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Iran, Trump copre ancora Netanyahu: "Ho deciso di bombardare Teheran su consiglio di Kushner, Witkoff e Hegseth" - VIDEO

Trump afferma di aver bombardato l’Iran dopo i consigli di Kushner, Witkoff e Hegseth: polemiche a Washington perché la decisione non sarebbe nata dai vertici militari

13 Marzo 2026

Il presidente statunitense Donald Trump ha ancora una volta negato il ruolo del premier israeliano Benjamin Netanyahu nello spingere gli Usa a bombardare l'Iran, questa volta attribuendo la colpa a suo genero sionisto Jared Kushner, all'inviato speciale americano in Medio Oriente Steve Witkoff e al Segretario della Guerra Pete Hegseth.

Iran, Trump copre ancora Netanyahu: "Ho deciso di bombardare Teheran su consiglio di Kushner, Witkoff e Hegseth"

Il presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha attribuito ad alcuni dei suoi più stretti collaboratori la responsabilità della decisione di bombardare l’Iran, dichiarando di aver agito sulla base dei consigli ricevuti da figure come Jared Kushner, Steve Witkoff e Pete Hegseth.

In un video diffuso sui social, Trump ha affermato che la decisione di colpire obiettivi iraniani sarebbe maturata dopo che Kushner lo aveva convinto che Teheran stesse preparando un attacco imminente contro gli Stati Uniti. "Sulla base di ciò che mi ha detto Jared Kushner, pensavo che l’Iran ci avrebbe attaccato", ha dichiarato il presidente.

Le parole del capo della Casa Bianca arrivano mentre a Washington cresce il dibattito sulle responsabilità politiche che hanno portato all’escalation militare contro l'Iran, iniziata alla fine di febbraio e sfociata in una guerra regionale iniziata principalmente per volontà di Israele.

Le dichiarazioni hanno suscitato forti polemiche perché le figure citate da Trump non fanno parte dei vertici dell’intelligence o del comando militare statunitense. Kushner è un imprenditore immobiliare e genero del presidente, Witkoff è anch’egli un magnate del settore immobiliare e alleato politico.

Secondo diversi analisti, l’ammissione pubblica di Trump potrebbe alimentare uno scontro interno all’amministrazione e avviare una fase di accuse reciproche tra i membri della Casa Bianca, difendendo però, ancora una volta, il premier israeliano Netanyahu.

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