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Gaza, nuova missione per la Global Sumud Flotilla: “Salperemo il 29 marzo da Barcellona e dall’Italia con migliaia di partecipanti"

La flotta sarà composta da oltre cento imbarcazioni e oltre 3.000 persone provenienti da oltre cento Paesi, tra cui oltre mille medici, infermieri, operatori sanitari

06 Febbraio 2026

Gaza, nuova missione per la Global Sumud Flotilla da Barcellona e dall’Italia: “Salperemo il 29 marzo con migliaia di partecipanti"

Global Sumud Flotilla, fonte: X @GlobalSumudFlotilla

La Global Sumud Flotilla tornerà finalmente in mare verso Gaza il 29 marzo con partenze da Barcellona e dall’Italia. Oltre 3.000 attivisti da più di 100 Paesi, insieme a medici, operatori umanitari ed esperti ambientali, parteciperanno a quella che gli organizzatori definiscono la più ampia mobilitazione civile mai realizzata per rompere l’assedio alla Striscia e portare aiuti concreti alla popolazione.

Gaza, nuova missione per la Global Sumud Flotilla: “Salperemo il 29 marzo da Barcellona e dall’Italia con migliaia di partecipanti”

L’annuncio è arrivato a Johannesburg, alla Fondazione Nelson Mandela, durante la conferenza stampa di lancio della nuova missione. Sembra sempre impossibile, finché non lo si fa, ha detto Nkosi Zwelivele Mandela, tra gli organizzatori dell’iniziativa, sottolineando il valore simbolico e politico della partenza prevista il 29 marzo. La flotta, composta da oltre cento imbarcazioni, vedrà la partecipazione di più di 3.000 persone provenienti da oltre cento Paesi. Secondo gli attivisti, si tratta di una mobilitazione senza precedenti per dimensioni e composizione, con un forte coinvolgimento di personale sanitario, operatori dell’istruzione, tecnici della ricostruzione ecologica e osservatori indipendenti. Accanto alla missione in mare, partirà anche un convoglio terrestre dalla Tunisia diretto al valico di Rafah, chiuso da mesi. Tony La Piccirella, attivista italiano, ha spiegato che la nuova iniziativa sarà più organizzata rispetto alle precedenti e affiancherà l’azione navale con una presenza costante sulla terraferma, per sostenere la popolazione di Gaza anche sul piano logistico e umanitario.

Nel corso dell’incontro, Nadir Al-Nuri ha denunciato le politiche che, a suo dire, trasformano la crisi umanitaria in occasione di profitto. LORO lo chiamano ‘Board of peace’, noi la chiamiamo ‘società capitalista che pianifica di trarre profitto dalla distruzione’”, ha affermato, riportando le testimonianze delle migliaia di persone in attesa di cure mediche fuori dalla Striscia, mentre solo poche riescono a lasciare Gaza ogni giorno. Ahmed Ghania ha annunciato una forte adesione al convoglio terrestre, con l’invito a partecipare rivolto in particolare a medici, educatori e team impegnati nella ricostruzione ambientale. Feroza Mayet, della Palestinian Solidarity Alliance sudafricana, ha ricordato il ruolo della società civile globale. “Cogliamo questo momento per riflettere sulla forza delle persone che si uniscono in un movimento globale”, ha detto, sottolineando la dimensione collettiva dell’iniziativa. L’obiettivo, come ha spiegato Thiago Avila, non è solo raggiungere Gaza ma avviare progetti concreti. Partiamo con l’intenzione di raggiungere Gaza, di costruire una scuola elementare, di cui porteremo tutta l’attrezzatura. Sappiamo che il diritto internazionale è dalla nostra parte, ha dichiarato.

A ribadire la necessità di un nuovo movimento di massa è stato il palestinese Saif AbuKeshek, che ha parlato di un finto cessate il fuoco” e della mancanza di un vero riconoscimento dei diritti fondamentali del popolo palestinese. “Come possiamo parlare di pace senza includere i diritti fondamentali del popolo palestinese?”, ha chiesto, richiamando l’attenzione su sovranità, diritto al ritorno e libertà. Per l’Italia, come ha ricordato la portavoce Maria Elena Delia, la partecipazione sarà centrale sia sul mare sia sulla terraferma. “Abbiamo ribadito la necessità di una presa di posizione chiara della comunità internazionale mentre Gaza continua a essere sotto attacco. Quello che viene presentato come un cessate il fuoco è in realtà un nuovo progetto coloniale e in Sudafrica viene compreso chiaramente. L’Italia contribuirà di nuovo, come punto di partenza strategico e sostenendo anche da terra la Flotilla, ha detto. La nuova missione arriva dopo che, lo scorso ottobre, oltre 40 imbarcazioni della precedente flottiglia erano state intercettate e sequestrate dalle forze navali israeliane. Gli organizzatori si attendono ora una partecipazione ancora più ampia e una mobilitazione capace di rilanciare l’attenzione internazionale sulla crisi umanitaria nella Striscia di Gaza.

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