13 Gennaio 2026
Messaggi su sito ambasciata Usa e a cittadini israeliani, fonte: Telegram, @Esteri_24H
Si alza l'allerta di possibile attacco militare da parte degli Stati Uniti in Iran. Molti osservatori internazionali hanno infatti notato una serie di segnali che, considerati nella loro interezza, porterebbero a ipotizzare un raid "nelle prossime ore, massimo nei prossimi giorni". La prova regina sarebbe l'avviso apparso sul sito dell'ambasciata americana a Teheran, che invita i suoi cittadini a lasciare immediatamente il Paese. In maniera molto simile, la Francia ha richiamato in patria il personale non essenziale della sua sede diplomatica in Iran. Poi, molti cittadini israeliani hanno affermato di aver ricevuto messaggi sui propri telefoni cellulari da numeri con prefisso inglese particolarmente minacciosi, come "guarda il cielo, brillerà a mezzanotte".
Una sequenza di segnali convergenti fa crescere il timore di un’escalation imminente tra Iran, Israele e Stati Uniti, con il rischio di un attacco Usa nelle prossime ore o giorni. Da un lato, migliaia di cittadini israeliani hanno ricevuto sul proprio telefono messaggi inquietanti: "Stiamo arrivando. Guardate il cielo a mezzanotte". Secondo i media israeliani, si tratterebbe di una nuova operazione di guerra psicologica riconducibile all’Iran, che ricalca campagne precedenti fatte di Sms intimidatori, chiamate di spionaggio e minacce personalizzate. I messaggi, spesso inviati con prefisso britannico +44, parlano di un cielo che “brillerà a mezzanotte” e di “comete che non sono stelle”.
Le autorità israeliane, citate dal sito Mako, hanno definito l’ondata di Sms come una tattica di intimidazione "senza una minaccia concreta immediata". Anche la Direzione nazionale cyber di Israele ha parlato di “scare tactic”. Tuttavia, il contesto regionale rende difficile liquidare questi episodi come semplici bufale, soprattutto alla luce di quanto sta accadendo sul fronte iraniano.
Nelle stesse ore, infatti, un messaggio di “Security Alert” pubblicato dall’ambasciata virtuale degli Stati Uniti a Teheran ha invitato i cittadini statunitensi a lasciare immediatamente l’Iran. L’avviso parla di proteste “in aumento e potenzialmente violente”, di arresti, feriti, blackout di internet e forti restrizioni ai trasporti. Washington avverte esplicitamente che non potrà fornire assistenza consolare sul posto e fornisce istruzioni dettagliate per l’evacuazione via terra, in particolare attraverso Armenia e Turchia.
Il linguaggio usato è insolitamente diretto. Ai cittadini Usa, inclusi quelli con doppia cittadinanza iraniano-americana, viene detto che esibire un passaporto statunitense o avere legami con gli Stati Uniti può essere sufficiente per essere fermati o detenuti. Nella prassi diplomatica americana, allerte così dettagliate e urgenti sono spesso associate alla valutazione di rischi imminenti, comprese operazioni militari o ritorsioni regionali.
A rafforzare questa lettura c’è anche la decisione della Francia di ritirare il personale non essenziale dalla propria ambasciata, segnale tipico delle fasi preparatorie a una crisi maggiore. In questo quadro, i messaggi ricevuti in Israele e l’ordine di evacuazione per gli americani appaiono come due facce della stessa tensione: una guerra psicologica da un lato e misure preventive dall’altro, sullo sfondo di uno scenario che molti temono possa precipitare rapidamente. Un attacco militare statunitense sarebbe quindi "probabile nelle prossime ore", secondo fonti del deepstate.
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