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Vaccini anti-COVID-19 a mRNA e tumori: lo studio pubblicato dopo 16 rifiuti che riapre il dibattito scientifico sulla sicurezza di chi l'ha fatto

Studio su vaccini anti-COVID-19 e neoplasie ematologiche pubblicato su Oncotarget scuote la comunità scientifica internazionale

10 Febbraio 2026

Vaccini anti-COVID-19 a mRNA e tumori: lo studio pubblicato dopo 16 rifiuti che riapre il dibattito scientifico sulla sicurezza

Vaccino (fonte foto Lapresse)

Pochi giorni fa la rivista scientifica internazionale, sottoposta a revisione paritaria, Oncotarget ha pubblicato un articolo che ha già acceso un intenso dibattito: Esplorazione del potenziale legame tra le vaccinazioni anti-COVID-19 a mRNA e l’insorgenza di neoplasie (Exploring the potential link between mRNA COVID-19 vaccinations and cancer). L’articolo scientifico a firma Gentilini, Lindsay, Konishi, Fukushima e Polykretis combina la descrizione di un caso clinico con una revisione della letteratura sui tumori ematologici insorti in stretta relazione temporale con la vaccinazione anti-Covid a mRNA. Gli autori si chiedono se "un modello deliberato osservato negli ultimi anni" faccia da regola: "il silenziamento sistematico delle voci critiche che sfidano la narrativa “sicura ed efficace” che circonda i vaccini contro il COVID-19 a mRNA. Alla fine di questo commento, sarà evidente come un presunto “consenso scientifico generale” possa essere stato progettato artificialmente dando priorità selettivamente agli studi allineati con la narrazione stabilita".

Il caso principale di studio riguarda una donna di 38 anni, precedentemente sana, che il giorno successivo alla seconda dose del vaccino Pfizer-BioNTech (Comirnaty) ha manifestato gravi malesseri sistemici. Nel giro di pochi mesi, la paziente ha ricevuto una diagnosi di leucemia linfoblastica acuta/ linfoma linfoblastico. Gli autori sottolineano che il lavoro non intende dimostrare un rapporto causale diretto, tipo causa-effetto, ma segnalare una coincidenza temporale ritenuta meritevole di approfondimento scientifico.

Accanto alla donna di 38 anni, l’articolo passa in rassegna 30 casi, descritti in letteratura come leucemie e linfomi insorti dopo vaccinazione con vaccini mRNA contro SARS-CoV-2. Vengono inoltre analizzati diversi possibili meccanismi patogenetici ipotizzati, tra cui alterazioni epigenetiche, infiammazione cronica, disregolazione immunitaria, modifiche del microambiente tumorale e il ruolo di eventuali contaminazioni da DNA residuo, come previsto e discusso anche nelle linee guida della Food and Drug Administration (FDA) e dell’European Medicines Agency (EMA).

L’argomento è da indagare, così come per la scienza dovrebbe esserlo ogni altro, ma non sembra così facile. Uno degli aspetti più rilevanti del lavoro non riguarda tuttavia solo il contenuto scientifico della ricerca, ma la sua travagliata storia editoriale. Prima di essere accettato da Oncotarget, il manoscritto è stato sottoposto a 16 riviste scientifiche nell’arco di quasi due anni, ricevendo 16 rifiuti consecutivi. In dodici casi si è trattato di “desk rejection”, ovvero rifiuti senza invio ai revisori. Su quali basi è stato rigettato? Perché contrastava con il presunto sentire comune della comunità scientifica? A priori, non è questo un argomento che si può sottoporre a revisione? Non lo sapremo mai. Solo tre riviste hanno avviato un vero processo di peer review.

Gli autori sottolineano poi un caso a parte: definiscono particolarmente controversa la vicenda con la rivista Current Proteomics, dove l’articolo è stato addirittura accettato due volte dopo revisione paritaria, per poi essere respinto in fase pre-pubblicazione con la motivazione che il contenuto sarebbe stato “altamente controverso” e in violazione di presunti “principi scientifici comuni”. Secondo gli autori, tali motivazioni avrebbero ignorato la natura multifattoriale dell’oncogenesi, riducendola esclusivamente a mutazioni genetiche, e avrebbero escluso a priori ogni possibile rischio non genetico associato ai vaccini mRNA.

Gli autori denunciano che questa sequenza di rifiuti, inclusi quelli successivi a decisioni formali di accettazione, rappresenti una grave distorsione del processo di peer review e contribuisca a costruire artificialmente un presunto “consenso scientifico”, ottenuto più per esclusione delle voci critiche che per confronto aperto dei dati.

La pubblicazione finale su Oncotarget, attiva nei campi dell’oncologia e della patologia generale, viene quindi presentata come un atto di trasparenza scientifica più che come una conclusione definitiva. Gli autori ribadiscono che segnalare casi clinici, anche rari o controversi, è parte integrante della farmacovigilanza e della tutela della sicurezza dei pazienti.

Il lavoro non fornisce certezze, ma pone interrogativi che, secondo i firmatari, meritano di essere discussi apertamente per il bene dei pazienti e della scienza. In un contesto in cui la fiducia nella scienza passa anche attraverso il pluralismo e il rigore metodologico, il caso solleva una questione più ampia: fino a che punto il sistema editoriale scientifico è disposto a ospitare ricerche che mettono in discussione narrazioni consolidate, pur nel rispetto delle regole della scienza?

Chi sono gli autori dello studio:

Patrizia Gentilini è medico oncologo ed ematologo, con lunga esperienza clinica nel Servizio Sanitario Nazionale italiano; si occupa di oncologia, prevenzione e rapporti tra fattori ambientali, farmaci e salute.

Janci C. Lindsay è biologo molecolare attivo nella ricerca in tossicologia e biologia molecolare, con studi sui meccanismi cellulari e immunologici coinvolti nelle risposte biologiche ai vaccini.

Nafuko Konishi è medico giapponese con affiliazione universitaria, impegnata in attività cliniche e studi osservazionali nell’ambito della medicina interna e della farmacovigilanza.

Masanori Fukushima è professore emerito di oncologia in Giappone, con una lunga carriera accademica e numerose pubblicazioni; esperto di ricerca clinica e valutazione critica dei trial.

Panagis Polykretis è biologo strutturale e molecolare, con esperienza nella ricerca di base e nell’analisi critica dei dati biomedici; corresponding author dello studio

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