17 Febbraio 2026
Anna Maria Porrini, Direttore Medico di Roche Italia, ha rilasciato un'intervista a Il Giornale d'Italia in occasione dell'incontro organizzato da Roche sulle innovazioni terapeutiche nell'ambito dell'EPN, malattia rara del sangue. Il Direttore ha spiegato il lavoro dei ricercatori di Roche e l'impegno nell'innovazione tecnologica.
Come si sta impegnando Roche nella ricerca?
L'impegno di Roche in ricerca inizia molti anni fa. Sono 130 anni che facciamo ricerca qui in Italia e la ricerca è parte del nostro DNA. Mentre noi stiamo parlando, i nostri ricercatori sono impegnati a gestire oltre 200 progetti, di cui 150 studi clinici sponsorizzati che coinvolgono oltre 4000 pazienti in tutta Italia. Questo avviene in tutte le aree terapeutiche su cui siamo impegnati, in particolar modo, per la ricerca che presentiamgestio oggi, parliamo dell'area terapeutica dell'ematologia non oncologica, il tema è l'emoglobinuria parossistica notturna. Roche è impegnata anche in oncologia, in ematologia oncologica, neurologia, oftalmologia, immunologia e in futuro anche l'area cardiometabolica. Confrontiamo in aggiunta gli studi di Real World Evidence che permettono veramente di aggiungere dei dati di vita reale, utili per la presa di decisioni cliniche e regolatorie. Per noi ricerca è andare anche oltre l'efficacia e la tollerabilità di una molecola, è andare alla ricerca di innovazione tecnologica, perché permette anche di utilizzare vie di somministrazione diverse rispetto all'usuale. Oggi abbiamo parlato molto di formulazioni sottocutanee che permettono anche un percorso di trattamento per il paziente diverso, un'esperienza di cura diversa e quindi, mettere anche molto al centro quello che è la qualità della vita sia per il paziente che per le persone che in qualche modo si prendono cura del paziente stesso
Quale è l'area terapeutica in Italia dove si incontra qualche ostacolo in più nella ricerca?
Non parlerei di difficoltà, perché di fatto esiste una normativa molto chiara per quello che riguarda la ricerca clinica e abbiamo delle grandissime eccellenze in Italia su moltissime aree terapeutiche. Forse la cosa su cui sarà importante fare molto sistema e fare molta squadra per poter essere un Paese competitivo, capace di attrarre investimenti da parte anche di aziende multinazionali, non solo aziende ma anche da istituzioni che finanziano la ricerca, è rendere il percorso di ricerca meno farraginoso, più agevole, proprio per permetterci di essere competitivi rispetto ad altri Paesi europei che sicuramente stanno andando avanti in maniera più veloce di noi.
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