Lunedì, 23 Maggio 2022

Seguici su

"La libertà al singolare esiste solo nelle libertà al plurale"
Benedetto Croce

Addio alla Principessa Margherita di Savoia-Aosta, figlia di un Eroe dimenticato

Da due anni viviamo in un presente fatto di dati su contagi e provvedimenti governativi d'urgenza. In tale contesto pensare al tempo che fu e, cosa più grave, cercare di programmarsi un futuro, diventa un esercizio quasi impossibile

Di Francesco Di Bartolomei

18 Gennaio 2022

Addio alla Principessa Margherita di Savoia-Aosta, figlia di un Eroe dimenticato

Di questi tempi è difficile occuparsi del passato, anche se in alcuni casi sarebbe produttivo quantomeno come monito.

Da due anni viviamo in un presente fatto di dati su contagi e provvedimenti governativi d'urgenza. In tale contesto pensare al tempo che fu e, cosa più grave, cercare di programmarsi un futuro, diventa un esercizio quasi impossibile.

Così silenziosamente come è vissuta, il 10 gennaio scorso, ci ha lasciato  a novantuno anni la Principessa Margherita di Savoia-Aosta, figlia primogenita dell’eroe dell'Amba Alagi: il Duca Amedeo di Savoia.

Nata a Napoli nel 1930 seguì il padre in Africa, dopo che nel 1937 venne nominato Viceré di Etiopia. Lo attendeva un compito duro, pacificare una colonia da poco conquistata. E il Duca, anche se per poco tempo, seppe assolvere tale missione nel modo migliore.

Il personaggio, la cui famiglia era composta dalla moglie principessa Anna d'Orléans e dalle due figlie Margherita e Maria Cristina (ultima testimone che da anni risiede in Brasile),era terribilmente moderno per la sua epoca e dotato di un coraggio degno dei suoi antenati più illustri.

Decorato a vent'anni sul Carso durante la Grande Guerra, mentre il padre comandava la III Armata (l'Invicta, che non perse mai una battaglia), fu dopo qualche anno allontanato dalla corte reale per un commento irriverente sulla bassa statura del Re Vittorio Emanuele III.

Se ne andò in Congo, sotto falso nome, a fare l'operaio in un saponificio. Per tutta la vita a chi lo chiamava "Altezza", amava rispondere quasi sempre: “due metri”. Ereditò dallo zio Duca degli Abruzzi la passione per l'Africa che rappresentò una parte fondamentale della sua vita, tanto che la sua tesi di laurea in legge riguardò il tema:"Concetti informatori dei rapporti tra gli stati e le colonie".

In quel lavoro Amedeo sosteneva la necessità di estendere agli abitanti delle colonie il diritto alla cittadinanza italiana(sembra oggi ma parliamo di cent'anni fa). Durante la sua carriera militare nell’aeronautica, negli anni venti e trenta, si segnalò per azioni in Libia e per aver salvato la vita ad un commilitone dall'incendio di un aereo.

Giunto ad Addis Abeba si occupò di rilevanti opere pubbliche e cercò di migliorare i rapporti con gli indigeni mostrando molto rispetto per le popolazioni etiopi. Nel ’38 seguì la possibilità di creare un insediamento ebraico in Etiopia(terra dove gli ebrei erano presenti dai tempi del re Salomone);il progetto non ebbe seguito per il precipitare degli eventi.

Proprio con i Falascia’, l'antica popolazione ebraico-etiope, stabilì un rapporto importante, tanto che allo scoppio della guerra, questi ultimi, che prima della conquista di Mussolini erano stati spesso discriminati dai cristiano copti, decisero di combattere al fianco degli italiani. Fu l'unico caso nella seconda guerra mondiale di ebrei che combatterono insieme alle forze dell'Asse. Su questo aspetto aveva pesato in positivo la non applicazione delle leggi razziali in Abissinia, voluta da Amedeo, proprio come Italo Balbo fece in Libia.

Poco prima il Duca era volato a Roma nel disperato tentativo cercare di convincere Mussolini a non entrare in guerra, conscio dell'impossibilità di difendere l'Impero circondato dalla cintura dei possedimenti britannici in Africa Orientale.

Difatti dopo i primi successi militrari a Mayale in Kenya, a Cassala in Sudan e dopo l'occupazione della Somalia britannica, iniziò il ripiegamento che terminò con l’estrema resistenza nel ridotto dell'Amba Alagi sino al maggio del ‘41, quando si arrese agli inglesi con l'onore delle armi.

Seguì successivamente la sorte dei suoi soldati in un campo di concentramento inglese in Kenya    dove il 3 marzo 1942 morì a causa della malaria e della tubercolosi in un letto d'ospedale, come un comune soldato, supportato solo dai conforti religiosi.

Sua figlia Margherita allora undicenne, avrebbe presto conosciuto un destino simile al padre. Dopo l'armistizio venne arrestata dai nazisti e portata in un campo d'internamento in Austria assieme alla madre, alla sorella, alla zia Irene di Grecia e al cugino neonato Amedeo che portava il nome del defunto padre di lei.

La Duchessa Anna d’Aosta non aveva voluto abbandonare la popolazione di Firenze dove vivevano,  proprio nel momento dell'occupazione tedesca. L'episodio del suo arresto venne anche cantato in un triste madrigale del poeta Umberto Saba nel suo "Canzoniere". Finita la guerra, dopo la caduta dei Savoia dal trono, Margherita visse con grande riservatezza tra l'Italia e la Svizzera .Fu sempre forte il rapporto Napoli,  la città dove nacque e dove morirono sua madre e sua nonna. Quella città che male aveva sopportato, la fin troppo risicata e "chiacchierata" maggioranza elettorale, con cui il paese era passato dalla monarchia alla  repubblica, lasciando sul campo diverse vite di giovani partenopei che nel giugno del 1946  manifestarono a sostegno del Re.

La stessa città qualche anno dopo tributò un funerale di stato fatto dal popolo a sua nonna Elena, alla presenza di centinaia di migliaia di partecipanti, in barba alla raccomandazioni del neo-governo repubblicano che premeva per una cerimonia in tono minore.

Quello stesso governo, durante una visita di Stato, fece sapere al Negus di Etiopia Hailé Selassié che la Repubblica non avrebbe gradito l'iniziativa del sovrano africano di invitare la moglie del Duca d’Aosta ad un incontro riservato per ringraziarla e presentargli  il suo rispetto per la memoria del coniuge, vista la sensibilità e l'attenzione che questi aveva mostrato per il popolo etiope durante l’ultimo periodo dell’occupazione italiana.

l'Imperatore non si perse d'animo e diversi anni dopo invitò il giovane Duca Amedeo di Savoia-Aosta (nipote) ad Addis Abeba e per suo tramite donò, con un documento ufficiale del cristianesimo copto-ortodosso, la Stele di Axum al cristianesimo latino.

I primi attori di questa vicenda probabilmente non potevano immaginare l'ennesimo iniquo conformismo del governo italiano che avrebbe portato nel 2003 a decidere la restituzione di quel monumento, con un'iniziativa storicamente tardiva e sostanzialmente irrilevante.

Margherita visse tutti questi avvenimenti con grande riserbo tenendosi accuratamente lontana dalle luci della ribalta . Frequentò l’École du Louvre a Parigi assieme a sua cugin Maria Gabriella di Savoia e successivamente sposò l'Arciduca Roberto d'Asburgo-Este, figlio dell'ultimo Imperatore d'Austria, il Beato Carlo I, da cui ebbe cinque figli.

Intanto la memoria della sua Italia scompariva come gran parte di quei valori per cui il padre era morto in guerra. Il ricordo della luminosa figura del vecchio Duca d’Aosta rimase presente quasi esclusivamente negli ambienti militari e diplomatici.

Nel panorama culturale si conserva un vecchio film del 1953 intitolato: La pattuglia dell'Amba Alagi, in cui il protagonista (interpretato dall'attore e stella della musica Luciano Tajoli) ricostruisce le vite di tre suoi commilitoni legati a lui dal ricordo della guerra e dal legame con il loro Comandante Amedeo d’Aosta. Questa pellicola fu infondo metafora di quella storia: un Italia più arretrata ma decisamente più fiera e dignitosa.

Tra pochi giorni i discendenti della principessa Margherita la ricorderanno nelle esequie in forma privata nel monastero benedettino di Muri nel Canton d’Argovia, in Svizzera. Ma sarebbe corretto e sensato, nonostante i tempi foschi in cui viviamo, che la ricordassero in qualche modo tutti gli italiani, magari ristudiando la figura di suo padre.

Di Francesco Di Bartolomei 

Seguici su

Commenti Scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Più visti

x