Domenica, 11 Aprile 2021

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Sustainable Economy Forum 2021: la salute come protagonista dell’economia sostenibile

Bonomi (Confindustria): ’Le politiche della scuola, del lavoro, della sanità, della previdenza, fiscali e contributive continuano ad essere considerati compartimenti stagni’. Messina (Intesa Sanpaolo): 'Il mondo della finanza è un pilastro della sostenibilità, per noi l’economia sociale è una componente del nostro DNA”

08 Aprile 2021

Sustainable Economy Forum 2021: la salute come protagonista dell’economia sostenibile

Sustainable Economy Forum 2021: la salute come protagonista dell’economia sostenibile

Si è svolta online la terza edizione del Sustainable Economy Forum, l’evento promosso da San Patrignano e Confindustria per stimolare la riflessione sui temi al centro dell’agenda globale e contribuire alla ricerca di soluzioni alle sfide del nostro tempo. Alla la web conference sono intervenuti diciassette autorevoli esponenti del panorama economico e istituzionale italiano e internazionale.

Il Forum 2021 ha dedicato particolare attenzione al tema della salute e a come questa sia strettamente correlata a un'economia sostenibile, alla tutela dell'ambiente e della biodiversità. La pandemia ha mostrato che le scelte che orientano lo sviluppo possono avere enormi implicazioni globali. Non solo il Covid-19 ha rappresentato un duro stress test per i sistemi sanitari e di assistenza sociale nei diversi Paesi, ma ha anche accentuato le disuguaglianze. Il Forum ha voluto offrire un'occasione di confronto per ripensare le politiche economiche e sociali, individuando linee guida condivise “La pandemia da COVID-19 ci ha ricordato, anche se in modo devastante, la natura interconnessa delle cose, in particolare tra l'economia, l'ambiente, la salute e il benessere dell'uomo e della fauna selvatica”, afferma John E. Scanlon, fra i keynote speaker dell'evento. Presidente dell'Illegal Wildlife Trade Challenge Fund del Governo del Regno Unito, Presidente della Global Initiative to End Wildlife Crime e Ceo della Fondazione Elephant Protection Initiative, Scanlon spiega: “Dobbiamo ricalibrare il nostro rapporto con la natura per molte ragioni convincenti e correlate fra loro, tra cui proteggere la biodiversità, inclusa la fauna selvatica, combattere i cambiamenti climatici e prevenire future pandemie. Dobbiamo agire con coraggio e rapidità per assicurarci di lasciare ai giovani un pianeta sano e prospero".

Durante il Forum sono intervenuti tra gli altri Carlo Clavarino, Presidente della Fondazione San Patrignano, Carlo Bonomi, Presidente di Confindustria, Mario Monti, in qualità di Presidente della Commissione Paneuropea per la salute e lo Sviluppo sostenibile dell'OMS, Carlo Messina, Ceo di Intesa Sanpaolo, il Presidente della Fondazione San Patrignano Carlo Clavarino e Maria Cristina Piovesana, Vicepresidente di Confindustria per l'Ambiente, la Sostenibilità e la Cultura.

Bonomi: “Delle tre emergenze richiamate dal Capo dello Stato quella della pandemia, quella economica e quella sociale è quest’ultima quella più difficile da affrontare”

 “Se dovessi rispondere a una domanda come Presidente di Confindustria - afferma Carlo Bonomi - direi che sono ragionevolmente ottimista su come l’Italia affronterà il potenziamento degli obiettivi della maggior sostenibilità ambientale, affidataci dall’Europa. L’Italia è già in testa alle graduatorie europee grazie alla sua economia circolare. L’Italia ha grandi gruppi energetici pubblici e privati i cui piani di sostenibilità sono divenuti la parte illuminante dei loro obiettivi nel breve e lungo periodo. Ci sono tecnologie sempre più avanzate a disposizione delle nostre imprese. La sfida su ambiente, digitale, finanza sostenibile ha solo bisogno di una cornice chiara e meditata da parte dello Stato per la locazione dei giusti incentivi ai privati. Servono però procedure diverse per rispondere all’Europa, noi di Confindustria aspettiamo un incontro in cui parlare di tutto questo, aspettiamo con fiducia perché le imprese e i capitali ci sono. Il tema che più mi preoccupa invece soprattutto come cittadino- continua Bonomi -  è quello della sostenibilità sociale, su questo sono molto preoccupato. L’Italia vive da 25 anni prigioniera di una visione che non riesce a cambiare, che si riversa su soggetti deboli della società, giovani, donne, famiglie a minor reddito soprattutto nelle aree meno sviluppate del Paese si sono aggravate le fratture orizzontali. Spesso sono le aree dove l’illegalità si annida più facilmente, non è più solo questione di Nord e Sud, la geografia della disintegrazione sociale passa attraverso i confini del più delle regioni italiane. Una delle manifestazioni è il continuo inabissamento della nostra demografia, che andrebbe assunta come una vera emergenza nazionale, da raddrizzare in pochi anni prima di conseguenze peggiori. Delle tre emergenze richiamate dal Capo dello Stato, attribuendo a Mario Draghi l’incarico di formare il nuovo Governo, quella della pandemia, quella economica e quella sociale è quest’ultima quella più difficile da affrontare. Le oltre 110mila vittime del Covid sono una cifra devastante, aggravata dal fatto che non poche di esse potevano essere evitate se il Governo precedente non avesse commesso gravi errori. Ugualmente spaventoso è che l’Italia ci avesse messo sei anni per realizzare 850mila occupati in più e nel solo 2020 ne abbiamo persi oltre la metà, malgrado il blocco dei licenziamenti. A perdere il lavoro sono ancora una volta i giovani, le donne, i titolari di contratti a tempo, mentre si sono aggiunti 1 milione di poveri assoluti. Si richiede una reimpostazione della previdenza, la nostra spesa pubblica sociale è sì nella media europea, ma è paurosamente sbilanciata a favore delle pensioni. Il problema diventa allora quello di misure atte a mantenere al lavoro le corti più anziane, magari cambiando le mansioni e insieme alzando l’occupabilità dei giovani attraverso nuovo ammortizzatore sociale universale e politiche attive del lavoro, basate entrambe su formazione permanente e rioccupabilità. Magari anche decidendo non più sgravi contribuitivi a tempo, ma una revisione strutturale dei contributi versati nell’arco della vita attiva, abbattendo nei primi anni di anzianità e facendoli crescere man mano che gli anni di attività aumentano, con un riequilibrio degli onori che siano inversamente proporzionali all’ostacolo per i giovani di arrivare a contratti a tempo indeterminato non oltre i 30 anni. Non va rivisto l’intero comparto contributivo, anche le entrare fiscali vanno sottoposte ad una revisione profonda e organica. L’assegno unico votato in questi giorni dal Parlamento ha il merito di riunire la molteplicità caotica di troppi disomogenei bonus per famiglie di questi anni. Senza una revisione complessiva dell’IRPEF, senza un generale riordino delle detrazioni per imprese e famiglie, senza una valutazione unitaria dei disincentivi al lavoro e al reddito posti in essere dal fisco, noi continueremo a disporre di miliardi di benefici che non vanno a chi davvero soffre 25 anni di scelte sbagliate. Come Confindustria noi vorremmo che la sostenibilità sociale compromessa dal nostro Paese, la bassa partecipazione nel mercato del lavoro, la rottura dell’ascensore sociale malgrado una spesa pubblica rilevantissima, l’integrazione delle donne, giovani e famiglie, provocassero nella politica e nelle istituzioni lo stesso giustificato senso di emergenza permanente, che ci vede impegnati a combattere il Covid, purtroppo non sembra affatto che sia così. Le politiche della scuola, del lavoro, della sanità, della previdenza, fiscali e contributive continuano ad essere considerati compartimenti stagni- conclude il Presidente di Confindustria. George Santayana filosofo e poeta spagnolo, diceva che o dalla storia impariamo o faremo errori ancora peggiori, io sto con lui. La vita delle imprese è apprendimento continuo per migliorare per noi, per chi lavora con noi, per l’intera società in cui operiamo, non è troppo sperare che la stessa cosa possa farla oggi l’Italia.”

 

Messina: "La gran parte degli investitori internazionali oggi fanno le proprie scelte sulla base dei risultati dell’azienda, ma anche sul tipo di approccio verso le tematiche riguardanti la sostenibilità”

Durante il focus sulla finanza sostenibile è intervenuto Carlo Messina, Ceo di Intesa Sanpaolo: “La sostenibilità è un tema che prescinde dal tipo di business che viene svolto. La gran parte delle aziende quotate nel mondo hanno una forte pressione da parte degli azionisti a svolgere questo ruolo, ad avere sempre più un approccio di sostenibilità. Intesa Sanpaolo oggi ha un valore di Borsa di 45 miliardi di euro, per questo è una delle prime tre banche dell’Eurozona, quindi un’azienda così non può non tener conto di queste tematiche di responsabilità sociale. La gran parte degli investitori internazionali oggi fanno le proprie scelte di portafoglio sulla base non solo dei risultati dell’azienda, ma anche sul tipo di approccio che oggi la Banca e l’azienda hanno verso queste tematiche. Noi abbiamo un fattore in più per puntare agli investimenti in queste aree che è nel DNA dell’azienda- continua Messina- questa attitudine nell’operare nel mondo della sostenibilità, deve anche tradursi nel lavoro del Gruppo. Se non avessimo tutti questo approccio nel fare le cose in modo sostenibile, oggi non saremmo uno dei campioni di inclusione di indici di sostenibilità nel mondo. Alcuni esempi: oggi stiamo portando avanti il più grande progetto contro la povertà, abbiamo erogato negli ultimi due anni oltre 17 milioni di pasti a persone che hanno bisogno. Voi sapete bene che oggi nel nostro paese c’è un’emergenza sociale, una delle cose più importanti che dobbiamo affrontare è l’emergenza della povertà. I dati che abbiamo visto della Banca D’Italia dicono che il 40% degli italiani hanno difficoltà a pagare l’affitto. Noi ci siamo mossi da due anni proprio distribuendo dei pasti, sostenendo gli studenti con finanziamenti a tasso zero, abbiamo effettuato l’anno scorso una donazione di 100 milioni di euro alla sanità, la più alta per una Banca. Tutti i dipendenti sono coinvolti in progetti di carattere sociale. I grandi investitori vogliono che le aziende che possono contribuire diano un sostegno alla società. Nel nostro DNA - conclude il Ceo di Intesa Sanpaolo - c’è una forte attenzione alle problematiche sociali e ambientali. Siamo una Banca leader dell’economia circolare nel mondo. Il mondo della finanza è un pilastro della sostenibilità, per noi l’economia reale e sociale è una componente del nostro DNA, per far crescere il Paese e sostenere le persone che hanno difficoltà ora”.

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