17 Marzo 2026
Bimbo con il cuore “bruciato” Fonte: X @Aba_Tweet
È passato quasi un mese dalla morte di Domenico Caliendo, di 2 anni e 4 mesi, avvenuta lo scorso 21 febbraio all’Ospedale Monaldi di Napoli. Il decesso è seguito all’espianto e successivo trapianto di un cuore "bruciato" effettuato il 23 dicembre 2025, intervento a seguito del quale è stata aperta un’indagine. All'inchiesta giudiziaria se ne è recentemente aggiunta una seconda, che valuterà l'intero Aorn dei Colli e la cui istruttoria preliminare ha già evidenziato "gravi criticità", fra cui carenza e formazione del personale inadeguata. Relativamente al Monaldi, il presidente Fico ha dichiarato che l'attività trapiantologica, sospesa i primi di febbraio, non riprenderà "fino a quando non saranno integralmente ricostituite le condizioni di sicurezza necessarie". L'assistenza ai pazienti in lista d'attesa rimarrà nel frattempo garantita attraverso la convenzione vigente con l'Ospedale Pediatrico Bambino Gesù di Roma.
"L’accertamento avviato nelle scorse settimane ha restituito un quadro estremamente preoccupante", ha dichiarato il presidente della Regione Campania presentando il primo pacchetto di misure a seguito della morte del piccolo Domenico Caliendo. Tra le iniziative principali figura un’ispezione straordinaria presso l’Aorn dei Colli di Napoli, di cui fa parte anche l’Ospedale Monaldi. L’ispezione, che coinvolgerà anche professionalità esterne, dovrà verificare l’organizzazione e l’operato dell’azienda ospedaliera per accertare, come riportato in una nota, "se le condizioni che hanno reso possibile il tragico evento fossero note o conoscibili e se siano state adottate le misure necessarie più opportune" e saranno realizzati "interventi strutturali che l’istruttoria ha evidenziato come indifferibili”.
"È stato accertato – si legge nella nota tecnica redatta a seguito della fase di istruttoria preliminare – un quadro di criticità più grave di quanto inizialmente emerso: protocolli di trasporto e conservazione degli organi non aggiornati, mancato utilizzo di dispositivi di conservazione disponibili in Azienda, formazione del personale inadeguata, un clima relazionale interno gravemente deteriorato e preesistente all'evento del 23 dicembre 2025, significativi ritardi nelle comunicazioni alle autorità sanitarie regionali e nazionali. L'insieme di questi elementi configura una problematicità organizzativa sistemica preesistente".
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