19 Gennaio 2026
Al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite della scorsa settimana, l'ambasciatore iraniano Amir Saeid Iravani ha preso la parola per condannare gli Stati Uniti e Israele, che sarebbero "fomentatori di violenze durante le proteste nel Paese per preparare un regime-change". Poi, l'accusa: "Organizzano non manifestazioni politiche legittime contro il governo, ma la loro azione è riconducibile a terrorismo organizzato, come quello dell'Isis".
Scontro durissimo al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, dove la Repubblica islamica dell’Iran ha respinto con forza quelle che ha definito "menzogne, distorsioni e accuse politicamente motivate" da parte degli Stati Uniti, accusando Washington e Israele di alimentare deliberatamente il caos interno con l’obiettivo di un cambio di regime attraverso agenti della CIA e del Mossad, come anticipato da Il Giornale d'Italia.
Nel suo intervento, il rappresentante iraniano ha contestato fin dall’inizio la legittimità dei cosiddetti esponenti della “società civile” invitati dagli Stati Uniti, affermando che "non rappresentano il popolo iraniano", ma "l’agenda politica dei regimi statunitense e israeliano". Secondo Teheran, si tratta di figure residenti all’estero da oltre vent’anni, coinvolte nell’istigazione alla violenza e persino "nella promozione di attività estremiste e terroristiche".
L’ambasciatore iraniano ha denunciato l’uso del Consiglio di Sicurezza come "palcoscenico per propaganda e teatro", accusando Washington di tentare di mascherare la propria responsabilità diretta nell’escalation delle violenze. "Sotto il falso pretesto dei diritti umani – ha dichiarato – gli Stati Uniti cercano di preparare il terreno per destabilizzazione politica e intervento militare".
Teheran ha ricondotto i disordini interni ad azioni coordinate da "gruppi armati di stampo داعش (ISIS-style)", responsabili di decapitazioni, incendi di ambulanze e strutture pubbliche, uccisioni di civili e agenti di polizia. "Non si trattava di proteste pacifiche – ha affermato – ma di una campagna organizzata di violenza".
Ampio spazio è stato dedicato ai precedenti storici, dal colpo di Stato contro Mossadeq nel 1953 al sostegno americano a Saddam Hussein, fino all’abbattimento del volo Iran Air 655. Il rappresentante iraniano ha inoltre citato numerose dichiarazioni di esponenti statunitensi, incluso il presidente Donald Trump, come "prove evidenti di incitamento alla violenza e al cambio di regime".
Riguardo alle restrizioni su internet, Teheran ha spiegato che si è trattato di "misure temporanee necessarie" per contrastare cyberattacchi e coordinamento terroristico. L’Iran ha ribadito di non cercare l’escalation, ma ha avvertito che "qualsiasi aggressione sarà affrontata con una risposta legittima e proporzionata ai sensi dell’articolo 51 della Carta Onu".
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