11 Febbraio 2026
Luca Bassani
Luca Bassani, fondatore italiano della società di design marittimo Wally Yachts con sede a Montecarlo, è stato intervistato dal Giornale d'Italia. Il classe '56, originario di Milano, ha toccato diversi temi: dalla sua storia personale alla nascita di Wally, dall'affondamento del Bayesian all'America's Cup, da riflessioni più intime a consigli per i giovani.
Se dovesse presentarsi a qualcuno per la prima volta, che non ha mai sentito o letto di lei, quali sono le prime informazioni che vorrebbe comunicare?
Buongiorno, il mio nome è Luca Bassani, classe 1956. Sono nato e cresciuto a Milano e mi sono laureato all'Università Bocconi in Economia e Commercio e poi negli anni mi hanno dato una laurea ad honorem in architettura grazie al mio lavoro con i Wally. Sono sempre stato molto sportivo, mi piacciono tutti gli sport, mi piace giocare in sostanza, ma non d'azzardo. Mi piace lo sport perché è una sfida e mi piace sfidare dei concorrenti, degli avversari. Fra tanti sport, alla lunga, la vela è diventata per me più importante. Ho una passione anche per lo sci, che mi ha portato a disegnarmi e costruirmi degli sci personalizzati. Da ragazzo giocavo molto a tennis e ora, che sono meno ragazzo, gioco molto a golf. Il golf è più un gioco che uno sport, ma è sicuramente una sfida costante, prima di tutto con se stessi. Il primo nemico del golfista infatti sei tu stesso. Il secondo nemico del golfista è il campo. E poi se hai degli amici che giocano contro di te, loro sono i terzi in grado di difficoltà e di importanza.
Partendo da quello che ha studiato e pensando poi alla laurea ad honorem che ha ricevuto, studierebbe Architettura fin dal principio?
La facoltà di Architettura di Genova penso abbia apprezzato nel tempo le barche che noi come Wally disegnavano, costruivamo e vendevamo (barche prima a vela e poi a motore) e forse questo gli ha convinti a dare a un bocconiano una laurea ad honorem in architettura. Io non mi pento assolutamente di aver studiato in Bocconi. Devo dire che quando ero bambino (parliamo sei, otto, dieci anni) e mi chiedevano cosa avrei fatto da grande mi piaceva da morire disegnare delle case, disegnare gli interni delle case. Poi crescendo ho abbandonato l'idea dell'architettura e mi sembrava la cosa più giusta e più interessante per la mia vita studiare economia e commercio.
Ha citato prima i Wally, lei va in barca?
Io vado in barca da quando sono nato. I miei genitori avevano una casa a Portofino, perché lì si sono conosciuti e lì si sono dati il primo bacio. A quel tempo Portofino era diversa, era veramente un piccolo paese di pescatori e di marinai. Le vacanze scolastiche erano molto lunghe e io le passavo a Portofino, in piazzetta e con i bambini della mia età, figli di marinai, pescatori. Tutti facevano la stessa cosa, la stessa vita, per cui ho imparato a remare, ho imparato a pescare, ho imparato ad andare in barca a vela o nel rimarca motore. Al di fuori della vita cittadina, la mia vita era in mare e io mi reputo un vero marinaio.
E queste sono state le motivazioni che l'hanno spinta poi a creare i Wally?
I miei genitori sono sempre stati appassionati di mare e hanno sempre avuto delle barche, infatti si andava in crociera d'estate con la loro barca e da lì la passione è cresciuta. A un certo punto, sulla barca a vela di mio papà, io e mio fratello abbiamo iniziato anche a fare delle regate. Questo piaceva a mio padre perché vedeva la possibilità che i suoi due figli (anche abbastanza distanti di età visto che mio fratello ha cinque anni e mezzo più di me) iniziassero a fare qualcosa di serio insieme, che andasse al di là del giocare a pallone. Avevamo incominciato a organizzare un piccolo gruppo di persone, che fungeva da equipaggio della barca. Era un primo approccio al lavoro, al lavorare insieme attorno a un tavolo, organizzare le persone, prendere le decisioni insieme. Poi nostro padre ha cominciato a viziarci in questa passione, per cui a un certo punto, ha comprato una barca veloce, adatta alle regate, visto che la nostra non lo era. Abbiamo iniziato a vincerle anche le regate, e così questa passione è andata avanti crescendo fino al giorno in cui ho potuto decidere di disegnare e costruirmi la mia barca. Non era più la barca del papà. E questa barca, che era poi la madre di tutti Wally, è stata la prima barca al mondo di questa dimensione (25 metri di barca fatta in carbonio con l'albero in carbonio) e presentava un sacco di Innovazioni. Lì è nato l'inizio della storia della Wally.
Da dove arriva la scelta del nome?
Wally deriva da una vecchia storia, iniziata con la mia prima moglie. Avevamo iniziato a comprare delle barche, prima di costruirle e avevo chiamato questa nostra barca Wallygator. Il nome deriva da questo cartone animato di Hanna-Barbera, dove c'era questo alligatore che voleva scappare sempre dallo zoo. La barca era verde scuro, quindi mi piaceva l'idea di avere un nome che richiamasse anche il colore della barca. L'ho pensato anche come un nome che non spaventasse mio figlio, che a quel tempo aveva un anno e mezzo, quindi un nome user friendly anche per un bambino di quell'età. Comunque una barca a vela per un bambino di un anno può essere anche un po spaventosa. Sai, le vele sbattono, la barca sbanda. Sono rumori anche abbastanza forti per un bambino. Quindi sì alla fine abbiamo pensato: è un animale simpatico, è verde, potrebbe essere un giochino anche per il bambino. Poi, dopo alcune barche è arrivata la madre dei delle Wally ho tolto la parte -gator. Nel panorama Wallygator era ormai un nome abbastanza conosciuto, perché nel mondo delle regate conoscevo un po' tutti, anche quelli della Coppa America e allora ho deciso di 'sfruttare' questa pre-pubblicità. Ho tolto comunque la parte -gator mantendendo Wally perché è un termine inglese che anche in italiano ha un significato. Soprattutto, lo possiamo tradurre a Milano perché a Milano Wally significa ciula, quindi non è un bellissimo. Invece gli americani e gli australiani ha una concezione diversa, addirittura in Australia c'è un canguro che si chiama Wallabies che è un tipo di canguro. Wally è comunque un personaggio simpatico. Mi piaceva l'idea di un nome, di un marchio moderno che andasse contro quei marchi storici molto importanti che dominavano il mercato delle barche a vela.
Che rapporto ha o ha avuto con le sue barche? Si tratta di un rapporto intimo? Si confida?
Sì, con le mie barche ho un rapporto molto stretto, non così maniacale da chiacchierare con loro, ma riesco a sentirle. Sento quello che le barche mi dicono. Credo che questo valga in Liguria, ma anche nel mondo delle regate. Tutti i regatanti dicono "Se le barche avessero le mani, darebbero tanti scapaccioni ai loro equipaggi". Questo perché la barca ha un potenziale che gli equipaggi non riescono a raggiungere completamente. Si dice soprattutto quando si perdono le regate, la colpa non deve essere mai della barca, ma di chi la porta.
Quando ha iniziato, com'era il mercato delle barche a vela?
Il mercato delle barche a vela era comunque un mercato piccolo rispetto al mercato delle barche a motore, meno piccolo di quanto lo è adesso in questi anni. In realtà, il mercato delle barche a motore è cresciuto di più che non quello delle barche a vela. Stranamente, però, era proprio il mercato degli appassionati di mare. Il vero appassionato andava in barca a vela, i proprietari di barche a motore uscivano per la giornata a fare il bagno per poi rientravano al porto. Quindi esci, trovi la baia giusta, fai il baglio e rientri. Il velista invece cercava la baia dove stare tutta la notte e diverse notti, quindi un diverso approccio proprio al mare.
E il mercato delle barche è diverso da quello italiano?
Sì, il mercato a Montecarlo è diverso. C'è una concentrazione di ricchezze molto elevata, i francesi spendono molto anche in barche piccole. Da questo punto di vista la Francia è una nazione molto più socialista dell'Italia, una nazione in cui l'amministrazione gestisce tasse in modo molto serio e rigido. Ci sono molte più barche rispetto a quelle che ci sono in Italia. A Montecarlo, invece, ci sono meno francesi e di conseguenza ricchezze che arrivano da tutto il mondo, soprattutto da 30 anni a questa parte.
Qual è la nazionalità non francese più presente a Montecarlo?
È difficile dirlo, si trova gente benestante proveniente da tutto il mondo. Sicuramente inglesi e tedeschi, loro hanno anche la possibilità di trasferirsi a Montecarlo. Questo risulta più complicato per gli americani, per esempio.
Ho scelto Montecarlo perché ho avuto l'impressione che fosse la località sul mare che con più probabilità sarebbe diventata la capitale del Grand Yachting. Il mio obiettivo è sempre stato quello di realizzare barche di una certa dimensione. La prima barca a vela misurava 25 metri, in quel periodo erano grandi dimensioni. Sapevo che Montecarlo era popolata da persone con patrimoni importanti. Sembrava il mercato migliore dove poter iniziare questa attività. Rimanere a Milano e cercare clienti che provenissero da tutto il mondo mi sembrava difficile, ora la situazione è cambiata, ma 30 anni fa non era così.Una volta andavano tutti a Londra, infatti l'altra possibilità era fondare Wally lì. Però mi sembrava più corretto andare a Montecarlo, dove comunque d'estate tutte queste persone passavano e quindi era più facile incontrarle piuttosto che entrare in connessione e farle venire a Montecarlo per provare magari una delle nostre barche che erano al porto.
Quando ha preso questa decisione la sua famiglia l'ha seguita senza pensarci?
Senza pensarci, non mi ha seguito. I bambini erano piccoli e la mia prima moglie non aveva nessuna intenzione di seguirmi la Montecarlo, per cui sono andato io da solo. Posso dire che la mia prima moglie era, per allora, la moglie perfetta che potevo trovare. La seconda è la moglie perfetta che ho trovato. Questo è avvenuto 15 anni fa, l'ho incontrata a Montecarlo. La storia è quasi da film americano. Come detto, la prima moglie non mi ha seguito a Montecarlo, così avevo bisogno di un avvocato divorzista. Un mio carissimo amico, avvocato, mi ha consigliato una sua conoscente, una sua amica. Mi ha detto, fin da subito di stare attento, perché oltre che bravissima, era (ed è) bellissima. Io ho promesso che sarei stato attento, attentissimo. Invece l'ho sposata. Ci siamo sposati a Portofino, dove prima possedevo una casa meravigliosa, in cima alla collina.
Ritornando a Montecarlo e alle barche, il suo cliente "top" quanto poteva arrivare a spendere con una Wally?
Ho avuto diversi clienti top che non avevano limite alla possibilità di spesa. Il nostro prodotto più piccolo (chiamato Wally Nano) è un prodotto da 350.000€. Le barche realizzate, però, sono sempre state 'costum', quindi secondo i desideri del singolo cliente. Abbiamo fatto anche barche da 50m, e barche dai 5 ai 50 milioni di euro. Potevano essere barche fatte in collaborazione con architetti, oguno aveva il suo preferito. Mi ricordo, tra i nomi più famosi, Norman Foster. Poi nel singolo, siccome ero molto amico con Laudomia Pucci, ho chiesto di avere una mia barca interamente con disegni Pucci. In quello, non c'era niente di commerciale, c'era il mio amore verso il marchio Pucci.
Come Giornale d'Italia, noi ci siamo occupati del caso Bayesian. Molti parlano di attentato, altri di errori umano, altri di difetti progettuali e strutturali della barca. Qual è il suo pensiero su questo caso di che ha scosso l'Italia e sta tenendo banco anche ultimamente?
Quando ho saputo dell'incidente e ho saputo i nomi di chi era a bordo ho pensato per un secondo a un attentato, poi in realtà no. Come spesso accade, è una catena di avvenimenti legati a tanti piccoli problemi, tanti piccoli difetti che poi portano alla tragedia. Disgraziatamente ne abbiamo appena vissuta una (Crans-Montana ndr) in cui tanti piccoli problemi hanno portato a una tragedia immane. Ed è la stessa cosa. Qui, quindi, ci sono tante responsabilità.
Secondo lei quindi è stato un errore dettato dall'uomo, una serie di procedure errate da parte dell'uomo, o è più qualcosa che è dovuto magari a difetti preesistenti nella barca?
Beh, è sempre l'uomo, perché anche i difetti tecnici e strutturali sono causati da errori umani o da qualche uomo che ha sbagliato dei conti o la realizzazione. Sicuramente c'erano dei problemi che sono stati un po’ sottovalutati, anche perché comunque la barca ha fatto crociere in giro per il mondo per 15 anni e dopo 15 anni tu puoi solo dire che una barca è sicura. È difficile dopo 15 anni dire che una barca non sia sicura. Poi arriva quel momento terribile in cui invece tutti questi piccoli difetti si riuniscono e hai il dramma, hai l'affondamento.
E parlando del futuro, visto che in Italia avremo nel 2027 l'America's Cup, cosa si augura per Luna Rossa?
Mi auguro soprattutto per Patrizio Bertelli che vincano questa edizione, se lo meriterebbero dopo tutti gli sforzi che hanno fatto. Insomma, è come vincere la Coppa dei Campioni nello stadio di casa, della propria città. Questa America’s Cup, secondo me, sarà molto bella perché Napoli è meravigliosa. Il tifo che ci può essere a Napoli altrettanto. Inoltre, mi sembra che si siano già mossi per le infrastrutture lì a Bagnoli. Poi il campo di regata sarà davanti a tutto il lungomare. Direi che c'è di tutto per essere positivo, poi, come in tutte le cose, il diavolo potrebbe metterci lo zampino. Ad ogni modo, io sono molto fiducioso, la trovo una bellissima idea quella di Napoli. Poi, da un punto di vista di regolamento ho le mie riserve perché col nuovo regolamento diciamo che si rallenta un po’ l'evoluzione. Sarà più difficile portare nuove idee, nuove tecnologie, c'è molta più limitazione. Io poi la penso un po’ all'antica, all'anziana, sulla Coppa America. La Coppa America, come sappiamo, è il trofeo più antico del mondo. E secondo me c'è una ragione perché comunque ha sempre avuto un fascino particolarissimo, dovuto non tanto dallo sport stesso della vela. Quanto la formula che ti permetteva comunque ogni 3 o 4 anni di portare delle grandi innovazioni e tenerle segrete fino all'ultimo. Nell'ambiente c'è sempre stata questa attesa per queste innovazioni. In più, un volta c'erano poche persone al mondo che potevano permettersi di finanziare una Coppa America. Erano veramente dei titani che avevano la passione della vela e quindi erano pronti ad investire dei patrimoni molto importanti pur di vincere questa coppa così mitica. E quindi il fatto di essere delle persone inarrivabili generava molto fascino. Ora, però, se si cerca di far diventare la Coppa America un po’ come la Formula 1, si perde tanto di questo carisma, secondo me.
Prima le Wally, adesso sta guardando all'immobiliare. C'è qualcosa che si rimprovera?
No, io sono contento, pur avendo fatto mille errori. Ci sono dei progetti che hanno funzionato molto bene, che si sono venduti molto bene, altri progetti che invece non si sono venduti. L'esempio più eclatante è quello del Wally Power. C'era stato un film con Scarlett Johansson che si chiamava The Island. In quel film c'era una barca e quella barca era il mio Wally Power. È una barca molto grande, 38 metri, che ho costruito per me. Velocissima, 110/120 all'ora e molto moderna. Però non sono mai riuscito a venderla per otto anni. Quindi da un punto di vista commerciale è stato un flop. Però la barca cui tutti si ricordano nel mondo e che ha ricevuti più complimenti è quella.
E invece qual è, secondo lei, il suo più grande difetto?
Sicuramente una nascosta presunzione. Ed è la presunzione che mi dà la testardaggine, testardaggine di andare avanti quando sono convinto di un'idea. Poi se è giusto ricevo dei complimenti, se è sbagliato mi danno del presuntuoso. E poi pensare che tutte le persone che intreccio nella mia vita siano in buona fede, sia per lavoro sia nella vita privata. Io sono convinto di essere in buona fede, di essere onesto e ho sempre creduto (forse troppo) che anche gli altri lo fossero.
Mi può parlare della sua famiglia?
Possiamo considerarla 'numerosa' perché da parte del mio primo matrimonio sono tre figli e quattro nipoti. Poi da parte del mio nuovo matrimonio sono altri tre figli e altri tre nipoti. Ho poi un fratello che ha due figlie e ha dei nipoti anche lui. Ai miei genitori non piacevano molto le riunioni da famiglie numerose, quindi eravamo pochi ma buoni. Dal mio lato, purtroppo, per varie vicissitudini ho poche possibilità di incontrare i miei nipoti.
Luca Bassani è una persona che guarda al presente o ha sempre lo sguardo verso il futuro?
Il mio problema è che guardo sempre verso il futuro e questo rende il tempo ancora più corto. Se guardi al presente sembra sempre che hai più tempo davanti e quindi la vita passa più lentamente. Se guardi al futuro, la vita non passa mai abbastanza velocemente, perché nel momento in cui pensi a un'idea la vuoi realizzare, speri di realizzarla al più presto possibile. Per vederla funzionare, ecco che automaticamente cerchi di accorciare i tempi. Il tempo, sta diventando sempre più corto. Questo è un problema, ma credo che sia il problema di tutte le persone che hanno la fortuna di avanzare negli anni.
Ultima domanda, lei ha ricevuto una laurea ad honorem e ha dovuto fare un discorso. Se dovesse rifarlo, quale messaggio manderebbe adesso?
C'è un discorso che allora non mi sarebbe venuto in mente, mentre oggi, per come stanno andando avanti le cose a livello sociale coi giovani, è un discorso molto importante: è giustissimo pensare al futuro, ma non puoi pensare al futuro se non conosci bene la storia. Oggigiorno io trovo che i giovani svalutino completamente il valore della storia. Pensino che basti pensare al futuro per migliorare il futuro. Ma se non conosci la storia va a finire che fai gli stessi errori che sono già stati fatti e quindi rendi il futuro non migliore ma addirittura peggiore. L'innovazione si basa sulla storia, sugli errori che hai fatto. Anche a livello tecnico devi guardare tutto quello che è stato fatto, quello che ha funzionato e quello che non ha funzionato. Sulla base di quella puoi fare qualcosa di nuovo che funzioni meglio. Quindi io credo che tutti noi dovremmo avere questa voglia di fare qualcosa di meglio per noi stessi. Quando realizzi qualcosa, non lo puoi fare solo per i soldi, altrimenti non realizzerai mai quel qualcosa, quel prodotto migliore. Forse guadagnerai i soldi, forse, ma cercare i soldi è come cercare l'amore, non si trovano. Soldi e amore si trovano se non li cerchi, facendo le cose giuste, comportandosi bene nella vita enel lavoro, allora a quel punto puoi trovare l'amore e i soldi. Se invece pensi di muoverti e vivere solo in funzione di trovare l'amore perfetto o i soldi perfetti non li trovi. Quindi bisogna cercare di fare il meglio sia da un punto di vista tecnico, sia da punto di vista sociale. Questo ti porterà a buoni risultati e quindi a ad avere le soddisfazioni che cerchi nella vita.
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