12 Gennaio 2026
Il gruppo di hacker filo-iraniano Handala ha annunciato di aver diffuso i nomi e i dati personali di 600 persone che stanno attualmente "fomentando le proteste anti-governative" a Teheran, "uccidendo anche i partecipanti". Sarebbero tutti cittadini israeliani, molti legati al Mossad e già noti per azioni all'estero per conto di Israele.
Un nuovo fronte si apre nella crisi iraniana. Il gruppo di hacker filoiraniano Handala ha dichiarato di aver pubblicato sui social, in particolare sulla piattaforma X, i dati personali di circa 600 persone che sarebbero collegate al servizio segreto israeliano Mossad. Secondo il collettivo, i nomi e i numeri di telefono diffusi apparterrebbero a individui coinvolti nell’alimentare i disordini scoppiati nelle ultime settimane a Teheran e in altre città del Paese.
Handala sostiene che l’elenco derivi dalla rubrica di un presunto alto ufficiale del Mossad operativo in Iran, identificato come Mehrdad Rahimi. Gli hacker lo descrivono come un “guiding officer” dell’Iran Desk dell’intelligence israeliana, incaricato di coordinare reti locali, fornire supporto finanziario e rafforzare l’organizzazione dei cosiddetti “istigatori delle rivolte”. Il gruppo afferma inoltre di aver condotto un’operazione di sorveglianza prolungata su Rahimi, arrivando a monitorarne spostamenti e residenza e a violarne il telefono “sicuro”, da cui sarebbero emerse le connessioni con i presunti agenti.
Nella stessa giornata, i Guardiani della Rivoluzione (IRGC) hanno annunciato l’arresto di una presunta spia del Mossad, accusata di raccogliere informazioni sulle attività “terroristiche” di agenti israeliani all’interno del Paese, secondo quanto riferito dall’emittente statale IRIB.
Parallelamente, il Consiglio per il Coordinamento dello Sviluppo Islamico ha invitato la popolazione a scendere in piazza per manifestazioni nazionali volte a condannare quelle che definisce “azioni terroristiche di agenti statunitensi e israeliani”. Un grande raduno è stato convocato a Teheran, in piazza Enghelab, mentre il presidente Masoud Pezeshkian è atteso a un discorso alla nazione.
Le proteste in Iran sono esplose a fine dicembre in seguito alla forte svalutazione della valuta nazionale e all’aumento vertiginoso dei prezzi. Gli scontri sono ripresi con forza l’8 gennaio. I dati sulle vittime restano contrastanti: la rivista Time parla di 217 morti, mentre l’organizzazione per i diritti umani HRANA ne conferma almeno 65 in meno di due settimane.
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