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La crisi della globalizzazione e il risveglio dei laici: la sfida dei Repubblicani Europei per un nuovo umanesimo politico

L'analisi della leader dei Repubblicani Europei

13 Febbraio 2026

La crisi della globalizzazione e il risveglio dei laici: la sfida dei Repubblicani Europei per un nuovo umanesimo politico

Europa bandiera (Pixabay)

Gli anni Duemila sono caratterizzati da straordinarie novità negli scenari internazionali e nazionali. Siamo entrati in crisi con il mito della globalizzazione, perché abbiamo globalizzato l’economia, ma non siamo riusciti a globalizzare la politica, stretta sempre più in una grave paralisi progettuale tra l’aggressività delle multinazionali in campo economico, nuovi e opposti integralismi, autocrazie rampanti che si impongono con la forza delle armi, il crollo di organizzazioni internazionali quali l’ONU, l’irrilevanza del G7 e del G20, l’indebolimento della NATO con il disimpegno degli USA nei confronti dell’Europa e dell’Occidente.


Di fronte allo scenario complesso di un mondo che ha smarrito la governance che faticosamente ha retto una lunga stagione di pace e sviluppo, per lasciare il campo a nuovi ed esaltati imperialismi, guidati senza pudore dalla finanza internazionale, che hanno occupato con la guerra nazioni e cancellato il diritto all’autodeterminazione dei popoli, l’Europa resta ancora sbigottita e balbettante, insicura, instabile, senza lucidità e senza slancio morale per darsi una veste politica unitaria, in grado di interloquire e contare nella politica estera e della difesa.


I richiami e i consigli, più volte enunciati da Draghi, vengono accolti con rispetto e considerazione, ma poi frenati da piccole logiche nazionaliste, becere e antiche rivalità, da una evidente mancanza di visione.


Con l’aggressione di Putin all’Ucraina, con la guerra in Medio Oriente e con gli altri, troppi, focolai di guerra nel mondo, si è aperta una nuova frontiera che grida una verità difficile da accettare. Essa ci parla di scienza e tecnologia sofisticate e, contemporaneamente, del loro uso massiccio per la guerra; di fame e della morte di migliaia di bambini innocenti; di multinazionali padrone dei brevetti per la vita degli esseri umani; di preoccupante analfabetismo digitale; di disoccupazione ed emarginazione; della virulenza dei fondamentalismi; della tratta degli esseri umani a uso di un capitalismo neoliberista; del sempre più preoccupante terrorismo internazionale.


Nei cambiamenti vertiginosi scanditi dalla globalizzazione, nei solchi incolmabili che si sono scavati tra Nord e Sud del mondo, tra poveri e ricchi, tra sviluppo tecnologico e saperi per pochi e ignoranza e nuovo analfabetismo digitale per molti, tra libertà e nuove schiavitù, compresa quella del consumismo scientificamente indotto, nessuno si impegna a tutelare i progressi della scienza da ogni influenza di gruppi di pressione. Nessuno aiuta le università a essere più moderne ed efficienti, dando spazi concreti alla ricerca per affrontare le grandi sfide internazionali alle quali la politica, schiavizzata dall’economia, non sa rispondere.


Nel nostro Paese, in questo cataclisma di trasformazioni vaste e profonde, i tentativi falliti di rinnovare la vita politica e le sue regole, la nascita di nuovi soggetti politici impregnati di leaderismo individualistico, l’avvento del sistema maggioritario e del bipolarismo, che hanno finito per mortificare e talvolta cancellare le identità culturali e ideali, hanno aperto la strada al populismo e al qualunquismo che, soprattutto in Italia, hanno determinato il declino di presenza e di ruolo dei partiti laici, con un oggettivo logoramento del loro patrimonio di valori e credibilità conquistati in una battaglia più che secolare.


Come laici e come repubblicani, tutti, io credo che abbiamo il dovere, di fronte a questo scenario complesso e pericoloso, di riconquistare con coraggio e determinazione lo spazio politico che ci è stato tolto e, soprattutto, la nostra autonomia.
L’approccio laico e liberaldemocratico alla politica significa essenzialmente il recupero del senso dello Stato: solo la legge civile è abilitata a organizzare i domini della vita civica e sociale. Occorre rimarcare in modo chiaro che ogni percorso istituzionale deve poggiare sulla distinzione tra la sfera pubblica e quella privata della libertà di coscienza, dove si esprimono le libertà religiose, culturali e i modi di vita comunitari.


Davanti al rischio di una irreversibile diaspora dei laici e, con essa, della dispersione di forze garanti e motrici della nostra democrazia, noi Repubblicani Europei abbiamo il dovere di definire concettualmente e pragmaticamente la nostra identità e la nostra autonomia, che si sostanziano nella nostra storia e cultura e che, con l’impegno generoso per favorire processi democratici, riformisti e modernizzatori, senza obiettivi di potere, devono ridare alla politica credibilità, azione costruttiva e slancio ideale per migliorare la società, per un nuovo umanesimo che definisca le nuove frontiere dei diritti e dei doveri, della libertà e dei principi di fondo di una società democratica.


Per i Repubblicani Europei è e dovrà essere una grande occasione di riscatto politico, una proposta di qualità e di azione pedagogica contro il qualunquismo e il populismo, che sono i veri corruttori della democrazia, perché generano la dipendenza dal denaro o l’incapacità di ragionare per ignoranza.


L’MRE (Movimento Repubblicani Europei) non è, e mai sarà, una sigla in più, ma il custode della cultura repubblicana per una battaglia di idee, per la laicità dello Stato, in un quadro di progresso e di legalità, al servizio delle libertà individuali come garanzia della pace e dei diritti civili.

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