17 Marzo 2026
Il giornalista spagnolo Marc Campdelacreu, corrispondente di Televisión Española da Israele, ha denunciato la censura imposta dall’esercito israeliano nelle zone colpite dai raid. Secondo il reporter, i media internazionali sono sottoposti a regole precise che condizionano la copertura del conflitto: “Siamo obbligati a mostrare solo edifici civili colpiti”, ha affermato.
Un corrispondente di Televisión Española, Marc Campdelacreu, ha descritto le condizioni imposte da Israele per le coperture nelle zone colpite dai raid. Il giornalista spagnolo, che segue il conflitto in Medio Oriente come inviato dal territorio israeliano, ha raccontato i limiti operativi con cui i media devono confrontarsi, parlando di contenuti sottoposti — secondo quanto afferma — alla supervisione di un “dipartimento di censura”.
“Il dipartimento di censura di Israele dà indicazioni per controllare in parte il messaggio che riceve l’opinione pubblica internazionale e anche per evitare che il nemico conosca le vulnerabilità. Nel caso di Israele, possiamo mostrare, per esempio, dove è caduto un missile, ma solo se mostriamo edifici civili”, ha dichiarato il giornalista.
Campdelacreu ha poi chiarito come le restrizioni riguardino soprattutto la possibilità di documentare obiettivi sensibili o strategici, che potrebbero rivelare informazioni utili ai nemici.
“Cioè, se dietro un edificio bombardato c’è — diciamo, è un esempio inventato — una sede del Mossad o un edificio governativo, non ci permetteranno di mostrare quelle immagini o raccontarlo, affinché l’Iran non si renda conto di aver colpito un obiettivo importante”, ha spiegato.
Il sistema descritto prevederebbe anche una forma di controllo preventivo sui materiali girati dai giornalisti internazionali, con il rischio di conseguenze professionali in caso di violazioni.
“Israele crea un dipartimento di censura preventiva, che chiede ai media internazionali di inviare i video. La maggior parte dei media internazionali non lo fa, ma conosciamo le regole, perché se le violiamo Israele potrebbe toglierci l’accreditamento per continuare a lavorare e informare da qui”, ha aggiunto.
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