02 Febbraio 2026
Carlo Messina, CEO di Banca Intesa Sanpaolo
I vertici di Intesa Sanpaolo hanno approvato i risultati consolidati per l'anno 2025, confermano pienamente le indicazioni fornite al mercato e superano gli obiettivi fissati dal Piano di Impresa 2022-2025. Il gruppo si attesta come la banca più resiliente in Europa, capace di operare con successo in qualsiasi scenario macroeconomico e di garantire una creazione e distribuzione di valore significativa e sostenibile nel tempo.
L’esercizio si chiude con una redditività solida e sostenibile, evidenziata da un utile netto pari a 9,3 miliardi di euro, in crescita del 7,6% rispetto al 2024. Nel corso dell’anno oltre un miliardo di euro di utile ante imposte è stato destinato ad azioni gestionali mirate a rafforzare ulteriormente la sostenibilità futura dei risultati del Gruppo. Tali interventi contribuiscono a sostenere una previsione di utile netto per il 2026 pari a circa 10 miliardi di euro, e superiore a 11 per il 2029 dato già anticipato da Il Giornale d'Italia.
Particolarmente rilevante il ritorno di capitale per gli azionisti. Il Consiglio di Amministrazione ha proposto all’Assemblea la distribuzione di dividendi complessivi per 6,5 miliardi di euro, di cui 3,2 miliardi già corrisposti come acconto a novembre 2025 e 3,3 miliardi come saldo da pagare a maggio 2026. A ciò si aggiunge un programma di buyback da 2,3 miliardi di euro, autorizzato dalla BCE, che sarà avviato a luglio 2026.
La solidità economica e patrimoniale raggiunta nel 2025 si è tradotta in una significativa creazione di valore per tutti gli stakeholder, non limitata ai soli azionisti. Questo risultato è sostenuto anche dal forte impegno ESG del Gruppo. Nel corso dell’anno sono state generate imposte per 5,5 miliardi di euro, includendo un contributo straordinario di 600 milioni legato alla cosiddetta “riserva extraprofitti”. Parallelamente è proseguita l’espansione del programma di contrasto alla povertà alimentare e abitativa, che ha consentito complessivamente oltre 68 milioni di interventi nel periodo 2022-2025. Sono state inoltre rafforzate le iniziative a favore dell’inclusione finanziaria, sociale, educativa e culturale, con 26,7 miliardi di euro destinati a social lending e rigenerazione urbana nello stesso arco temporale, oltre a un miliardo di euro già investito tra il 2023 e il 2025 per ridurre le disuguaglianze.
Intesa Sanpaolo continua a svolgere un ruolo centrale come acceleratore della crescita dell’economia reale italiana. Nel 2025 il Gruppo ha erogato circa 86 miliardi di euro di nuovo credito a medio-lungo termine a famiglie e imprese, con un incremento del 23% rispetto al 2024. Nello stesso anno circa 2.850 aziende sono state riportate in bonis, portando il totale a circa 146.800 dal 2014, con la salvaguardia complessiva di oltre 734 mila posti di lavoro.
La capacità del Gruppo di affrontare con successo ogni scenario è supportata da una redditività resiliente, da una gestione integrata dei ricavi, da una solida patrimonializzazione e da una posizione di sostanziale “zero NPL”. A questi elementi si affiancano ingenti investimenti in tecnologia, un’elevata flessibilità nella gestione dei costi operativi e la leadership nel wealth management, protection e advisory. La raccolta diretta e il risparmio amministrato della clientela hanno raggiunto complessivamente 883 miliardi di euro, alimentando la crescita del risparmio gestito.
Al 31 dicembre 2025, Intesa Sanpaolo presenta un livello di patrimonializzazione ampiamente superiore ai requisiti normativi. Il Common Equity Tier 1 ratio si attesta al 13,9%, in aumento di circa 110 punti base nel corso dell’anno, nonostante l’impatto negativo di Basilea 4 e del contributo straordinario sulla riserva extraprofitti, nonché la deduzione dal capitale degli acconti e del saldo dividendi. Considerando anche il buyback previsto, il CET1 ratio si posiziona al 13,2%, senza includere circa 100 punti base di beneficio potenziale derivante dall’assorbimento delle imposte differite attive.
Dal punto di vista operativo, il risultato della gestione cresce dell’1,5% rispetto al 2024, con proventi operativi netti in aumento dello 0,6%. Le commissioni nette segnano un progresso del 6,3%, mentre il risultato dell’attività assicurativa cresce del 4,6%. Si registra inoltre una forte crescita del risultato netto delle attività e passività finanziarie valutate al fair value, a fronte di una diminuzione degli interessi netti, che si mantengono comunque su livelli superiori a quelli del 2023 nonostante il marcato calo dell’Euribor. I costi operativi risultano in flessione dello 0,6%.
La qualità del credito si conferma su livelli di eccellenza. I crediti in sofferenza risultano quasi azzerati, attestandosi a 0,8 miliardi di euro al netto delle rettifiche di valore. L’incidenza dei crediti deteriorati sui crediti complessivi è pari allo 0,9% al netto e all’1,8% al lordo, valori che scendono rispettivamente allo 0,8% e all’1,5% secondo la metodologia EBA. Il costo del rischio si colloca a 41 punti base, riducendosi a 26 punti base escludendo le rettifiche aggiuntive effettuate per rafforzare ulteriormente il profilo patrimoniale. I crediti della controllata russa risultano ormai prossimi allo zero.
Il contesto, ricordiamolo, è infatti caratterizzato dalla progressiva riduzione dei tassi di interesse e conseguente deterioramento dei margini per gli istituti di credito, oltre che dal rischio di nuove misure governative potenzialmente penalizzanti per la redditività del settore, in un Paese con un Pil praticamente stagnante e una natalità in costante calo. In tale ambito, Intesa Sanpaolo intende comunque consolidare il livello di marginalità, che ha raggiunto il record storico nel 2025.
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