad esempio, che sono lungo i corsi d'acqua e alla confluenza mettevano delle trappole in tela con dei prodotti che attiravano le zanzare e non solo, le mosche, e in questo modo sono riusciti a liberare da questa piaga quelle zone e quindi la gente poteva vivere e lavorare.

Qual è il suo ultimo progetto espositivo che ha realizzato?

Due progetti, uno di qualche anno fa, che è un'esposizione di fotografie in gran parte prelevate dall'archivio che avevo, in cui ho parlato di quattro temi. Uno riguardava le realizzazioni dell'uomo, dove ho esposto delle fotografie di architetture create dall'uomo. La seconda parte riguardava le distruzioni dell'uomo, dove ho messo delle fotografie di animali uccisi dall'uomo per essere mangiati. Poi le aspirazioni dell'uomo, i desideri, i piaceri, la ricerca di qualcosa di meglio per il futuro. E poi l'ultima parte, gli affetti, situazioni tratte dalle vite affettive delle persone. Questa mostra è stata esposta al Palazzo delle Esposizioni di Vilnius in Lituania.

L'ultimo di pochi mesi fa, mi hanno proposto di documentare il tema della Sibilla, per la Pinacoteca Civica di Ascoli per il Festival della Sibilla. Sibilla Picena, dei Monti Sibillini, è un personaggio identitario per la popolazione di Ascoli Piceno. È una Sibilla, non ricordo se è una delle dieci catalogate da Varrone all'epoca romana, erano delle storie del 1400 tratte da romanzi avventurosi, come Il Guerrin Meschino, dove la Sibilla aveva anche una caratteristica non solo di persona, personaggio femminile che sta tra il mondo dell'umano pieno di interrogativi e di ansie e il mondo del divino che doveva dare le risposte che la Sibilla interpretava, ma anche un personaggio molto sensuale che attraeva gli uomini nei suoi palazzi. È l'ultima mostra che ho fatto.

Ci può parlare della sua esperienza di quest'anno alla Mia Photo Fair BNP Paribas?

Quest'anno una mia fotografia è esposta presso la galleria di Paola Colombari, è una fotografia del 1989, che scattai ai ghiacci del Perito Moreno. Il Perito Moreno è in Patagonia, è un ghiacciaio enorme che scende nel lago argentino, quindi fino a bassa quota. Ha una parete di ghiaccio che continua a franare, però il ghiaccio avanza e a quell'epoca riusciva ogni tre anni ad agganciare un istmo di terra e a questo punto si creavano due livelli di acqua diversi con degli effetti particolari quando si rompeva questo diaframma. È una fotografia alla quale tengo molto perché credo che adesso con il riscaldamento della temperatura il ghiaccio non arrivi più ad agganciare la terra, quindi sempre più lontano dal punto in cui io feci quella fotografia. Una foto che mi ha colpito nei tempi successivi perché era difficile trovare un tempo delle condizioni meteorologiche così belle come quelle che ho trovato io. Tanto è vero che era talmente forte il riverbero della luce sul ghiaccio che il cielo, che era azzurro, è completamente nero e il ghiaccio molto chiaro, poi con questi lembi di terra sotto, è una foto alla quale sono molto affezionato e che mi piace.

Quali sono i suoi prossimi progetti futuri?

Adesso sto facendo un libro di ritratti. Da quando c'è stato il Covid, in quel periodo non potendoci muovere, ho cominciato a fare dei ritratti non per rendere le persone belle, ma le persone come le vedi in certi momenti, quindi li ho col telefonino, perché non sapevo quando avrei avuto il desiderio di fare un ritratto e se il soggetto che volevo ritrarre, sarebbe stato d'accordo o no, quindi sono cose un po' improvvisate, fatte fuori dallo studio fotografico, senza set luminosi, ma nel mondo, davanti a delle piante, paesaggi, costruzioni, pareti, qualsiasi cosa. Sto adesso vedendo di selezionare le foto per fare questo libro. Poi, venendo ogni settimana a Milano, devo dire che faccio spesso delle fotografie in treno, per una serie che sarà legata agli incontri che possono avvenire in treno, con persone che sono d'accordo di essere fotografate. Poi c'è un altro progetto che riguarda la vita sociale, come le persone si ritrovano per passare del tempo assieme, per divertirsi o per fare qualche esperienza collettiva.

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