Al quinto giorno di guerra tra Stati Uniti e Israele contro l’Iran, Washington annuncia un massiccio rafforzamento del proprio dispositivo militare in Medio Oriente. Circa 50 mila soldati americani già presenti nella regione sono stati formalmente riassegnati alle operazioni contro Teheran, mentre ulteriori truppe e aerei da combattimento sono in arrivo. L’aggiornamento è stato diffuso su X dal United States Central Command (Centcom).
Il potenziamento riguarda in particolare le basi strategiche in Qatar, Bahrein, Emirati Arabi Uniti e Giordania, dove operano portaerei e caccia F-35. I rinforzi arrivano dopo l’intensificarsi degli attacchi missilistici iraniani contro Israele, che hanno segnato un’escalation significativa del conflitto.
In un video di cinque minuti, l’ammiraglio Brad Cooper, capo del Centcom, ha definito l’operazione “Epic Fury” come “senza precedenti”. Secondo Cooper, nelle prime 24 ore gli Stati Uniti avrebbero lanciato il doppio degli attacchi effettuati durante l’invasione dell’Iraq del 2003. L’ammiraglio ha inoltre dichiarato che le forze statunitensi stanno “affondando la Marina iraniana”, con 17 navi distrutte finora, accusando Teheran di "colpire indiscriminatamente obiettivi civili".
Parallelamente, il Pentagono sta preparando una richiesta di bilancio supplementare da 50 miliardi di dollari per rimpiazzare le munizioni utilizzate nei recenti conflitti, inclusa la campagna contro l’Iran. L’amministrazione americana ha convocato alla Casa Bianca i vertici dei principali contractor della difesa, tra cui Lockheed Martin e RTX Corporation (ex Raytheon), per sollecitare un aumento della produzione.
Attualmente il Pentagono prevede l’acquisto di 57 missili Tomahawk nel 2026, al costo di 1,3 milioni di dollari ciascuno. RTX ha annunciato l’obiettivo di portare la produzione annuale a 1000 unità, segnale di una pianificazione militare orientata a uno scontro prolungato.
Mentre la Casa Bianca parla di “capacità di combattimento totale”, cresce il timore che il conflitto possa allargarsi ulteriormente, coinvolgendo l’intera regione mediorientale.












