04 Marzo 2026
L’Iran ha lanciato per la prima volta il missile ipersonico Fattah-2, colpendo un obiettivo nell’area di Gerusalemme dopo aver eluso le difese dell’Israele e i sistemi statunitensi dispiegati nella regione. Il vettore, con un raggio di circa 1.500 chilometri e velocità fino a 18.500 km/h, ha aggirato quindi anche l’Iron Dome, dimostrando la vulnerabilità delle attuali architetture antimissile di fronte agli armamenti sviluppati da Teheran. Questo fatto conferma quanto anticipato da Il Giornale d'Italia sul potenziale dell'asset militare iraniano poiché alcuni missili rudimentali hanno maggiori possibilità di non essere intercettati.
Il sistema di difesa israeliano, basato su una combinazione di Iron Dome, Arrow e batterie Patriot di produzione statunitense, è stato progettato per intercettare razzi, missili balistici e minacce convenzionali. Tuttavia i veicoli plananti ipersonici viaggiano a quote variabili e con traiettorie irregolari, riducendo drasticamente il tempo di reazione e la probabilità di intercettazione.
A rafforzare la postura difensiva è arrivata davanti a Haifa la portaerei USS Gerald R. Ford, con a bordo 75 velivoli tra caccia F A-18 Super Hornet, EA-18G Growler per la guerra elettronica ed E-2D Hawkeye per l’allerta radar. Un dispiegamento che mira a sostenere lo scudo israeliano, già messo sotto pressione dai missili e droni lanciati sia dall’Iran sia dagli Houthi yemeniti.
Eppure l’esperienza recente dimostra che anche armi considerate meno sofisticate possono “bucare” le difese. L’Iran e i suoi alleati Houthi dispongono di droni e missili teleguidati privi di GPS, con traiettorie irregolari e quote basse. Proprio questa apparente semplicità complica l’intercettazione da parte di sistemi pensati per minacce diverse. Il Fattah-2 rappresenta un ulteriore salto tecnologico. Con una gittata di 1.500 chilometri rientra tra i missili balistici a medio raggio, ma la presenza del veicolo planante consente di superare le cosiddette bolle difensive create negli anni da THAAD e Aegis.
Anche in Israele si riconosce che le armi ipersoniche aprono "una nuova era nella difesa aerea". Il progetto Sky Sonic, ancora in fase di sviluppo, punta a una difesa a zone con più intercettori coordinati, ma richiederà anni e investimenti miliardari.
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