11 Febbraio 2026
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Benjamin Netanyahu sarebbe stato a conoscenza del piano generale di Hamas già nell’aprile 2018, quando la direzione dell’intelligence militare israeliana distribuì un report dettagliato ai vertici della sicurezza nazionale. Fino a oggi, il primo ministro aveva sempre negato di aver ricevuto informazioni dettagliate prima del 7 ottobre 2023, giorno in cui i miliziani di Hamas penetrarono nel sud di Israele. I nuovi documenti hanno rivelato che l’intelligence aveva già evidenziato obiettivi precisi, modalità di attacco nel sud di Israele e la portata dell’offensiva, fino ad allora senza precedenti.
Benjamin Netanyahu ha sempre negato di aver ricevuto informazioni dettagliate in merito prima del 7 ottobre 2023, prima cioè del giorno in cui i miliziani di Hamas penetrarono nel sud di Israele e uccisero oltre 1.200 persone. Ora però emergono rivelazioni che gettano un nuovo cono d’ombra sul lavoro svolto dai servizi segreti di Tel Aviv prima dell’attacco: secondo nuovi documenti, il primo ministro era venuto a conoscenza del piano generale di attacco già nell’aprile 2018, quando la direzione dell’intelligence militare israeliana distribuì un report dettagliato ai più alti vertici della sicurezza nazionale.
Il documento, che sarebbe stato in seguito noto nei circoli dell’intelligence come “Mura di Gerico”, descriveva in modo particolareggiato la possibilità di una massiccia offensiva coordinata, con penetrazioni multiple attraverso il confine di Gaza, attacchi a basi militari delle Israel Defense Forces e incursioni in profondità nel territorio dello stato ebraico.
Secondo Yedioth Ahronoth, il 16 aprile 2018 la Divisione di Intelligence Militare distribuì “ai segretari militari di Netanyahu e del ministro della Difesa, al Quartier Generale della Sicurezza Nazionale, ai vertici dello Shin Bet e del Mossad, all’ufficio del Capo di Stato Maggiore e agli uffici di diversi altri alti ufficiali delle Idf”, uno “speciale documento di intelligence redatto da esperti di Hamas di alto livello”.
Nel rapporto, riferisce ancora il quotidiano, si sollevava una domanda centrale già nell’intestazione – “L’ala militare di Hamas sta rafforzando le sue capacità per un attacco su vasta scala nel profondo del nostro territorio?” – sottolineando l’eccezionale portata e complessità della minaccia rispetto alle pur frequenti valutazioni di capacità militari di Hamas. La risposta: “Il quartier generale operativo dell’ala militare di Hamas ha formulato un piano per un’offensiva proattiva con una forza su larga scala (sei battaglioni di riserva; circa 3.000 combattenti) per attaccare e conquistare basi nel settore della Divisione di Gaza, colpendo anche obiettivi civili nel perimetro israeliano e in profondità al suo interno. Ciò avverrà principalmente attraverso la penetrazione dello spazio aereo (sfondando la recinzione con truppe del genio) e l’implementazione di un involucro di fuoco di migliaia di missili ad alta quota (con traiettoria ripida) contro obiettivi militari e civili fino a 40 km dalla Striscia di Gaza”.
Due mesi prima, l’intelligence israeliana aveva ottenuto il documento in lingua araba: “1. Il quadro generale”, attaccava il testo, “è il lancio di un’operazione offensiva globale contro l’entità sionista volta a distruggere la Divisione di Gaza con l’ausilio di attacchi secondari da più fronti. Questo al fine di condurre operazioni jihadiste ad alta intensità nei nostri territori occupati e in Cisgiordania, con l’obiettivo di sconfiggere il nemico”. “2. Missione: le forze delle Brigate Al-Qassam attaccheranno il campo militare di Re’im, le postazioni di battaglione e le postazioni di compagnia appartenenti alla Divisione Gaza con l’obiettivo di distruggerli. Attaccheranno inoltre Netiv Ha’esra, Yad Mordechai, Kfar Sa’ad, Nahal Oz, Mefalsim, Kissufim, Nir Yitzhak e Kerem Shalom con l’obiettivo di prendere ostaggi e di indirizzare il successo verso città e siti vitali: Ashdod, Ashkelon, Kiryat Gat, la centrale elettrica, Netivot, Ofakim, la Base 8200 e la base di Urim”. Diversi degli obiettivi elencati furono effettivamente attaccati il 7 ottobre.
Si trattava di un documento rivoluzionario sotto ogni aspetto: fino ad allora Hamas aveva parlato di piccoli raid da effettuare contro il settore israeliano più vicino. Il nuovo testo, invece, parlava di un enorme attacco generale coordinato, sincronizzato lungo e attraverso l’intera Striscia, che avrebbe sfondato la frontiera in circa 70 punti. Secondo Ynet, Netanyahu avrebbe ricevuto rapporti complementari sullo stesso piano anche nel novembre 2022.
Eppure più volte dall’inizio della guerra il primo ministro ha dichiarato di non aver mai ricevuto né letto alcun documento relativo a piani di attacco massiccio da parte di Hamas prima del 7 ottobre. Nel corso di comunicazioni ufficiali e su social media, il premier ha sostenuto testualmente di non essere stato aggiornato prima dello scoppio delle ostilità e di non aver mai avuto tra le mani — né sapere fino ad allora — di alcuna proposta o documento specifico che illustrasse una capacità di attacco di rilievo di Hamas. Nelle note diffuse dal suo ufficio Netanyahu si è limitato a sottolineare che i documenti mostravano solo una capacità potenziale di Hamas di effettuare “diverse incursioni simultanee”, ma non avrebbe incluso o reso pubblica la frase conclusiva del rapporto originale, che evidenziava come il piano arrivato all’intelligence potesse rappresentare un nuovo tipo di minaccia rispetto al passato.
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