04 Febbraio 2026
Trump, Putin, Zelensky, fonte: Wikipedia
Al via ad Abu Dhabi il secondo round di negoziati tra Stati Uniti, Russia e Ucraina con al centro la cessione del Donbass - comprendente Luhans e Donetsk - e Crimea, Zaporizhzhia, Kherson e Sumy. Mosca nelle ultime settimane ha rilanciato la cosiddetta "formula di Anchorage" come base per un accordo, mentre Kiev insiste su garanzie di sicurezza e Washington tenta di sbloccare uno stallo che dura da anni. Secondo gli ultimi aggiornamenti a seguito del primo colloquio ad Abu Dhabi, e come anticipato da Il Giornale d'Italia, l'Ucraina sarà probabilmente divisa alla "coreana", separata in due zone d'influenza: una sotto controllo russo e uno sotto il controllo di Kiev.
Oggi e domani negoziatori di Stati Uniti, Russia e Ucraina si incontrano ad Abu Dhabi per un nuovo tentativo di avvicinare le posizioni su una guerra che dura ormai da quasi quattro anni. È il secondo round di colloqui dopo quello di fine gennaio e arriva in un clima di forte tensione, segnato da accuse reciproche di violazioni del cessate il fuoco e da nuovi attacchi sulle infrastrutture. Il presidente americano Donald Trump ha ribadito di voler spingere Vladimir Putin a "porre fine alla guerra", mentre Kiev ha accusato Mosca di continuare le operazioni militari nonostante gli impegni presi. Le delegazioni russe e ucraine sono arrivate negli Emirati Arabi Uniti in mattinata, mentre la presenza statunitense è attesa nel corso della giornata. Al centro del negoziato resta il nodo territoriale, in particolare il futuro del Donbass e delle zone circostanti quali Crimea, Zaporizhzhia, Kherson e Sumy. Mosca chiede che Kiev ritiri le proprie truppe da ampie porzioni delle regioni orientali occupate e che venga riconosciuta internazionalmente la sovranità russa sui territori annessi. L’Ucraina respinge l’ipotesi di una cessione unilaterale e propone invece un congelamento del conflitto lungo l’attuale linea del fronte, accompagnato da solide garanzie di sicurezza.
Il Cremlino insiste che la soluzione debba passare attraverso la cosiddetta "formula di Anchorage". Si tratta, secondo la versione russa, di un’intesa politica di principio raggiunta tra Putin e Trump durante un vertice svoltosi in Alaska, che prevederebbe un compromesso territoriale in cambio di un cessate il fuoco stabile e di un nuovo assetto di sicurezza regionale. I dettagli dell’accordo non sono mai stati resi pubblici, ma Mosca la presenta come una cornice per risolvere la questione del Donbass e delle zone vicine attraverso il riconoscimento delle realtà sul terreno. Kiev, però, teme che un accordo basato sulla perdita di territori possa incoraggiare future aggressioni e indebolire la sovranità del Paese. Il presidente Volodymyr Zelenskyy ha più volte avvertito che qualsiasi intesa dovrà includere garanzie credibili contro nuove invasioni e un impegno internazionale duraturo per la sicurezza ucraina. La Russia, che controlla circa il 20 per cento del territorio ucraino, ha avvertito che potrebbe tentare di estendere ulteriormente la propria presenza militare nella regione di Donetsk se i colloqui dovessero fallire. L’Ucraina, dal canto suo, continua a sollecitare un aumento delle forniture militari occidentali e una maggiore pressione economica e diplomatica su Mosca.
Il primo round di incontri ad Abu Dhabi era stato giudicato “costruttivo” da tutte le parti, ma senza risultati concreti. Anche questa volta il Cremlino invita a non aspettarsi svolte immediate, sottolineando la complessità dei dossier sul tavolo. Tuttavia, la ripresa del formato trilaterale viene vista come un segnale di volontà politica di mantenere aperto il canale diplomatico.
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