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Mohammed bin Salman ingannato dal Rinascimento italiano: la storia del "falso Leonardo"

il "Salvator Mundi" di Leonardo che non fu di Leonardo: 450 milioni di dollari il prezzo pagato dal principe saudita per l'opera. In Francia presto in prima tv il documentario che racconta la vicenda

08 Aprile 2021

Mohammed bin Salman  ingannato dal Rinascimento italiano: la storia del "falso Leonardo"

Salvator Mundi (Fonte: Wikipedia)

Il 13 aprile debutta l'atteso documentario francese di Antoine Vitkine dal titolo "The Savior for Sale" che racconta la storia del "falso Leonardo", svelandone i retroscena geopolitici

Fu la prima volta dopo tempo che un dipinto antico rubò la scena a Picasso, Gauguin o Giacometti: messo all'asta nel 2017 per 450 milioni di dollari da Christie's a New York, il Salvator Mundi assegnato a Leonardo da Vinci è diventata l'opera più costosa di tutti i tempi. A portarsi a casa "l'ultimo Leonardo", secondo il documentario realizzato dopo due anni di inchiesta dal giornalista e scrittore Antoine Vitkine, fu in forma anonima il principe saudita Mohammed bin Salman.

Intorno al volto del Cristo che benedice e regge il mondo con sguardo imperturbabile, tuttavia vi sono più ombre che luci: la piccola tavola di appena 65 centimetri per 45 è veramente di Leonardo?

Seguendo la ricostruzione storica di Pierluigi Panza (L'ultimo Leonardo,2018), l'opera viene commissionata da Luigi XII quando il re di Francia, insieme al ducato di Milano, strappa a Ludovico il Moro anche i servigi del grande genio del rinascimento italiano. Portato in Inghilterra come dono per le nozze fra Henrietta Maria di Borbone e Carlo i Stuart, il Salvator Mundi sopravviverebbe ai tumulti delle Rivoluzioni inglesi per essere donato a Giacomo II. Da questo momento del Cristo si perderà qualsiasi traccia: venne venduto, restaurato, secondo alcuni addirittura ridipinto tanto da scomparire. 

Finchè un giorno in Lousiana un modesto collezionista d'arte acquista un piccolo dipinto per poche migliaia di dollari. La tela è piuttosto malconcia, così il collezionista affida l'opera nelle mani dell'amica restauratrice Dianne Modestini. Dopo un'attenta pulitura nel 2005 la Modestini grida al miracolo: "E' l'opera perduta di Leonardo!" 

A convincerla alcune tracce e impronte che indicherebbero un palmo sinistro sulla tela: è noto infatti che Leonardo fu mancino. Ma questo può davvero bastare per convincere il mondo del fortunato e fortuito ritrovamento?

Musei di mezzo mondo sono scettici. Solo la National Gallery, avvalendosi dell'esame di cinque esperti, tende a considerare una possibile collaborazione del genio vinciano nella realizzazione del Cristo.
Gli animi si infiammano e gli studiosi si dividono: molti ironizzano ipotizzando solo una mossa mediatica della Modestini, tanto che l'opera incominciò a essere definita piuttosto un "Leonarstini"; il celebre Martin Kemp invece, autore de "Leonardo. Nella mente del genio", si scagliò a favore della paternità leonardiana. 
Questo fu mediaticamente incisivo quando all'asta il Salvator Mundi venne disputato tra oligarchi russi, il Vaticano, i Busch e imprenditori da tutto il mondo per essere infine battuto a una somma record e acquisito dal principe ereditiero. 

Ma cosa potrebbe spingere un principe saudita a sborsare ben mezzo miliardo per un'opera così emblematicamente cristiana?
Questa la questione profonda alla quale cercherà di rispondere il documentario francese. Alla base dell'acquisto potrebbe celarsi una mossa prettamente geopolitica: l'intento era quello di donare l'opera al Louvre, secondo la fonte segreta del documentario d'altronde " era importante per MBS posizionarsi come qualcuno che stava aprendo culturalmente l'Arabia Saudita alla modernità"

La paternità del dipinto fu tuttavia definitivamente smentita nel 2019 quando il Louvre di Parigi proprio in occasione della grande mostra dedicata a Leonardo non espose il Salvator Mundi, nonostante le pressioni saudite che avrebbero voluto l'opera a fianco della "Gioconda", in una sorta di consacrazione diplomatica.

Gli esperti del Museo parigino conclusero che l'attribuzione non poteva definirsi certa e che al massimo si poteva protendere per una collaborazione del genio italiano. 
Dell'opera a quel punto si perdono nuovamente le tracce. Il potere saudita infatti non ha mai ufficialmente dichiarato che Salman è il proprietario dell'"ultimo da Vinci", nè si conosce dove l'opera si trovi attualmente.


(Fonte:https://www.nouvelobs.com/culture/20210407.OBS42386/exclusif-le-tableau-le-plus-cher-de-l-histoire-etait-un-faux-leonard-de-vinci.html)

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