20 Marzo 2026
Il professore Gino Ruozzi è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione del convegno “L’Aforisma contemporaneo. Le nuove voci”, tenutosi alla Biblioteca Braidense. Nell'intervista ha messo in luce come la capacità dell'aforisma di concentrare il pensiero.
Quanto è importante questo evento per il mondo degli aforismi?
Importantissimo, innanzitutto perché ha testimoniato appunto l'interesse di tantissime persone, autori, lettori, scrittori, proprio a questo universo della letteratura che è veramente prezioso. Questo è veramente un grande risultato di successo all'interno di una biblioteca prestigiosa come la Braidense.
Come descriverebbe il mondo degli aforismi contemporaneo?
Quello della concentrazione del pensiero, cercare di capire, andare a fondo, non essere superficiali. Questo è un esercizio anche personale di chiarezza interiore ed esteriore.
Come sei avvicinato al mondo degli aforismi?
Mi sono avvicinato attraverso un autore del Settecento, questo già quando facevo l'università; poi da lì è diventato, diciamo, una passione da studioso, poi una passione da lettore, in particolare con gli aforismi de Il malpensante di Gesualdo Bufalino nel 1987.
Gli autori italiani hanno un particolare ruolo all'interno di questo contesto, quale?
Il ruolo fondativo, perché nell'aforisma moderno, il ruolo di Guicciardini e dei suoi Ricordi è proprio quello di avere iniziato l'aforisma politico. Poi ci sono autori importantissimi nel Novecento, come Longanesi, come Flaiano, che hanno dato veramente una lettura della realtà molto importante e anche una rilettura della realtà personale. "Sono un carciofino sott'odio", diceva Leo Longanesi, "ed è una definizione, un'autobiografia in pochissime parole".
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