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Iran, IRGC: "Colpiti a Dubai oltre 500 soldati Usa, tutti o morti o gravemente feriti", Usa ed Emirati Arabi negano - VIDEO

Teheran rivendica attacchi a Dubai con oltre 500 vittime tra soldati Usa, ma mancano conferme indipendenti. Cresce il rischio di escalation regionale

28 Marzo 2026

Il portavoce del Corpo delle Guardie Rivoluzionarie della Repubblica Islamica iraniana (IRGC) ha annunciato oggi, sabato 28 marzo: "Con i nostri ultimi attacchi a Dubai su obiettivi statunitensi, tramite droni e missili di precisione, sono stati colpiti oltre 500 soldati americani, di cui molti morti o gravemente feriti". Al momento non esistono verifiche indipendenti. Stati Uniti ed Emirati Arabi Uniti hanno negato il forte impatto dei raid di Teheran.

Colpiti oltre 500 soldati Usa con raid iraniani, "molti morti o gravemente feriti"

L'IRGC ha rivendicato un attacco contro presunte postazioni militari statunitensi nella regione, sostenendo di aver colpito duenascondigli” a Dubai con missili di precisione e droni. Secondo quanto dichiarato dal comando Khatim al-Anbiya, l’operazione avrebbe causato “oltre 500 tra morti e feriti” tra soldati e ufficiali degli Stati Uniti.

La versione fornita da Teheran ha parlato di due obiettivi distinti: il primo con più di 400 militari e il secondo con oltre 100, entrambi individuati e colpiti nelle ultime ore. Le autorità iraniane hanno affermato inoltre che ambulanze sarebbero state impegnate per ore nel trasporto dei feriti e dei caduti.

Al momento, tuttavia, non sono arrivate conferme indipendenti né da fonti statunitensi né dagli Emirati Arabi Uniti. Nessun commento ufficiale è stato diffuso da Washington, mentre il silenzio delle autorità emiratine contribuisce ad alimentare incertezza sulla reale portata dell’episodio.

Il comunicato iraniano include anche un messaggio diretto al presidente Donald Trump e ai vertici militari americani, avvertiti che la regione potrebbe trasformarsi in un “cimitero per i soldati statunitensi” in caso di prosecuzione del conflitto.

L’annuncio arriva in un momento di forte escalation tra Iran, Israele e gli Stati Uniti, con il rischio di un allargamento del conflitto a nuovi scenari regionali.

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