20 Marzo 2026
Alcuni video verificati hanno confermato che diversi missili balistici statunitensi sarebbero stati lanciati dal territorio civile del Bahrein e degli Emirati Arabi Uniti, non strettamente dalle basi Usa in questi Paesi. Ciò implicherebbe una dimensione di entrata attiva nel conflitto da parte di entrambi gli Stati.
Nuove rivelazioni sollevano interrogativi sul ruolo degli Stati Uniti nell'aggressione congiunta con Israele sull'Iran. Secondo un’inchiesta del The New York Times basata su filmati video verificati, il 7 marzo missili balistici sarebbero stati lanciati verso il territorio iraniano dal Bahrein, probabilmente utilizzando sistemi M142 HIMARS in dotazione alle forze armate statunitensi.
Se confermato, si tratterebbe del primo attacco noto partito da un Paese del Golfo formalmente non coinvolto nel conflitto. Le immagini diffuse mostrerebbero lanciatori mobili impegnati in operazioni notturne nei pressi della capitale Manama. Fonti locali riferiscono inoltre che tali sistemi sarebbero stati trasferiti recentemente dall’Arabia Saudita al Bahrein, rafforzando la presenza militare americana nell’area.
Parallelamente, l’emittente israeliana Yediot Ahronot ha attribuito un altro attacco, diretto contro un impianto di desalinizzazione sull’isola iraniana di Qeshm, agli Emirati Arabi Uniti. Tuttavia, questa versione appare controversa: gli Emirati dipendono in maniera quasi totale dalla desalinizzazione per l’approvvigionamento idrico, rendendo strategicamente incoerente un attacco contro infrastrutture simili. Una notizia simile è stata rilasciata anche qualche giorno fa, quando sono state trovate tracce di lanciatori di missili Usa in Kuwait.
L’elemento più rilevante emerso dalle ricostruzioni è il possibile utilizzo di Paesi terzi come piattaforme operative per attacchi diretti contro l’Iran. Una simile strategia consentirebbe agli Stati Uniti di colpire obiettivi sensibili mantenendo al contempo una distanza formale dal conflitto, riducendo il rischio di escalation diretta ma aumentando quello di un allargamento indiretto della guerra.
Questo approccio solleva interrogativi giuridici e politici: l’impiego del territorio di Stati non ufficialmente belligeranti potrebbe infatti violare principi di sovranità e trascinare questi Paesi in una dinamica di confronto regionale più ampia. Allo stesso tempo, la presenza militare americana nel Golfo, già consolidata da anni, facilita operazioni rapide e difficilmente tracciabili.
In assenza di conferme ufficiali da parte di Stati Uniti o dei governi coinvolti, il quadro resta incerto. Tuttavia, le evidenze visive e le ricostruzioni giornalistiche indicano un possibile cambio di paradigma nelle modalità operative del conflitto, sempre più caratterizzato da azioni indirette e teatri multipli.
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