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Iran, un popolo ospitale, colto e sofisticato sotto attacco dal regime israelo-americano, manifestanti armati accompagnati da CIA e Mossad

Il Paese appare sicuro, non ci sono blocchi di polizia, controlli per strada. Non ho mai visto automobili fermate dalla polizia oppure cittadini costretti a esibire i loro documenti. Come Occidentale mi sono sentita accogliere ovunque da una gentilezza dimenticata, sorrisi e attenzioni che nei paesi europei sono considerati fuori luogo

14 Gennaio 2026

Iran, un popolo ospitale, colto e sofisticato sotto attacco dal regime israelo-americano, manifestanti armati accompagnati da CIA e Mossad

Iran, fonte: X @Megatron_ron

Sono partita per l’Iran e vi sono rimasta dieci giorni. Ho voluto esprimere solidarietà a un popolo martoriato da anni dall’isolamento politico ed economico occidentale. Un popolo che ogni giorno è sotto  attacco israelo-americano. Un popolo la cui crisi economica si aggrava sempre di più anche per la guerra economica a cui è sottoposto da decenni. Odio il noi e il loro. Volevo sentirmi per un breve  momento parte della loro storia, temere come loro gli attacchi esterni.

Volevo  combattere le superstizioni di cui vive la borghesia europea, nutrite dalle allerte dei Ministeri degli Esteri e dalla diplomazia che descrivono il paese come una dittatura monolitica in grado di arrestare l’occidentale per strada, e sbatterlo in prigione a vita, nel disprezzo totale dei diritti umani. Collegatevi sul sito del Ministero degli Esteri belga, ad esempio, e vedrete come nel cittadino medio venga inculcato il terrore e coltivata l’immagine dei terribili soprusi che si possono subire in Iran. Naturalmente ai tempi della dittatura dello Shaz, quando era normale che  la polizia secreta limitasse la libertà dei propri cittadini e li torturasse in carcere, non vi erano allerte del genere e gli occidentali riempivano alberghi e bar del Paese, felici e gozzoviglianti, incuranti del sistema di polizia nel quale si trovavano.

Il soggiorno è stato breve, un tempo ridicolo, non certo sufficiente ad avvicinarsi a un Paese dalla storia millenaria, caratterizzato dal una complessità politica, culturale, economica e sociale a cui la visone stereotipata occidentale non rende giustizia. Viaggiare nel Paese anche solo per pochi giorni permette tuttavia di sfatare i pregiudizi coltivati dalla borghesia illuminata  europea. Il Paese appare sicuro, non ci sono blocchi di polizia, controlli per strada. Non ho mai visto automobili fermate dalla polizia oppure cittadini costretti a esibire i loro documenti. Come Occidentale mi sono sentita accogliere ovunque da una gentilezza dimenticata, sorrisi e attenzioni che nei paesi europei sono considerati fuori luogo. Un popolo ospitale, profondamente colto e sofisticato, sembra dimenticare di essere giornalmente sotto attacco israelo-americano e tratta il turista occidentale come se non provenisse da Stati che hanno dichiarato una guerra militare, politica ed economica al loro Paese. Dispiace che la diplomazia europea a Teheran, invece di testimoniare la vera realtà del Paese, si conformi al catechismo imposto dalle capitali e allarmi il mal capitato turista , descrivendo i rischi terribili che il sistema di polizia iraniano potrebbe fargli soffrire. Di fatto il maggiore pericolo per i turisti è rappresentato dall’aggressione Israelo-americana, dai bombardamenti che possono avvenire da un momento all’altro.  Le manifestazioni dovute alla crisi economica degli strati popolari più poveri, dei piccoli commercianti dei bazar a cui si affiancano studenti e una generazione giovane, laica ed insofferente verso il regime teocratico, stanca dell’ immobilismo del potere politico, non costituiscono un rischio.E’ comprensibilmente sconsigliabile prendere parte alle manifestazioni, anche quelle pacifiche, fotografare la polizia o le istituzioni iraniane. Esistono  scontri cruenti con la polizia, soprattutto nelle città al confine con l’Irak e la Turchia, di manifestanti armati, accompagnati da agenti stranieri del Mossad e della Cia. Muoiono civili e poliziotti. Washington fomenta le rivolte armate nella speranza improbabile che una combinazione tra bombardamenti e instabilità possa portare a un cambiamento di regime. Nelle principali città iraniane le manifestazioni cominciano alle otto di sera e sembrano essere insurrezioni  di qualche centinaio di persone. Si tratta  di proteste violente, con atti di vandalismo e assalti con esplosivi artigianali, contro la polizia che risponde brutalmente. A Isphaan mi sono ritrovata a qualche centinaia di metri dall’insurrezione, avvertivo il rumore di armi da fuoco  nonché degli esplosivi dei manifestanti, eppure i quartieri adiacenti non erano bloccati, vi era ancora un esiguo traffico di macchine e di passanti, ho cenato tranquillamente in un ristorante insieme ad altri  pochi  turisti.

Non vorrei creare malintesi. Non difendo il potere teocratico e la sua polizia che in passato ha represso con violenza manifestazioni anche pacifiche. Migliaia di vittime sono state registrate nel Paese mi riferiscono i riformisti, gli iraniani laici con cui sono stata in contatto. Oggi il Paese appare più aperto. La gente parla liberamente. Le critiche al potere sono il pane quotidiano di tutti. Mi sono ritrovata in discussioni nel bar  e negli hotel e nessuno aveva timore di esprimere le proprie opinioni. In Paesi che hanno sofferto vere e proprie  dittature come quelli latino-americani o come  i Paesi dell’EST, nella Romania di Ceaucescu, si evitava di parlare persino in casa propria, se un vicino scompariva non si aveva il coraggio di menzionarlo neanche in conversazioni private. Ho raccolto testimonianze di diplomatici rumeni a questo riguardo. In Iran oggi non si avverte la presenza della polizia, le donne in chador camminano per strada accanto a quelle vestite all’occidentale. Si incontrano ragazze con capelli tinti di azzurro, tatuaggi e geans. Gli uomini sembrano indifferenti, poco curiosi nei confronti delle ragazze che investono nell’esibizione della propria femminiltà come in quelle che ostentano la loro adesione ai precetti islamici. Nei locali la sera vi sono donne sole, di una certa età che fumano,  e hanno volti un po’ artefatti come in Occidente per il botox oppure per operazioni estetiche.

Sembrerà strano ma la maggior parte delle donne impegnate che ho incontrato, scrittrici, professoresse universitarie, managers, donne di scienza, attiviste per la donazione degli organi,  sono inclini a rispettare il dressing code dell’Hijab e a volte del chador. Sono donne di carattere, protagoniste della loro vita, abituate al comando, a dirigere gli uomini. Affermerò qualcosa che, data la retorica sottoculturale occidentale, suonerà blasfemo. Ho incontrato in Occidente donne insicure, attente al loro aspetto femminile, pronte a vendersi all’uomo più ricco oppure a fare un passo indietro in famiglia, in coppia rispetto alle esigenze dell’altro sesso.  Le donne impegnate iraniane mi hanno rivelato, e sembravano sincere, che nel loro lavoro, nelle attività professionali non hanno mai dovuto pensare al proprio genere, con l’Hijab oppure no, hanno potuto fare fatto tutto quello che gli uomini fanno senza discriminazioni. In casa sono state aiutate da mariti comprensivi, non frustrati e non competitivi. Cosa che anche in Occidente è abbastanza rara.

Esistono dati sui traguardi professionali e sportivi delle donne che ora per questioni di spazio non riesco a citare. Una donna scrittrice di gialli storici , sull’esempio di Dawn Brown, mi raccontava in un ristorante, di come il foulard sulla testa sia per lei un tratto identitario come lo può essere per alcuni uomini l’opzione della cravatta fuori del lavoro, in atmosfere amichevoli e non professionali.

Non voglio negare ci sia un obbligo, mal sopportato nelle istituzioni, nei ministeri, persino nelle università di un abbigliamento rispettoso dei precetti della Repubblica islamica teocratica. E’ importante sfuggire alla retorica e andare un po’ oltre le apparenze. Il femminismo è una cosa seria non la idiota moda occidentale dove le femmine sono ancora utilizzate dai maschi, il loro corpo è esibito come una merce,  vivono in carriera una solitudine feroce e fingono di essere come gli uomini mentre ingoiano ogni giorno piccoli soprusi.

La contraddizione evidente in Iran è tra una società civile, sempre più laica e occidentalizzata, e i precetti coranici, divenuti con la Costituzione del 1979, obblighi istituzionali e sociali. La grande insofferenza della borghesia occidentalizzata e delle giovani generazioni verso un immobile potere teocratico è ormai dirompente. Molti giovani con i quali ho avuto occasione di parlare e che partecipavano alle manifestazioni esibiscono una ostilità non più contenibile. Non sembrano avere una visione politica. hanno urgenza di insorgere contro il potere. Le rivolte sono state guidate dal malcontento dei poveri per un’inflazione insostenibile al 50% e dei giovani contro la pressione sociale della teocrazia. In Iran non si vendono bevande alcoliche.

Credo che un cambio politico reale, possibile con riforme interne e modifiche costituzionali, sia reso impossibile dallo stato di guerra perenne nel quale il Paese si trova. La repressione brutale della polizia è dovuta alla commistione tra rivolte interne e infiltrazioni straniere. Un giovane mi ha chiesto “Lei crede che io sia un terrorista? Così la Tv di Stato iraniana chiama gli studenti scesi in piazza a manifestare”. Ho dovuto rispondergli che legalmente si, se gli studenti manifestano insieme ad agenti del Mossad e della CIA, rispondendo ad appelli lanciati dal figlio dell’ex dittatore, lo Shaz Reza Palavi, sostenuto da Trump e da Netanyahu, possono essere considerati terroristi. A Londra manifestanti pacifici che condannano il genocidio a Gaza sono stati arrestati in migliaia. Cosa accadrebbe se i propal venissero armati e addestrati dall’Iran e dalla Cina?

Un gruppo di giovani veterinari, incontrati in un albergo tipico di Kashan, una ex casa della dinastia Qajar, uomini e donne, mi hanno colpito per la loro ignoranza e inconsapevolezza morale. Affabili, simpatici e conquistati dalla propaganda del pensiero unico, si lamentavano che il Paese investisse in difesa e difendesse il nucleare, anche solo l’utilizzo a fini civili. Facevo notare che l’Iran è sotto minaccia perpetua di attacco israelo-americano ed è quindi comprensibile che la sicurezza sia una priorità del Paese. Aggiungevo che in Europa non siamo sotto attacco di nessuno eppure sacrifichiamo lo Stato sociale alle spese militari. Rimanevano interdetti. Mi hanno confessato di non poterne più delle ristrettezze economiche. Di fatto erano ben vestiti , una borghesia che non vive la crisi economica del poveri e dei piccoli commercianti dei bazar, che può permettersi gli alberghi costosi iraniani. Sognano tuttavia gli standard occidentali, poter viaggiare all’estero, essere più ricchi e pensano all’Occidente come al Paese della cuccagna. Quando sottolineavo che i dimostranti si appellavano a Israele, a uno Stato genocidario, pur di liberarsi del regime teocratico, sono arrivati a rispondere, che i Palestinesi hanno i loro problemi, gli iraniani non possono farci nulla e devono risolvere i propri. Il film di Barbie ha  vinto anche in Iran. La borghesia occidentalizzata chiede standard di vita migliori, sogna una libertà mitizzata e abbastanza irreale, si nutre di CNN, ed è disposta a svendere il Paese a Netanyahu e allo Shaz, nell’ingenua speranza che anche in una colonia statunitense, il Paese conoscerà il progresso economico-sociale oggi calpestato dall’immobilismo del potere teocratico e dall’assedio occidentale. In una casa a Yasd, tra iraniani benestanti, imprenditori, professoresse, guide turistiche, ha avuto modo di conoscere la corruzione morale di uno strato sociale che in fondo è molto simile a quello che un tempo sosteneva lo Shaz. Un medico mi ha raccontato che il settore sanitario ha qualche difficoltà a causa delle sanzioni in medicine e strumentazioni ma che i dottori hanno un’ottima preparazione e un malato di cancro, anche se povero, può essere operato immediatamente in ospedali pubblici. Gli ho fatto notare che questa era una grande conquista rara nelle sanità occidentali. Gli ho spiegato di come in Italia le liste di attesa per interventi iportanti si allunghino. Mi ha guardato con occhi vuoti e dopo poco, parlando di un cambio di regime offerto dall’intervento israelo- americano è sbottato con un “I love Netanyahu”.

Non è un’eccezione. Una parte della borghesia benestante e affarista vuole un’economia che funzioni, è stanca della mancanza di riforme e di futuro, detesta l’oppressione sociale della Repubblica islamica, è pronta a svendere il Paese ad attacchi stranieri, addirittura si prostra ai tradizionali nemici come  Netanyahu e Trump. Secondo Marandi si tratta tuttavia di minoranze nel paese. Lo Shaz è delegittimato. Il suo appello a nuove manifestazioni sabato 10 dicembre è stato poco ascoltato. Ero a Shiraz la sera e in macchina ho potuto perlustrare le aree nelle quali si dovevano riunire i manifestani. Non c’era nessuno, pochi i poliziotti per strada. Di solito il picco delle manifestazioni si ha il giovedì , l’inizio del weekhend , il venerdì già hanno un impatto inferiore, il sabato scemano. Il confine occidentale del Paese è permeabile. Che gruppi armati penetrino nel Paese e che le insurrezioni divengano più cruente è probabile. La reazione governativa sta cambiando, La comprensione per la giusta protesta dei lavoratori contro la crisi economica che morde e la promessa di riforme, nelle dichiarazioni di Khameney, del Presidente Pezeskian, di politici ancora influenti come Zarif, o il riformista Kathami si alterna a una intransigenza crescente contro le violenze terroriste guidate da agenti stranieri. Prevedo una maggiore repressione e misure di polizia che fino ad ora non ci sono state. Ripeto ho circolato da un quartiere all’altro di Teheran, senza blocchi, strade chiuse, senza polizia, e con una vita tranquilla che continuava in locali e ristoranti come in Occidente. Man mano tuttavia il clima sta cambiando. E potrebbe essere diversamente per un Paese attaccato militarmente dai nemici esteri? La signora Kallas, espressione di una burocrazia europea senza peso, vassalla e ipocrita come le marionette di una potenza colonizzata, giustifica la legge marziale in Ucraina, rimprovera il regime iraniano per le vittime civili senza far menzione dell’ingerenza  straniera negli affari interni di un Paese, nel quale pullulano Mossad e Cia per ammissione di Netanyahu e Pompeo, nel tentativo illegale di un cambio  di governo.

Lunedî 12 è il mio ultimo giorno nel Paese. Piango l’Iran dominato da un potere teocratico anacronistico e da un governo politico immobile. Piango la borghesia che paradossalmente si appella agli Stati nemici che hanno voluto schiacciare politicamente, militarmente e economicamente il Paese. Piango una gioventù e una società corrotte dalla propaganda, che più che la libertà cerca benessere economico e standard di vita occidentali ed è priva di visione politica. Guardo l’ennesimo albergo  di lusso, l’ennesimo ristorante perfetto, l’ennesimo locale caratteristico e di alto livello, l’ennesimo complesso commerciale migliore di quelli occidentali. Strutture  nuove di zecca, che possono concorrere e superare quelle europee, offrono spa e gastronomia a prezzi bassi. Il turismo potrebbe essere una risorsa per il Paese ed è volutamente impedito dai nemici di Theran.

Di Elena Basile

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