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Hormuz, introdotto dall'Iran un pedaggio da $2mln per il transito, oltre 3000 navi bloccate davanti allo stretto - VIDEO

Video mostra centinaia di navi ferme nello Stretto di Hormuz: traffico rallentato e tensioni crescenti mettono sotto pressione il principale corridoio energetico globale

25 Marzo 2026

L'Iran ha introdotto nelle ultime ore un pedaggio da 2 milioni di dollari per il transito delle petroliere dallo Stretto di Hormuz. Il traffico è quindi molto rallentato, con video diventati virali sui social dove si vedono oltre 3000 navi bloccate alle porte del canale.

Hormuz, introdotto dall'Iran un pedaggio da $2mln per il transito, oltre 3000 navi bloccate davanti allo stretto

Lo Stretto di Hormuz torna al centro della tensione globale dopo la diffusione, da parte dei media iraniani, di immagini che mostrano centinaia di navi in attesa di autorizzazione al passaggio. Un video circolato nelle ultime ore — ripreso dall’alto — evidenzia una lunga fila di petroliere e cargo praticamente fermi, trasformando uno dei corridoi marittimi più cruciali del mondo in un vero e proprio collo di bottiglia.

Secondo le informazioni diffuse, l’Iran avrebbe introdotto una sorta di pedaggio per il transito: fino a 2 milioni di dollari per viaggio, con pagamenti accettati in contanti, criptovalute o scambi commerciali. Una misura che, se confermata ufficialmente, rappresenterebbe un cambio radicale nella gestione dello stretto.

Le conseguenze sono già visibili. Oltre 3000 navi e decine di migliaia di marittimi sarebbero bloccati o rallentati, mentre il traffico procede a rilento. Non si tratta di una chiusura totale, ma di una progressiva congestione che sta aumentando l’incertezza nei mercati.

Lo Stretto di Hormuz è infatti uno snodo strategico: circa il 20% del petrolio mondiale transita da queste acque. Anche un rallentamento, e non necessariamente un blocco completo, è sufficiente a generare effetti a catena su prezzi dell’energia, catene di approvvigionamento e stabilità economica globale.

Analisti parlano di una pressione crescente piuttosto che di un’interruzione improvvisa. È proprio questo il punto critico: la crisi non esplode, ma si costruisce lentamente, attraverso ritardi, attese e costi crescenti.

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