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Auguri a "Lo Hobbit": il primo capolavoro di Tolkien veniva pubblicato 85 anni fa

Uno dei più grandi capolavori del fantastico nacque quasi per caso, dalle fiabe che Tolkien inventava per i suoi bambini. Scopriamo la storia della sua pubblicazione:

21 Settembre 2022

Auguri a "Lo Hobbit": il primo capolavoro di Tolkien veniva pubblicato 85 anni fa

Gli amanti del fantastico sanno bene quanto complesso, stratifico e affascinante sia l'universo tolkieniano, per cui l'autore inventò addirittura lingue immaginarie ed intere genealogie. Eppure, tutto iniziò da una frase scritta per caso su un pezzo di carta: "In un buco nel terreno viveva un Hobbit". Il primo romanzo di Tolkien, un racconto per bambini, è oggi uno dei classici universali della letteratura per l'infanzia, ma anche un capolavoro del fantastico in generale. Scopriamo l'affascinante storia della sua genesi.

Lo Hobbit, capolavoro del fantastico, era inizialmente pensato soprattutto per i più piccoli.

Cominciamo con il chiarire una cosa: Tolkien non era affatto cosciente di stare scrivendo un capolavoro, quando cominciò a lavorare a quello che sarebbe diventato Lo Hobbit. Inizialmente, era un progetto strettamente personale, un divertissement. All'epoca, Tolkien era professore di anglosassone a Oxford: appassionato com'era di lingue antiche, cominciò a inventare le lingue immaginarie dei popoli che sarebbero diventati gli elfi e i nani.

Tolkien cominciò a immaginare il suo mondo, Arda, durante i fuochi della guerra: forse un modo per creare un angolo di pace e magia nell'immaginazione in mezzo a tutta quella morte e distruzione. Ma furono i suoi figli la sua palestra: la sera li convocava nel suo studio e gli raccontava storie di avventura e magia. Rispetto al tono epico dei suoi capolavori più tardi, le storie raccontate in quegli anni erano spesso piene di umorismo

Lo Hobbit nacque dunque in quell'atmosfera magica delle storie-prima-di-andare-a-letto, sotto la luce calda di un camino. Il suo inizio ufficiale, su carta, è in un torrido pomeriggio estivo, in cui Tolkien sta correggendo i test dei suoi studenti. Distrattamente, scrive su un foglio: "In un buco del terreno nacque un Hobbit". Qui inizia tutto.

Ecco, dunque, che Tolkien cominciò a immaginare un protagonista: Bilbo, lo hobbit, razza pacifica e abitudinaria di creature minute, che viene trascinato come "scassinatore professionista" in una assurda impresa per liberare il tesoro da un drago. Bilbo non ha poteri magici, ne è un eroe del mito (è un "mezzuomo"), ma come i figli di Tolkien, è ingegnoso e riesce sempre a cavare sé stesso e gli amici fuori dai guai. E un quasi-eroe, una persona normale che riesce però a fare cose incredibili.

Tolkien infonde in questa storia la sua sensibilità per il mondo magico e avventuroso dell'infanzia, ma anche il suo amore per la mitologia germanica. Alcuni dettagli sono inseriti per compiacere i bambini: il mutaforma Beorn, in grado di trasformarsi in un orso, è stato inserito solo perché al figlio Christopher piacevano molto gli orsi. Altri dettagli, però, rinviano al vero progetto poetico di Tolkien: costruire un mondo in cui sono stratificate tutte le mitologie, un simbolo di tutti i simboli, che desse l'impressione di essere antichissimo e creasse una nostalgia indefinita a tutti coloro che vi viaggiassero nella fantasia.

Il manoscritto, lentamente prende forma. Il figlio Christopher aiutò involontariamente il padre a fare la revisione: aveva una memoria incredibile per dettagli inutili, ad esempio accorgendosi di piccole contraddizione sul colore della porta di Bilbo. Quando il bambino glie le faceva notare, Tolkien borbottava "Damn that boy!" ("maledizione al ragazzo") prima di correre a prendere gli appunti per fare le correzioni. Cominciò a fare circolare il manoscritto tra i suoi amici, tra cui C. S. Lewis, l'autore delle future Cronache di Narnia. Una sua studentessa, Elaine Griffiths, decise di prestare la sua copia del testo a Susan Dagnall, che lavorava per la casa editrice George Allen & Unwin. Questa ultima rimase colpita dallo scritto, e decise di farlo recensire a suo figlio, di dieci anni, sostenendo che il miglior critico per una libro per bambini fosse un bambino. Questo ultimo, su pagamento di una scellino, fu dunque l'autore della prima recensione "professionale" dell'opera tolkieniana:

«Bilbo Baggins era uno Hobbit che viveva in una caverna Hobbit e non aveva mai avventure, un giorno lo stregone Gandalf lo persuade a partire. Ha delle eccitanti avventure con orchi e mannari. Alla fine arrivano alla Montagna Solitaria; Smaug, il drago che vi abita è ucciso e dopo una terrificante battaglia ritorna a casa - ricco!!
Questo libro con l'aiuto di mappe, non richiede nessuna illustrazione è buono e può interessare bambini dai 5 ai 9 anni»

Il "libro per bambini dai 5 ai 9 anni" fu dunque pubblicato, con l'aggiunta di bellissime illustrazioni realizzate da Tolkien stesso, e divenne immediatamente un gigantesco successo di pubblico e critica. 

Non è difficile capire perché lo Hobbit sia stato così sconvolgente nella storia della letteratura. All'epoca, era assai raro che un autore inventasse un mondo completamente nuovo: il fantastico era perlopiù relegato a epoche lontane, oppure ad aree "invisibili" e distanti del nostro mondo. Tolkien ruppe la consuetudine, ed inventò un universo che stupisce per la scala della sua fantasia: le vastità labirintiche di Bosco Atro, le Terre Selvagge, i reami sotterranei dei nani, i colossi delle Montagne Nebbiose fanno venire il capogiro al lettore non abituato.

Ma rispetto al Signore degli Anelli o al legendarium del SilmarillionLo Hobbit è restato nel cuore dei lettori proprio perché non perde il suo aspetto "bambino". È un testo incredibilmente profondo, eppure racconta in fine dei conti una avventura scanzonata e priva di risvolti morali (la ricerca di un tesoro) in cui una persona normale torna trasformata. Quando Bilbo torna nella sua Contea, dopo aver parlato con re, visto la morte di un drago e partecipato, come testimone involontario, a grandi battaglie, scopre che i suoi infidi parenti, credendolo morto, hanno fatto un'asta con i suoi beni. Il vecchio Bilbo, sedentario, è metaforicamente morto, e quello nuovo torna a casa arricchito, ma non cambiato. Lo Hobbit è un elogio delle persone semplici, che non desiderano potere o denaro, ma che sanno accettare una buona avventura quando capita. Come dice il principe dei nani Thorin Scudodiquercia prima di morire: " In te c'è più di quanto tu non sappia, figlio dell'Occidente cortese. Coraggio e saggezza, in giusta misura mischiati. Se un maggior numero di noi stimasse cibo, allegria e canzoni al di sopra dei tesori d'oro, questo sarebbe un mondo più lieto. Ma triste o lieto, ora debbo lasciarlo. Addio!"

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