16 Gennaio 2026
Il ministero della Difesa iraniano ha rilasciato alcune dichiarazioni sulle proteste che hanno colpito il Paese, incolpando Stati Uniti e Israele di stare dietro alle violenze che sono accadute: "La CIA e il Mossad offrono fino a 3500 dollari ai manifestanti civili per fare uccidere persone, bruciare edifici e cose, ma anche per fare vandalismo". Inoltre, è stato rivelato che le autorità di Teheran avrebbero scovato un "centro di coordinamento terrorista" formato da cellule di CIA, Mossad e separatisti interni e curdi.
Teheran rilancia la sua accusa contro le recenti proteste scoppiate in diverse aree del Paese: dietro le violenze, secondo le autorità iraniane, non ci sarebbe un movimento spontaneo di dissenso, ma un’operazione coordinata dall’estero, con il coinvolgimento diretto di Stati Uniti e Israele. A sostenerlo è il ministro della Difesa iraniano Aziz Nasirzadeh, che in dichiarazioni diffuse dall’emittente statale IRIB ha parlato apertamente di una strategia di destabilizzazione pilotata da servizi di intelligence stranieri.
Nasirzadeh ha rivelato che ai manifestanti più violenti sarebbero stati offerti compensi in denaro per compiere azioni criminali: circa 3500 dollari per uccidere una persona, 1300 dollari per incendiare un’auto, oltre 550 dollari per bruciare una stazione di polizia e poco più di 100 dollari per atti di vandalismo. "Non si tratta di proteste civili – ha affermato il ministro – ma di atti organizzati e pagati, finalizzati a seminare il caos".
Secondo la versione ufficiale iraniana, queste operazioni rientrerebbero in un piano più ampio. Il ministro della Difesa ha denunciato l’esistenza di un vero e proprio “centro di coordinamento” creato da Stati Uniti, Israele e Paesi alleati, con l’obiettivo di sostenere gruppi separatisti e terroristici all’interno dell’Iran. "Abbiamo informazioni di intelligence accurate – ha dichiarato – che dimostrano come siano stati forniti supporto finanziario, logistico e armi a questi gruppi".
Nel dettaglio, Nasirzadeh ha sostenuto che il progetto mirerebbe alla “balcanizzazione” dell’Iran, con la frammentazione del Paese lungo linee etniche e regionali. Balochistan, Kurdistan e altre aree sarebbero state individuate come territori chiave, ai quali sarebbe stato persino chiesto di redigere bozze di costituzioni autonome in vista di una futura secessione. Un piano che Teheran interpreta come una minaccia diretta alla propria sovranità nazionale.
Le autorità iraniane ribadiscono che la risposta dello Stato è mirata esclusivamente a contrastare violenze e atti terroristici, non il dissenso pacifico. "Difendere la sicurezza del Paese è un dovere", ha concluso Nasirzadeh, accusando CIA e Mossad di utilizzare proteste e rivendicazioni sociali come copertura per un’operazione di guerra ibrida contro l’Iran.
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