14 Gennaio 2026
Diverse inchieste di osservatori internazionali indipendenti hanno fatto notare come i media occidentali stiano mostrando solamente immagini di proteste anti-governative iraniane estremamente violente, in quanto infiltrate dalla CIA e dal Mossad, per cui viene data la colpa alla polizia di Teheran, e come anche il numero di vittime sarebbe gonfiato da Ong completamente finanziate dagli Stati Uniti.
Mentre diverse città iraniane sono state attraversate da proteste anti-governative nelle ultime settimane, gran parte dei media occidentali ha scelto di ignorare un vasto insieme di prove video che documentano atti di estrema brutalità compiuti da gruppi armati coinvolti nelle proteste. Linciaggi pubblici di guardie disarmate, incendi di moschee, attacchi a edifici municipali, mercati e stazioni dei pompieri, fino all’uso di armi automatiche nei centri urbani: immagini diffuse sia dai media statali iraniani sia da canali anti-governativi raccontano uno scenario ben diverso da quello di manifestazioni “largamente pacifiche”.
Nonostante ciò, l’attenzione dei principali organi di stampa occidentali si è concentrata quasi esclusivamente sulle violenze attribuite alle autorità iraniane. Per quantificare le vittime, molte testate si sono affidate a Ong della diaspora iraniana con sede a Washington, finanziate dal National Endowment for Democracy (NED), organismo sostenuto dal governo statunitense e storicamente legato a operazioni di cambio di regime. Questi gruppi sono diventati la principale fonte di dati, raramente accompagnati da un’analisi critica dei loro legami politici.
Il NED ha rivendicato apertamente il proprio ruolo nel sostenere il movimento “Donna, Vita, Libertà” nel 2023, anch’esso segnato da episodi di violenza ampiamente trascurati da media e grandi organizzazioni per i diritti umani. Oggi, attori ancora più espliciti sembrano incoraggiare l’instabilità interna iraniana. L’agenzia israeliana Mossad ha diffuso messaggi in lingua persiana invitando gli iraniani a intensificare le attività di piazza, promettendo sostegno diretto “sul campo”, e si hanno prove della presenza di diversi agenti CIA.
Le proteste attuali sono iniziate alla fine di dicembre 2025 come manifestazioni economiche contro l’inflazione causata dalle sanzioni occidentali. In un primo momento, il governo iraniano ha adottato un atteggiamento conciliatorio. Ma la situazione è rapidamente degenerata quando gruppi armati hanno trasformato le proteste in una vera insurrezione. A Mashhad, Kermanshah e in altre città, si sono verificati incendi dolosi, attacchi armati e uccisioni, inclusa quella di una bambina di tre anni, secondo fonti locali.
Secondo Teheran, oltre 100 agenti di sicurezza sono stati uccisi. Tuttavia, queste cifre vengono sistematicamente ridimensionate dalle Ong finanziate dal NED, oggi punto di riferimento per i media occidentali. In parallelo, influencer e piattaforme speculative hanno diffuso numeri gonfiati e non verificati, alimentando una percezione di caos totale.
Questo racconto unilaterale ha contribuito a spingere il presidente statunitense Donald Trump verso una possibile nuova azione militare. Tra minacce pubbliche, sanzioni e dichiarazioni di essere “locked and loaded”, Washington sembra valutare seriamente un attacco. Eppure, mentre le proteste violente rallentano, centinaia di migliaia di iraniani stanno scendendo in piazza per condannare i disordini e respingere le ingerenze straniere. Una realtà che fatica a trovare spazio nei media occidentali.
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