10 Febbraio 2026
Screenshot dal blog sottobosco
Sabotaggi ferroviari tra Bologna e le Marche, ordigni incendiari costruiti con bottiglie infiammabili e una "rivendicazione" apparsa su sottobosko.noblogs con lo slogan "Fuoco alle Olimpiadi". Questo è il quadro attuale dei blocchi che hanno colpito tre linee nella mattinata di sabato, nel giorno della cerimonia inaugurale dei Giochi invernali di Milano Cortina 2026. L'atto vandalico non è fuori contesto. Lo stato stringe la morsa sui cittadini in un periodo già segnato da forti conflitti sociali e politici e quando quest'ultimi esprimono il dissenso vengono subito etichettati come anarchici.
Gli episodi si sono verificati all’alba lungo più tratte ferroviarie tra l’Emilia Romagna e le Marche, dove sono stati collocati ordigni artigianali incendiari realizzati con bottiglie riempite di liquido infiammabile e collegate con un timer a batteria. In almeno un caso il dispositivo è entrato in funzione, causando interruzioni prolungate al traffico, mentre un altro è rimasto inesploso ed è stato messo in sicurezza dagli artificieri.
Poche ore dopo, sul sito sottobosko.noblogs è comparso un testo che sembrerebbe rivendicare l’azione e che contiene riferimenti diretti alle Olimpiadi invernali, definite "giochi della vergogna", con l’invito a farsi sentire dallo Stato tramite azioni pratiche e impossibili da ignorare come colpire simboli e infrastrutture legati all’evento. Nel messaggio si legge che "il dissenso pulito, portato avanti nella legalità, non possa più essere efficace" e che sarebbe necessario "armarsi degli strumenti della clandestinità, della decentralizzazione del conflitto e della moltiplicazione dei suoi fronti".
Gli investigatori stanno ora analizzando i frammenti degli ordigni recuperati, in particolare quello rimasto inesploso, per individuare eventuali tracce biologiche o impronte utili all’identificazione dei responsabili. L’ipotesi di reato è quella di attentato alla sicurezza dei trasporti, mentre resta alta l’attenzione sulle infrastrutture strategiche.
Il contenuto della rivendicazione inserisce questi episodi in un quadro politico e sociale più ampio, dove molti cittadini, stanca di essere ignorata e non rispettata dalla linea politica in atto, radicalizza il linguaggio e le pratiche di protesta. Negli ultimi mesi, migliaia di italiani sono scesi più volte in piazza per la Palestina, contro la chiusura dei centri sociali, per la libertà di parola ed espressione, contro la militarizzazione e contro i nuovi provvedimenti in materia di sicurezza percepiti come repressivi. La Palestina non è ancora stata riconosciuta e l’Italia non ha condannato Israele, ovvero lo stato che ha sterminato un’intera popolazione, stringendo anzi accordi e reprimendo chi esprime dissenso. In questo clima, si diffonde l’idea che la reazione sia inevitabilmente questa, come suggerisce anche il testo apparso online. La storia insegna che quando lo Stato non ascolta i cittadini, questi cercano di farsi ascoltare con le buone e con le cattive maniere.
Sul piano politico, non si è fatta attendere la risposta del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, che sui social ha promesso una linea dura contro i responsabili, ribadendo il sostegno alle Olimpiadi come simbolo di un’Italia che costruisce e guarda avanti. Intanto, però, gli ultimi sabotaggi confermano come gli equilibri già precari del Paese siano attraversati da nuove fratture, capaci di tradursi rapidamente in atti concreti sulle strade e nelle reti di trasporto.
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