20 Marzo 2026
Angelo Crespi, direttore della Pinacoteca di Brera, è stato intervistato da Il Giornale d'Italia in occasione del convegno “L’Aforisma contemporaneo. Le nuove voci”, tenutosi alla Biblioteca Braidense. Tra le iniziative in campo quest'anno una partnership con un importante player internazionale per consentire ai non vedenti e ipovedenti di poter conoscere e apprezzare le opere della Pinacoteca, iniziativa, ancora riservata, che sarà comunicata nel mese di aprile.
Lei è anche un pensatore sul mondo degli aforismi, cosa può dirci in merito?
L'aforismo è sintetizzare al massimo grado, è un paradosso, ma è una verità, anche se poi quando leggiamo l'aforismo ci sembra una verità inoppugnabile. Penso a tutti i grandi scrittori che hanno fatto aforismi, La Rochefoucauld, Oscar Wilde, in Italia, Leo Longanesi, e poi i motti di D'Annunzio, che è una versione diversa dall'aforisma, ma pur sempre la concentrazione del pensiero in una frase. Il motto di D'Annunzio era "Io ho quel che ho donato", oppure i "Immotus nec Iners", cioè "Fermo ma non inerte", e sono delle frasi che riscuotono il successo. Pensiamo a tutti quelli di Oscar Wilde, o a Longanesi, che si definiva un "carciofino sott'odio", "Il professore di lingue morte si suicidò per parlare meglio le lingue che sapeva", detto questo, non possiamo che ammettere che Longanesi è stato il nostro miglior scrittore di aforismi. Oscar Wilde disse "Resisto a tutto tranne che alle tentazioni", il modo migliore per non soccombere ai vizi è non resistervi.
Una review sui visitatori che hanno avuto accesso alla Pinacoteca nel 2025?
Il 2025 è stato un anno record, 630.000 visitatori, una crescita costante negli ultimi due anni, da quando ho iniziato a dirigere la Pinacoteca, un risultato che non ci aspettavamo, motivato da tante cose, innanzitutto il cambiamento davvero epocale della città di Milano, che è diventata una città anche turistica. Nel 2025 noi abbiamo avuto ad agosto più visitatori che nel gennaio precedente, una città che è diventata attrattiva e che non è più solo considerata una città di business. Al di là di questo, anche il grande lavoro di comunicazione che abbiamo fatto in Pinacoteca, per far sì che la Pinacoteca con la nuova denominazione Grande Brera, il nuovo logo, tornasse a essere un luogo centrale nelle dinamiche culturali della città di Milano. Credo che ci siamo riusciti, i dati lo confermano. Le tante iniziative, a partire dalla Mostra di Armani, che è stato un successo incredibile sia per la comunicazione sia per il numero di visitatori, oltre all'apertura di Palazzo Citterio, che ha determinato una positività incredibile nella rassegna stampa internazionale, e siamo stati messi da tutti i giornali del mondo, dai giornali più importanti del mondo, come uno dei luoghi assolutamente da visitare nel 2025, e questo è avvenuto perché i numeri lo dimostrano.
Cosa può dirci di questo 2026, come è iniziato?
Il 2026 è iniziato altrettanto bene, abbiamo deciso di prolungare per il successo la Mostra di Armani, anche perché c'era la concomitanza con le Olimpiadi e col prossimo Salone del Design, dunque il Salone del Mobile, quindi chiuderemo la Mostra di Armani il 3 maggio. Subito dopo, sempre all'interno del percorso di Pinacoteca, nelle Sale Napoleoniche, dedicheremo una grande esposizione a un sublime pittore cinquecentesco, allievo di Leonardo, poco conosciuto, che si chiama Agostino da Lodi, ma che merita una valorizzazione.
Quali sono i principali progetti per questo 2026?
Oltre la Mostra dedicata ad Agostino da Lodi, dal punto di vista culturale, abbiamo in corso la Mostra di Kentridge, la Mostra di Gastel, subito dopo, a maggio, apriremo una Mostra dedicata a Mimmo Paladino, che è un grande ritorno di collaborazione con Brera in Palazzo Citterio, e a fine anno celebreremo i 250 anni dell'Accademia di Brera, con una Mostra a Palazzo Citterio che racconterà i grandi maestri dell'Accademia del Novecento, quindi da David a Maraniello.
Una review totale sul suo lavoro fino a qui svolto all'interno di questa istituzione?
Sono stati due anni intensi, magnifici, straordinari, duri per certi versi, ma con tanta soddisfazione, una gratificazione anche a livello internazionale, mia personale, ma anche di tutti i collaboratori dello staff, di tutti i dipendenti di Brera, che ovviamente hanno sostenuto questo lavoro continuo, anche duro, perché abbiamo fatto centinaia di eventi, abbiamo registrato qui una parte del Diavolo veste Prada, abbiamo avuto grandissime sfilate, penso ad Armani, a Pomellato, abbiamo ospitato Loro Piana, quindi abbiamo avuto degli eventi anche di grandissimo impatto, a partire da quell'installazione incredibile del Salone del Mobile dell'anno scorso, un'installazione di Es Devlin, che ha fatto davvero il giro del mondo, come una delle installazioni più belle mai fatte all'interno del Salone del Mobile, tanto che poi Es Devlin ha portato la sua installazione a Miami. Per il Salone del Mobile di quest'anno 2026 a Palazzo Citterio ospiteremo il Padiglione dell'Uzbekistan, con dei grandissimi designer e artisti che provengono da questo remoto territorio, a noi poco conosciuto, con un progetto davvero interessante.
Tra poco verrà inaugurato un progetto tecnologico, ci può dire di più?
Dal punto di vista dell'accessibilità stiamo facendo tantissimi progetti anche dell'inclusività, che riguardano tantissimi pubblici cosiddetti fragili, quindi abbiamo lavorato con i bambini delle fate, con i bambini affetti dalla sindrome dell'autismo, abbiamo lavorato con progetti per l'Alzheimer, con i bambini disagiati, con i carcerati del carcere di Opera, per cui stiamo facendo tantissimi progetti.
E abbiamo in essere un grandissimo progetto che riguarda anche un importante stakeholder della tecnologia internazionale dedicato agli ipovedenti, ai ciechi. Sempre in chiave di accessibilità trovare una nuova modalità attraverso nuovi strumenti di accessibilità al pubblico degli ipovedenti e dei ciechi.
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