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Omicidio Aurora Tila, la madre: “L'assassino in prigione si vanta di essere responsabile della più giovane vittima di femminicidio in Ue”

L'ex fidanzato di Aurora Tila, allora 15enne, condannato in primo grado a 17 anni di carcere per omicidio volontario pluriaggravato, pur continuando a proclamarsi innocente, dal carcere si vanterebbe di essere responsabile della più giovane vittima di femminicidio in Europa

10 Febbraio 2026

Omicidio Aurora Tila, la madre: “L'assassino in prigione si vanta di essere responsabile della più giovane vittima di femminicidio in Ue”

Aurora Tila, fonte X @fratotolo2

All’indomani della morte della 17enne di Nizza Monferrato, Zoe Trinchero, tornano a farsi sentire le parole di Morena Corbellini, madre di Aurora Tila, la 13enne morta a Piacenza nel 2024. La donna denuncia quanto le è stato riferito dal carcere: l’assassino di sua figlia si vanterebbe di essere responsabile della più giovane vittima di femminicidio in Europa.

Omicidio Aurora Tila, la madre: “L'assassino in prigione si vanta di essere responsabile della più giovane vittima di femminicidio in Ue”

All’indomani della morte della 17enne di Nizza Monferrato, nel cuore dell’Astigiano, sono parole amare e cariche di rabbia quelle pronunciate da Morena Corbellini. La sua è una battaglia che non si è mai fermata dal 25 ottobre 2024, il giorno in cui Aurora Tila, 13 anni, precipitò dal settimo piano del palazzo di Piacenza in cui abitava. Per il Tribunale per i minorenni non si trattò di un incidente: la ragazza fu uccisa dal suo ex fidanzato, allora 15enne, condannato in primo grado a 17 anni di carcere per omicidio volontario pluriaggravato, pur continuando a proclamarsi innocente.

A distanza di poco più di un anno, la madre di Aurora ha deciso di trasformare il dolore in impegno civile. In un’intervista a La Stampa ha annunciato la nascita dell’associazione “La Luce di Aurora”, con l’obiettivo di fare “divulgazione, informazione, dialogo e prevenzione”. “Andremo nelle scuole, nelle aziende, ovunque, per incontrare ragazzi e genitori”, spiega Corbellini, convinta che il contrasto alla violenza di genere debba partire molto prima che si arrivi all’irreparabile.

Il caso di Aurora ha aperto uno squarcio inquietante su una realtà spesso rimossa: quella dei femminicidi commessi da adolescenti. “A partire dal femminicidio di Aurora e di Giulia Cecchettin – afferma mamma Morena Corbellini – si è scoperto un mondo oscuro in cui i femminicidi non sono solo appannaggio di uomini di mezz'età legati a un modo di pensare arcaico, ma anche degli adolescenti”.

Nel suo ragionamento entra anche il recente e terribile omicidio di Zoe Trinchero, che secondo la donna mostra una dinamica ancora più subdola: “A quanto leggo, non è stata uccisa perché Manna fosse ossessionato da lei, ma l'ha usata come ripicca nei confronti dell'ex ragazza. Per fare soffrire l'ex, ha ucciso la migliore amica. Il meccanismo è molto subdolo, se lo scopo diventa solo fare del male a una ragazza e si cerca ogni aggancio possibile per riuscirci, a costo di uccidere un'altra persona”. Da qui l’urgenza di parlare, ascoltare e comprendere, soprattutto tra i più giovani: “Bisogna parlare tanto, mettersi nei panni del ragazzo e cercare di capire. Soprattutto con i maschi, perché in questi casi sono loro a uccidere”.

A rendere ancora più insopportabile il peso del lutto, per Morena Corbellini, è ciò che le viene riferito dal carcere: “Mi riferiscono che l'assassino di mia figlia, condannato a 17 anni, in prigione si vanta del primato di essere il responsabile della più giovane vittima di femminicidio in Europa. È contento del suo record, insomma, non ha capito nulla dell'enormità di quello che ha fatto. Se un ragazzo normalizza dentro di sé l'omicidio, è praticamente certo che possa rifarlo, perché per lui è normale. Bisogna agire prima”.

Infine, una riflessione che chiama in causa il sistema normativo. “Le leggi italiane sono certamente blande, in particolare per i minori – conclude –. Credo che questo sia in parte la causa del fatto che abbiamo così tanti crimini contro le donne, però faccio fatica a capire come si riesca a cambiare il modo di pensare di un femminicida, con un percorso carcerario breve”.

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