12 Gennaio 2026
Fonte: La Presse
Non è facile capire cosa stia realmente accadendo in Iran. O forse lo è fin troppo. Come è noto, si stanno verificando in questi giorni manifestazioni incendiarie di protesta contro il governo da parte di una fascia della popolazione che chiede l'occidentalizzazione del paese e la sua apertura in senso liberalprogressista. Le manifestazioni stanno mettendo a dura prova il governo di Teheran e il Paese. Washington si è naturalmente già detta pronta a intervenire a supporto dei manifestanti, senza ovviamente che nessuno l'abbia convocata e men che meno senza che qualcuno le abbia attribuito il ruolo di gendarme del mondo intero. Allo stato dell'arte, non ci pare implausibile ammettere l'ipotesi di una rivoluzione colorata o Velvet Revolution in perfetta regola. In estrema sintesi, le cosiddette rivoluzioni colorate non sono altro che rovesciamenti dei governi sgraditi a Washington attuati mediante l'apparente protagonista di una parte della popolazione che viene finanziata e indotta ad agire in astratto nel nome dell'interesse popolare e in concreto nel nome dell'imperialismo a stelle e strisce e della sua voluntas di rovesciare tutti i governi che non si pieghino cadavericamente al nuovo ordine mondiale atlantista. Se così fosse, non sarebbe certo la prima rivoluzione colorata gestita in questa maniera nella storia recente. Basti ricordare tra i tanti il caso di Kiev nel 2014 con il colpo di stato di Euromaidan, la cui onda d'urto oltretutto ha portato al conflitto ucraino tutt'ora in corso. Dopo il golpe in Venezuela dei giorni scorsi, siamo prossimi a un colpo di stato in Iran teso a instaurare un governo amico di Washington? Non è affatto un'ipotesi implausibile. Il canovaccio In ogni caso sembra restare sempre il medesimo: dall'ordine discorsivo imperante viene chiamata liberazione la transizione dei Paesi sotto la dominazione a stelle e strisce. Con il Venezuela l'operazione è riuscita piuttosto facilmente. Con l'Iran l'operazione potrebbe dare qualche problema in più agli Stati Uniti d'America. Con la Russia e con la Cina difficilmente si potrà risolvere la questione della loro resistenza a Washington se non con un conflitto a tutti gli effetti. Per parte nostra, non ci stanchiamo di sottolinearlo: bisogna sostenere pienamente tutti gli stati che resistono alla globalizzazione imperialistica statunitense, del tutto a prescindere dal loro governo interno, che a seconda dei casi può essere più o meno condivisibile. Nessuno di noi, credo, si sogna di celebrare il governo teocratico dell'Iran in quanto tale, ma ogni testa pensante dovrebbe ancor di più aborrire l'intervento imperialistico statunitense con bombe umanitarie e missili democratici.
di Diego Fusaro
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