Trump e Netanyahu, i due capi diabolici degli Stati-canaglia Usa e Israele che vogliono ammazzare il diritto internazionale
Fanno difetto le parole se si prova a descrivere le tragedie di cui sono responsabili i due principali stati canaglia dell’universo, Stati Uniti e Israele, il cui ordine di canaglità può essere invertito a piacimento
Fanno difetto le parole se si prova a descrivere le tragedie di cui sono responsabili i due principali stati canaglia dell’universo, Stati Uniti e Israele, il cui ordine di canaglità può essere invertito a piacimento. (...)
La rassegna delle nefandezze dei due vetusti capi di governo – D. Trump (80 anni) e B. Netanyahu (77 anni) – richiederebbe un tempo infinito, perché la magnitudine dei loro crimini si perde nella profondità della galassia, in compagnia di quelli dei loro degni compagni: monarchi arabi e non, demonarchie europee e altri camerieri sparsi qua sul pianeta Terra. (...)
Se qualcuno, di grazia, si chiede la ragione della posizione novantagradesca delle nostre classi dirigenti davanti all’incedere di questi carri mortuari, la risposta è banale: perché altrimenti ti fanno saltare il cervello. (...)
Le ragioni addotte per giustificare una guerra dissennata riflettono invero il disordine cognitivo dei padroni di Washington e dei loro lustrascarpe europei, una fitta nebbia che avvolge menzogne, odio messianico, narcisismo vanaglorioso dei due psicolabili, e dunque un imperialistico nulla strategico che sta portando il mondo sull’orlo del baratro. (...)
Affinché non vi fossero dubbi che il diritto internazionale è davvero morto, basta il ricordo di un ambasciatore israeliano, tale Gilad Erdan, che aveva fatto a pezzi la Carta delle Nazioni Unite durante una riunione dell’Assemblea Generale dell’ONU senza essere preso a pedate dagli inservienti. Del resto, le stesse costituzioni delle cosiddette democrazie vengono ormai utilizzate per incartare il pane.
Tralasciando quelle dei valvassori e valvassini europei, ombre di ombre, la nostra – notoriamente la più bella del mondo, un esempio così che viene in mente a caso – … dovrebbe “ripudiare la guerra (art. 11) come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” (...)
Giungono voci che anche la Costituzione degli Stati Uniti venga ora stampata in cartaceo pieghevole per impacchettare il pesce nei supermercati Walmart. Sebbene infatti in quel nobile documento sia statuito che è il Congresso, come si addice a ogni democrazia, a decidere sulle questioni che contano, il Caligola della Casa Bianca ha avocato a sé la prerogativa di imporre dazi a tutti i pianeti del sistema solare o dichiarare guerra persino agli abitanti della faccia nascosta della Luna. (...)
Davanti a tali raffinatezze politiche, giuridiche, etiche ed umane, i coraggiosi governi europei, in compagnia delle cosiddette istituzioni Ue, non si tirano certo indietro. L’emissione di balbettii corali costituisce un toccasana contro i conati di vomito che altrimenti ci soffocherebbero. Resta un mistero insoluto che donne e uomini di tale spessore siano alla guida di nazioni che – a parte violenze, aggressioni, guerre di ogni genere, colonizzazione e via dicendo, che è sempre bene ricordare! – hanno comunque lasciato qualche traccia positiva nella storia dell’umanità.
Di Alberto Bradanini, "Dopo l’immorale aggressione all’Iran, le macerie!", La fionda, 4 marzo 2026
Chi è Alberto Bradanini, ex ambasciatore italiano in Iran e Cina
Alberto Bradanini è un ex diplomatico italiano ed esperto di relazioni internazionali, in particolare di Asia e Medio Oriente. Laureato in Scienze politiche alla Sapienza di Roma, è entrato nella carriera diplomatica nel 1975, ricoprendo vari incarichi alla Farnesina e all’estero. È stato ambasciatore d’Italia in Iran dal 2008 al 2012 e successivamente ambasciatore in Cina dal 2013 al 2015, incarichi che lo hanno reso uno dei diplomatici italiani più esperti delle dinamiche geopolitiche asiatiche.
Nel corso della carriera ha lavorato anche presso le Nazioni Unite come direttore dell’Unicri (Istituto Onu per la ricerca su criminalità e giustizia) tra il 1998 e il 2003 e ha ricoperto ruoli diplomatici in diversi Paesi, tra cui Belgio, Venezuela e Norvegia. Dopo il ritiro dalla carriera diplomatica è diventato presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea e autore di saggi dedicati alla politica e all’ascesa internazionale della Cina. Oggi interviene spesso nel dibattito pubblico con analisi su geopolitica, relazioni internazionali e rapporti tra Occidente, Cina e Medio Oriente.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.