27 Marzo 2026
Nel pieno dell’escalation della guerra scoppiata dopo un'azione congiunta di Stati Uniti e Israele contro l’Iran, il segretario di Stato Marco Rubio smentisce le recenti dichiarazioni sui nuovi dispiegamenti di truppe in Medio Oriente e spinge invece sull'exit strategy. Una posizione che arriva proprio mentre emergono segnali di difficoltà sul fronte interno americano con notizie su spostamenti forzati di sistemi di difesa dall'Ucraina e il Sud Corea al Golfo, portaerei fuori combattimento e addirittura l’innalzamento dell’età di arruolamento. Secondo Rubio, inoltre, il conflitto sarebbe destinato a chiudersi rapidamente: "In settimane, non mesi".
Nel ventottesimo giorno di guerra tra Stati Uniti, Israele e Iran, il quadro resta teso ma segnato da dichiarazioni che sembrano indicare un cambio di passo. Rubio ha infatti escluso l’impiego di truppe di terra, prendendo le distanze dalle indiscrezioni circolate nelle ultime ore su un possibile dispiegamento di migliaia di soldati americani.
"Non sarà un conflitto prolungato", ha dichiarato, sottolineando come gli obiettivi militari fissati da Washington sarebbero già in fase avanzata. Secondo il segretario di Stato, le operazioni contro Teheran potrebbero concludersi in tempi brevi. "Parliamo di settimane, non mesi", ha aggiunto, cercando di rassicurare sull’evoluzione del conflitto. "Possiamo raggiungere tutti i nostri obiettivi senza forze di terra", ha spiegato, pur lasciando aperta la possibilità di adattare la strategia in base all’evoluzione della situazione.
Nella sua intervista non ha perso l'occasione di minacciare Teheran con future azioni belliche: "Distruggeremo le loro fabbriche che fanno missili, rocchetti e droni. Distruggeremo le loro navi. Distruggeremo la loro forza aerea. E distruggeremo soprattutto i loro lanciamissili". Secondo il segretario Rubio, gli Stati Uniti starebbero "raggiungendo tutte queste obiettivi"; ma sul campo i fatti evidenziano una relatà differente.
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