10 Gennaio 2026
Cervello, fonte: imagoeconomica
L’ideologia è un sistema preconfezionato di pensieri e valori che dispensa il singolo dal pensare e valutare con la propria testa. Quando entrano in gioco l’ideologia (o gli esperti), noi usciamo di scena.
Sull’ideologia, dopo Marx ed epigoni, pare non ci sia più nulla da dire. Oggi usiamo la parola dandone per scontato il significato. Il pensiero si è calcificato, l’interpretazione stessa si è ideologizzata: l’ideologia è falsa coscienza, oppio dei popoli, fine della questione. Inoltre gli esperti, erogando opinioni tecniche su singoli argomenti, sembrano dispensare la politica dal ricorso all’ideologia. È davvero così?
L’ideologia è un sistema di pensiero che dice com’è fatto il mondo e come dovrebbe essere. È un’ontologia più o meno trasformativa, volta a mantenere lo status quo, radicalizzarlo o sovvertirlo. L’ideologia fornisce uno sguardo globale: la realtà dev’essere afferrabile con una semplice occhiata. L’impressione dello svelamento totale è resa possibile dall’ipersemplificazione: il nocciolo dell’ideologia dev’essere un pensiero semplice, comprensibile all’individuo più grezzo – come diceva Goebbels. Il mondo è (solo) un campo di battaglia tra ricchi e poveri; l’essere umano si salverà grazie alla tecnologia; il mondo brucia, ci salveremo grazie all’elettrico; è tutta colpa della destra (o della sinistra), e così via.
Per dare una visione operativa netta, implementabile come un algoritmo, l’ideologia abolisce le sfumature e la profondità del Reale, consegnandoci un mondo mentale elementare. Un programma per robot.
L’ideologia è impersonale: il suo portatore applica un pensiero e un giudizio preconfezionati. L’ideologia ha già pensato e valutato in anticipo, soppesato il mondo e deciso cos’è rilevante, cosa esiste e cosa non esiste. Il soggetto ideologico deve solo riconoscere se il caso presente rientri in una casistica (su cui il suo corpus dottrinario e il suo gruppo di riferimento si sono già espressi), e applicare la soluzione prestabilita. È il motivo per cui le sezioni locali di partiti, movimenti e sindacati attendono il via libera ideologico in casi complessi. Che succede, ragazzi? Lasciamo che ci pensino il partito o il sindacato. Non è solo questione di prudenza e potere, ma di delega dell’onere di pensare e valutare. Una situazione d’attesa cognitiva implorante che un individuo libero aborrisce. I problemi che esulano dall’ortodossia lasciano il soggetto ideologico nel vuoto più totale. Questo spiega, ad esempio, perché la maggioranza della sinistra (e della destra) non abbia capito (né voluto capire) la posta in palio ai tempi della pandemia. Quando il reale supera l’ortodossia, il soggetto ideologico ha due alternative: il vuoto, o la ritirata, acefala, nell’ideologia.
Parlare con una persona ideologizzata è rivolgersi a un esemplare indifferente di una casistica. In parte, ciò accade con tutti. Quasi nessuno è in grado di costruirsi un pensiero proprio su qualunque questione. Il soggetto normale ha una visione del mondo formata da opinioni a buon mercato, ampiamente condivise. Nella migliore delle ipotesi, risulterà interessante su un numero limitato di argomenti che davvero lo appassionano. Per il resto, girano gli stessi software. Il soggetto ideologico si distingue dalla massa non per il preconfezionamento dei suoi pensieri, ma per la radicalità con cui li ostenta.
L’ideologia è rassicurante. È l’antidoto al baratro del non-senso, del dubbio e dell’ignoranza. È una casa mentale che non dobbiamo costruire né arredare.
Il patto del soggetto ideologico è: rinuncio all’onere di pensare in cambio del comfort di una visione del mondo preconfezionata. Nell’epoca dell’affanno a bassa retribuzione, quanti, secondo voi, hanno il tempo, la voglia e le risorse per elaborare un pensiero proprio? Servono risposte, subito, anche se traballanti. Le vie che si aprono sono tre:
L’ideologia, in essenza, è:
Veniamo all’ultima questione, decisiva, riguardante la nostra epoca.
La moltitudine digitale non ha bisogno di ideologie per essere manovrata: bastano la forza istituzionale e la retorica degli esperti. Il robot del XXI secolo assimila, certo, le nuove ideologie (green, gender, digitale, ecc.) ma, essendo obbediente e acefalo, per muoverlo basta un esperto in giacca e cravatta che gli dica cosa fare nella circostanza X. Ogni operazione di rilievo viene giustificata da una cintura di esperti che insegni alla moltitudine cosa pensare in merito. Fine. Nessun bisogno di ideologie. Anche il transumanesimo è ormai un’ideologia sui generis, uno sfondo di tecno-ottimismo o di tecno-apertura che però non è essenziale alla transizione digitale, la quale può essere implementata in maniera coatta e istituzionale (come dal lockdown in poi), senza il consenso fanatico delle masse. La forza, la retorica del momento (anche con meme e reel – retorica 4.0) e la dipendenza psicologica sono più che sufficienti. Parimenti, la transizione ecologica può essere implementata a suon di multe e incentivi, con trattori in protesta permanente a Bruxelles. Stesso discorso per la guerra. L’Europa può essere spinta al conflitto con la Russia anche in assenza di una diffusa ideologia della patria e del valore guerresco, proprio perché la moltitudine è atomizzata, smidollata e post-pensante. Un popolo va in guerra se è convinto che sia giusto, ma se il popolo è evaporato a favore di una moltitudine di robot egoisti, la minaccia esistenziale, anche se inesistente, è sufficiente all’abbraccio delle armi (o al rispetto del lockdown bellico).
Lo scenario attuale è sempre più post-ideologico, con il trionfo (anche mediatico) di logiche di pura potenza. Prima lo capiremo, prima riusciremo ad andare oltre.
Le ideologie rimangono un vezzo retorico o un elemento residuale che serve a incanalare coloro che hanno delle velleità politiche, ma non vogliono davvero fare i conti con la complessità pre-ideologica del mondo.
Di Pietro Cattana
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