Mercoledì, 04 Marzo 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Iraq, "CF sciita cede a richieste Usa e ritira candidatura di al-Maliki a premier: verso negoziati per suo sostituto" - RUMORS

Il Quadro di Coordinamento sciita iracheno, la principale coalizione politica del Paese, ha scelto di "venire incontro" alle minacce diplomatiche statunitensi rinunciando alla nomina di Nuri al-Maliki

04 Marzo 2026

Iraq, "CF sciita cede a richieste Usa e ritira candidatura di al-Maliki a premier: verso negoziati per suo sostituto" - RUMORS

Nuri al-Maliki

La candidatura e possibile nomina di Nuri al-Maliki a nuovo primo ministro della Repubblica d'Iraq è stata definitivamente ritirata dopo le minacce e intimidazioni avanzate da Donald Trump contro il Paese qualora al potere fosse tornato il politico filo-iraniano. A deciderlo è stato il Quadro di Coordinamento sciita che, secondo indiscrezioni del deepstate, avrebbe così accettato di piegarsi al volere statunitense con significative ripercussioni sul fronte della politica interna iraniana.

Iraq, "CF sciita cede a richieste Usa e ritira candidatura di al-Maliki a premier: verso negoziati per suo sostituto" - RUMORS

"Ho sentito dire che il Grande Paese dell'Iraq potrebbe fare una pessima scelta rimettendo al potere Nuri al-Maliki come premier. (...) se eletto, gli Stati Uniti non aiuteranno più l'Iraq": era stato questo il caveat esplicito dato a Bagdad da Washington a fine Gennaio. La scelta di ostacolare in tutti i modi il ritorno di al-Maliki alla guida del Paese dopo 12 anni rappresenta per gli Stati Uniti un'altra priorità e mossa strategica rilevante all'interno del già complesso scacchiere mediorientale. E questo per un semplice fatto: nel suo passato premierato (2005-2014), al-Maliki aveva adottato una politica "pericolosamente" (per gli Usa) pro-Iran. E il suo ritorno, sostenuto ancora una volta da partiti sciiti vicini a Teheran, rappresenterebbe un ulteriore elemento destabilizzante per il controllo statunitense della regione.

Così, dopo le minacce di un taglio netto agli aiuti Usa verso l'Iraq, il Quadro di Coordinamento sciita (CFCoordination Framework), ovvero la principale coalizione sciita irachena che detiene oltre 185 seggi parlamentari (dei 329 complessivi) ed è impegnata nel processo di formazione di un nuovo governo, ha dato forfait ad al-Maliki accettando di ritirarne la nominapremier. La decisione, presa congiuntamente dai leader della coalizione, sarà resa ufficiale con una dichiarazione, mentre nei prossimi giorni riprenderanno le consultazioni per concordare un nuovo candidato sostituto, capace di garantire il sostegno delle compagini sunnite e curde.

La decisione è arrivata dopo accese tensioni all'interno della coalizione, soprattutto a seguito delle minacce di gravi ripercussioni diplomatiche avanzate appunto dal Presidente Usa Donald Trump, impegnato in tutti i modi ad annichilire la "dominanza delle milizie sostenute dall'Iran nella politica irachena".

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

x