20 Marzo 2026
Il primo ministro spagnolo Pedro Sánchez è tornato a ribadire la ferma posizione di condanna alla guerra contro l'Iran, iniziata lo scorso 28 Febbraio da Usa e Israele, definendola "illegale" e "ingiustificata". Intervenendo ieri, giovedì 19 Marzo, al Consiglio europeo di Bruxelles, Sánchez si è confermato ancora una volta il leader europeo più fermo nello stigmatizzare un conflitto attuato nel totale spregio delle norme internazionali e del "multilateralismo", e ha lanciato un appello affinché tutta l'Europa dia una risposta "ferma e unita" alla guerra.
"Dobbiamo essere coinvolti in una soluzione diplomatica, in una de-escalation di questa guerra in Iran e nell'intero Medio Oriente (...). Dobbiamo essere uniti, non vedo l'ora che arrivi questa unità" ha fatto sapere Sánchez ai microfoni dei giornalisti facendo appello alla cooperazione tra i Paesi membri. "Dobbiamo mandare un messaggio chiaro ai nostri cittadini - ha continuato Sánchez -, l'Europa è col multilateralismo e con la legge internazionale, e noi siamo contro questa guerra". Intervenendo sul piano economico in riferimento alle ripercussioni che il conflitto sta causando, il premier spagnolo ha inoltre indicato misure di sostegno per i settori colpiti, sostenendo il rafforzamento del mercato unico a livello europeo. Sánchez era finito nell'occhio del ciclone Usa dopo aver ribadito il rifiuto di concedere a Washington l'utilizzo delle basi militari di Rota e Morón a scopo bellico.
L'ultimo braccio di ferro tra l'amministrazione Trump e quella spagnola risale allo scorso 4 Marzo, quando la portavoce Karoline Leavitt annunciava che la Spagna aveva "accettato di cooperare con gli Usa". Affermazione poche ore dopo smentita da José Manuel Albares, ministro degli Esteri spagnolo: "La nostra posizione di 'no alla guerra' rimane chiara e forte".
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