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Investite in un campo di mais da mietitrebbia, svolta choc: "Potevano salvarle"

Svolta nelle indagini sulla misteriosa morte delle due ragazze di origine marocchina, una aveva chiamato i soccorsi. Erano state trovate entrambe morte nei campi

05 Luglio 2021

Investite in un campo di mais da mietitrebbia, Sara e Hanan abbandondate dagli amici. Una cugina: "Potevano salvarle"

Svolta choc nelle indagini sulla misteriosa morte delle due donne trovate morte dopo che una di loro aveva dato l'allarme "Ci hanno investito". Secondo quanto emerso dalle ultime interviste con i parenti, all'evento potrebbero aver assistito altre persone, amici delle due, che sarebbero fuggiti abbandonandole al loro destino. Hanan Nekhla, 32 anni e Sara El Jaafari, 28enne, entrambe marocchine, sono morte in un campo di mais nei intorno a Sesto Ulteriano, in territorio di San Giuliano Milanese. Era venerdì 2 luglio quando Hanan ha tentato di chiamare il 112 chiedendo aiuto. Ma le due ragazze sono scomparse nel nulla. Ci sono volute 24 ore per ritrovare i loro corpi dilaniati. Le due amiche che avevano passato la notte lì sono state colpite da una mietitrebbia o da un mezzo agricolo di quelli che spargono il diserbante.

Dalle prime ricostruzioni risulta che le due ragazze fossero in compagnia di altri due ragazzi di cui però si sono perse le tracce. “Perché quei due sono scappati? Forse non avevano i documenti o forse dovevano nascondere qualcosa. Vogliamo capire dove sono finiti i due amici che erano con Hanan e Sara giovedì notte. Forse potevano aiutarle. Invece di lasciarle nel campo, potevano essere salvate”. La denuncia arriva da Meryen, 24 anni, cugina di Hanan in un’intervista a Repubblica.

È stata proprio lei a denunciare la scomparsa della cugina. “Era mia cugina, ma anche la mia migliore amica – ha raccontato Meryen – Soltanto ultimamente ci vedevamo di meno. L’ultima volta due settimane fa: lei lavorava come cameriera a Treviglio e anch’io ho cominciato a lavorare in un ristorante, a Milano, in zona Corvetto”.

Investite in un campo di mais da mietitrebbia, svolta choc: "Potevano salvarle"

La cugina ricostruisce gli ultimi giorni di felicità con Hanan. Tutto trascorreva come sempre. “Hanan era da mia sorella, in provincia di Varese – racconta la 24enne marocchina – Giovedì sera era tutto tranquillo, come sempre. Avevano cenato presto, dopo le otto, poi le ha iniziato a tirar fuori dei vestiti da spedire a casa, in Marocco. La sua famiglia vive a Khemisset, vicino a Rabat, lei quando poteva li aiutava. Era felice. Una parte di quello che guadagnava lo mandava ai suoi, e col resto stava per prendere un appartamento per andare a vivere col nuovo compagno”.

Racconta che quel giovedì sera intorno alle due di notte le arrivò una telefonata di Sara. Le dice che è con due marocchini conosciuti da poco e la invita a uscire. Sarebbe passa a prenderla poco dopo. Dice Meryen di non conoscerli. “Non so chi sono, non li ho mai incontrati, credo che li abbiano conosciuti su Facebook”. Intorno alle 3 passa l’auto a prendere Hanan. Alla sorella di Meryen dice che tornerà un’ora dopo.

“Hanan non era abituata a far tardi – ha detto Meryen in lacrime – era una ragazza tranquilla, sicuramente non aveva programmato di dormire in quel posto. La sua vita era serena, sapevo che non faceva uso di droghe. Era arrivata in Italia da quasi sei anni, era sposata con un italiano, ma poi la storia non era andata bene. Ora però era felice, aveva tanti progetti, soprattutto quello di andare a convivere con il nuovo compagno. Lo raccontava sempre e il suo viso si illuminava”.

Le due ragazze non sono mai più tornate a casa, inghiottite da quel campo di grano. “Tutti noi chiediamo la stessa cosa. Vogliamo che quei due ragazzi si facciano vivi, che spieghino come sono andate le cose. Devono dire cos’è successo e in che momento sono scappati. Quando hanno lasciato sole Hanan e Sara in quel posto inaccessibile erano ancora vive? Tutti noi, ma soprattutto le loro famiglie, vogliamo capire. Forse Hanan e Sarah avrebbero potuto salvarsi”.

Senza vita due donne investite da mietitrebbia. "Sono ferita, la mia amica è morta"

Sui cadaveri, spiegano gli inquirenti, sono stati riscontrati segni compatibili con l’investimento di un mezzo pesante. Al cellulare una delle straniere aveva detto, parlando in arabo con i carabinieri coadiuvati da un interprete, che era stata gravemente ferita e che la sua amica era già deceduta. Le donne erano infatti di origine marocchina, una di 28 anni e l'altra di 32. Nel frattempo è stato identificato e sentito dai carabinieri l’agricoltore che avrebbe investito, con un mezzo dotato di "braccia" meccaniche per la distribuzione del diserbante, le due vittime.

"Si indaga per cercare di arrivare a chiarire i contorni della vicenda e per identificare il responsabile, lavoreremo anche per cercare di capire anche come mai queste due donne si trovassero lì", ha detto il procuratore della Repubblica di Lodi, Domenico Chiaro. Nelle vicinanze non è stata trovata la mietitrebbia. 

Nelle vicinanze non sono state trovate mietirebbia, né mezzi che potrebbero coincidere con l'allarme lanciato dalla donna. Sono terminati i sopralluoghi del medico legale incaricato dalla Procura di Lodi e del pm di turno nel campo a San Giuliano Milanese, al confine con Locate di Triulzi, in cui sono state trovate morte le due donne che i carabinieri ricercavano da ieri, dopo che una di loro aveva chiamato il 112 chiedendo aiuto e raccontando che erano state investite da una mietitrebbia. Dalla procura di Lodi è stata, quindi, disposta l'autopsia sui due cadaveri mentre si cerca di risalire a chi stesse lavorando in quel campo nella giornata di ieri. Da un primo esame visivo delle salme, secondo gli inquirenti, le ferite mortali sarebbero compatibili con un investimento da mezzo pesante.

Senza vita due donne investite da mietitrebbia: i nodi critici del caso

Una delle due straniere era incensurata, l’altra aveva precedenti di polizia per rapina. Secondo quanto emerso dalle deposizioni dei Carabinieri giunti sul posto, la vicenda ha dei contorni ancora piuttosto confusi. La telefonata è stata fatta verso le 11.30 di venerdì 2 luglio, ed è stata mediata da un interprete. Poi il silenzio.

I militari hanno immediatamente iniziato le ricerche che sono state molto difficili. Si è scoperto così dalle famiglie che le nordafricane erano scomparse e che, però, non era ancora stata presentata un denuncia. La Procura di Lodi aveva subito temuto le loro vite. Sono state intensificati i controlli fino al tragico ritrovamento dei corpi in serata. Rimangono molti interrogativi.

Senza vita due donne investite da mietitrebbia: nel dossier spuntano birra e droga 

In un breve spiazzo ricavato tra il granturco, sul terreno c’erano cinque lattine di birra, vuote, e una delle donne era sotto una coperta, su un fianco, rannicchiata, nella tipica posizione di una persona che dorme. La seconda donna, anche lei munita di una coperta ma questa al suo fianco, non sopra il corpo, era distesa, con le braccia aperte. La relativa vicinanza dell’ex "boschetto della droga", unitamente alla considerazione che questa porzione di periferia e di hinterland annovera numerose aree di spaccio di droga, in seguito a un’emigrazione da Rogoredo, potrebbe introdurre il tema degli stupefacenti — c’era della carta stagnola — con le amiche che avrebbero raggiunto la zona in cerca di droga e lì avrebbero sostato.

Le verifiche della Rilievi hanno incluso la ricerca di eventuali presenze di altre persone, cristallizzate da impronte. I cadaveri non avevano apparenti segnali di colpi di armi da fuoco oppure inferti con coltelli oppure oggetti contundenti. Informate della disgrazia, le famiglie delle amiche hanno raccontato ai carabinieri che era stata un’uscita come tante altre in passato, tra due donne che per appunto si frequentavano da tempo, motivo per il quale, anche se l’assenza si sarebbe prolungata, difficilmente i parenti avrebbero presentato una denuncia di scomparsa, certi del ritorno a casa. Un’azione, quest’ultima, dettata però da una successiva scoperta dei carabinieri: le amiche non vivevano in abitazione, per scelte o per ragioni ancora ignote, ma giravano per i campi, munite di zampironi, di bottiglie di birra, di quelle coperte, e del cibo in scatola.

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