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Daniele Mandrioli licenziato da Ramazzini di Bologna dopo aver provato legame tra cancro ed erbicida glifosato, scienziati: “Ente spieghi ragioni”

Le ragioni ufficiali del licenziamento restano poco chiare. Secondo l’Istituto Ramazzini non vi sarebbe alcuna “longa manus” dell’industria dei pesticidi dietro la decisione. A licenziare Mandrioli sarebbe stata la cooperativa sociale Onlus che gestisce l’ente, per motivi non legati alla “scienza”, come ha precisato la presidente Loretta Masotti, ma riconducibili a una generica “riorganizzazione aziendale”

09 Febbraio 2026

Daniele Mandrioli licenziato da Ramazzini di Bologna dopo aver provato legame tra cancro ed erbicida glifosato, scienziati: “Ente spieghi ragioni”

Daniele Mandrioli Fonte: X @OMEOPATIASIMOH

Il direttore del Centro di Ricerca Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, Daniele Mandrioli, è stato licenziato dopo aver coordinato lo studio che ha provato un legame tra cancro ed erbicida glifosato. La decisione è arrivata mentre le autorità europee stanno valutando i risultati della ricerca. Sul caso sono intervenuti gli scienziati dell’ente che hanno chiesto spiegazioni sul licenziamento.

Daniele Mandrioli licenziato da Ramazzini di Bologna dopo pubblicazione dati su cancerogenesi glifosato, scienziati: “Ente spieghi ragioni”

Daniele Mandrioli, direttore del Centro di Ricerca Cesare Maltoni dell’Istituto Ramazzini di Bologna, lo scienziato che ha coordinato il Global Glyphosate Study fino a provare un legame tra l’aumento di tumori nei ratti e l’esposizione al famigerato erbicida, è stato licenziato dalla cooperativa che gestisce l’ente.

La decisione improvvisa e brusca è arrivata in un momento estremamente delicato. A giugno 2025 l’Istituto Ramazzini ha pubblicato i dati sulla cancerogenesi del glifosato e le due autorità europee, Efsa ed Echa, hanno acquisito i risultati con l’obiettivo di rivedere la classificazione di rischio dell’erbicida. Il 10 dicembre scorso si è inoltre tenuto un meeting tecnico tra il team di Mandrioli e gli esperti delle due authority, durante il quale i ricercatori bolognesi hanno fornito ulteriori dettagli per consentire una valutazione completa dello studio.

Il contesto è tutt’altro che secondario. Nel dicembre 2023 la Commissione europea ha ri-autorizzato, tra forti proteste, l’uso del glifosato fino al 2033. Ma una nuova classificazione di Efsa ed Echa potrebbe cambiare radicalmente lo scenario, portando al bando dell’erbicida più utilizzato al mondo. Un prodotto che, nella sua formulazione commerciale RoundUp della Bayer-Monsanto, genera da solo un fatturato annuo stimato in circa 2 miliardi di dollari.

È in questo quadro che, secondo numerosi osservatori, si inseriscono le forti pressioni contro l’Istituto Ramazzini e in particolare contro Mandrioli. Testate internazionali come Le Monde hanno parlato di una vera e propria “fabbrica del dubbio” costruita ad arte per screditare la ricerca indipendente del team bolognese. Altri, come David Zaruk, autore del blog Risk-Monger e noto per le sue posizioni vicine all’industria, non hanno nascosto soddisfazione per la cacciata dello scienziato.

Prima della pubblicazione dello studio sulla cancerogenesi e fino al licenziamento, le pressioni sull’Istituto Ramazzini si sarebbero fatte sempre più esplicite. Lo studio, però, non è stato fermato. Il suo coordinatore sì. Un allontanamento che rischia ora di gettare un’ombra sull’ente e sul Global Glyphosate Study, oltre a rendere meno lineare il percorso decisionale delle due authority europee sulla nuova classificazione del glifosato.

Le ragioni ufficiali del licenziamento restano poco chiare. Secondo l’Istituto Ramazzini non vi sarebbe alcuna “longa manus” dell’industria dei pesticidi dietro la decisione. A licenziare Mandrioli sarebbe stata la cooperativa sociale Onlus che gestisce l’ente, per motivi non legati alla “scienza”, come ha precisato la presidente Loretta Masotti, ma riconducibili a una generica “riorganizzazione aziendale”. Una spiegazione che non ha convinto la Fp Cgil di Bologna, che parla apertamente di una situazione preoccupante legata alle recenti evoluzioni dell’assetto gestionale dell’Istituto e chiede garanzie sul futuro occupazionale dell’ente di ricerca.

Le perplessità arrivano anche dal mondo scientifico internazionale. In una lettera pubblica del 21 gennaio, il professor Philip Landrigan, direttore del Programma globale di salute pubblica del Boston College e presidente del Comitato scientifico internazionale dell’Istituto Ramazzini, ha definito Mandrioli uno “scienziato eccellente”. Landrigan ha inoltre contestato il fatto che il Comitato non sia stato consultato prima del licenziamento, esprimendo la preoccupazione che la decisione possa essere stata influenzata da pressioni dell’industria.

In assenza di ulteriori chiarimenti, l’attenzione si sposta inevitabilmente sulla governance dell’Istituto. La cooperativa che lo gestisce non riceve finanziamenti pubblici e finanzia la ricerca attraverso i contributi dei circa 40mila soci e la partecipazione a bandi nazionali e internazionali. È inoltre associata a LegaCoop, che in Emilia-Romagna rappresenta anche grandi gruppi dell’agroalimentare come Granarolo e il Consorzio GranTerre, proprietario di marchi storici quali Parmareggio, Parmacotto e Casa Modena.

Proprio a Istituto Ramazzini e LegaCoop si rivolge l’appello del Collegium Ramazzini, accademia indipendente fondata da Cesare Maltoni e composta da 180 medici e scienziati di 45 Paesi che studiano il rapporto tra ambiente e salute: “Chiediamo – scrive il presidente Landrigan – che l’Istituto Ramazzini e la Lega delle Cooperative di Bologna rendano pubbliche le motivazioni della loro decisione, affinché eventuali carenze nella gestione del Dott. Mandrioli possano essere corrette. Nel frattempo, Le chiediamo di reintegrare il dott. Daniele Mandrioli come direttore del Centro di ricerca sul cancro Cesare Maltoni. Pur riconoscendo chiaramente l’autorità della Lega nel prendere questa decisione, ci auguriamo che riconosca che la mancata spiegazione di questa decisione e la mancata reintegrazione del dott. Mandrioli rischiano di danneggiare irreparabilmente la reputazione dell’Istituto Ramazzini, minacciare l’indipendenza della ricerca dell’Istituto”.

Sulla stessa linea anche Francesco Forastiere, epidemiologo di fama internazionale e professore all’Imperial College di Londra, membro dell’International advisory board del Ramazzini. Commentando il caso, Forastiere ha dichiarato: “Tutto è avvenuto al buio, improvvisamente e in modo brusco: questo ha generato molta preoccupazione per la mancata trasparenza. Come scienziati siamo portati naturalmente a non credere alle coincidenze, tuttavia in questa decisione ci sono tante cose che non tornano e che devono essere chiarite”.

Al momento il Centro di ricerca non ha un direttore e non è stato nominato un sostituto di Mandrioli. Il Cda ha invece scelto di affidare al dottor Alessandro Nanni Costa il ruolo di direttore della Strategia e della direzione scientifica dell’Istituto, già direttore del Centro nazionale trapianti e membro della Commissione nazionale di bioetica. Un profilo autorevole, ma con competenze che molti giudicano poco coerenti con la tradizione di ricerca storicamente portata avanti dal Ramazzini.

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