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Iran, la strategia d'attacco contro Usa e Israele: dal logoramento delle difese fino ai raid precisi con missili balistici

Teheran punta a saturare radar e scudi antimissile con droni e attacchi coordinati, per aprire la strada a missili balistici e ipersonici più sofisticati

04 Marzo 2026

L'Iran avverte Israele: "Qualsiasi aggressione verrà affrontata con un attacco ai siti nucleari segreti e non dichiarati di Tel Aviv"

Fonte: LaPresse

Diversi analisti geopolitici hanno formulato una teoria sulla possibile strategia d'attacco iraniana contro gli Stati Uniti e Israele. Un piano di logoramento, che inizia con la distruzione dei radar e la saturazione delle difese con droni a basso costo, per passare poi a raid precisi e mirati con missili balistici.

Iran, la strategia d'attacco contro Usa e Israele: dal logoramento delle difese fino ai raid precisi con missili balistici

Due parole per descrivere l’approccio militare iraniano contro Stati Uniti e Israele: guerra di logoramento. Una strategia progressiva, costruita per erodere le capacità difensive avversarie prima di colpire con armi più sofisticate e distruttive.

Nelle ultime ore del conflitto, l’Iran ha dimostrato di seguire uno schema operativo chiaro. Il primo passo consiste nel tentativo di accecare o degradare i sistemi radar e di sorveglianza nemici. Attraverso attacchi mirati con droni, missili da crociera o operazioni elettroniche, Teheran punta a ridurre la capacità di rilevamento precoce di Israele e delle forze statunitensi schierate nella regione. Gli attacchi contro infrastrutture strategiche, compresa la base britannica di Akrotiri a Cipro e obiettivi in territorio israeliano, si inseriscono in questa logica di pressione costante sui sistemi di allerta.

Il secondo livello è la saturazione delle difese. L’Iran dispone di un vasto arsenale di droni a basso costo e missili a corto e medio raggio. L’obiettivo non è necessariamente la precisione assoluta, ma il sovraccarico dei sistemi intercettori avversari. Israele, con il suo scudo multilivello, e le forze americane nella regione devono utilizzare costosi missili intercettori per neutralizzare minacce spesso molto meno onerose dal punto di vista economico. È un rapporto asimmetrico: droni economici contro intercettori dal valore di milioni di dollari.

Negli ultimi giorni, l’intensificarsi degli attacchi missilistici iraniani ha costretto gli Stati Uniti a rafforzare il dispositivo militare in Medio Oriente, riassegnando circa 50 mila soldati sotto il comando del United States Central Command e aumentando il numero di aerei da combattimento e unità navali. Il Pentagono ha inoltre annunciato un piano di ri-approvvigionamento delle munizioni, segnale che la pressione sulle scorte è concreta.

Il terzo stadio della strategia iraniana prevede l’impiego di missili più avanzatibalistici a lungo raggio e potenzialmente ipersonici — una volta che le difese risultino indebolite o con risorse ridotte. Solo dopo aver consumato intercettori e messo sotto stress radar e batterie antimissile, Teheran punterebbe a colpire con sistemi più sofisticati, aumentando le probabilità di penetrazione e l’impatto simbolico e strategico degli attacchi.

Questa dottrina non mira necessariamente a una vittoria rapida, ma a un progressivo esaurimento della capacità avversaria. Una guerra di logoramento, appunto, che sfrutta quantità, resilienza e pressione continua. La risposta occidentale, basata su superiorità tecnologica e coordinamento multilivello, dovrà ora dimostrare di poter reggere nel tempo un confronto concepito per consumare risorse, nervi e capacità industriale.

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