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Gino Strada, le frasi e le citazioni più famose del fondatore di Emergency

"Le vittime di una guerra, qualsiasi guerra, sono sempre i civili, che non hanno colpe. Ecco perché la guerra è sbagliata in se", diceva Gino Strada, morto a 73 anni venerdì 13 agosto

13 Agosto 2021

Gino Strada, le frasi e le citazioni più famose del fondatore di Emergency

Fonte: lapresse.it

Gino Strada è morto venerdì 13 agosto 2021 all'età di 73 anni, e mentre sul Web impazzano commenti e post in memoria del fondatore, noi de Il Giornale d'Italia vogliamo ricordalo anche con le sue celebri frasi e citazioni. Iniziamo con "le vittime di una guerra, qualsiasi guerra, sono sempre i civili, che non hanno colpe. Ecco perché la guerra è sbagliata in se", diceva Gino Strada sulla guerra. Ma recentemente si era fatto sentire a proposito del vaccino contro il Covid, di cui era un grande sostenitore: "Se il Covid-19 è un problema globale, allora anche la soluzione dovrà essere globale", dunque "includere tutti".

Gino Strada, frasi e citazioni più famose del fondatore di Emergency

Sempre sul vaccino Covid:  "I vaccini devono essere accessibili a tutti e la loro produzione e distribuzione devono avere come obiettivo le persone e la tutela della loro salute, non il profitto". "I nazionalismi hanno prevaricato su una visione comune e condivisa di salute e i risultati li stiamo scontando sulla nostra pelle".

Ma non è finita: ""È giusto soffrire di più o di meno in base alla disponibilità del nostro conto corrente? Io lo trovo disumano". E ancora: "L'interesse di uno solo non può andare a discapito di tutti. Ecco perché non so se da questa epidemia ne siamo usciti davvero migliori: perché per qualcuno la vita di una persona non vale niente, oppure poco. Per me una vita, invece, vale tutto."

Sul 25 aprile: "Il 25 aprile è questo: tenere accesa la speranza, per un mondo più giusto e più uguale". Sul suo viaggio in Afghanistan: "Il senso di tutta questa strada fatta? Portare aiuto a chi sta male e a chi ne ha bisogno". Sui migranti: "Sono persone che hanno vissuto l'orrore dei campi di detenzione in Libia: torture, stupri, lavori forzati. Hanno già sopportato enormi sofferenze, non possiamo aggiungerne altre". O anche: "Oggi il razzismo, la violenza e l’indifferenza ci stanno spingendo sull'orlo di un altro baratro. Possiamo chiamarli 'migranti', 'poveri', 'ultimi'. Per qualcuno sono solo 'numeri': io li chiamo esseri umani, con i nostri stessi diritti. Sulla fondazione di Emergency: "È trovandoci di fronte ogni giorno la sofferenza di altri esseri umani, che abbiamo iniziato a maturare l’idea di una comunità in cui i rapporti siano fondati sulla solidarietà e il rispetto. Una società che faccia a meno della guerra. Per sempre".

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