16 Gennaio 2026
Consiglio di Sicurezza Onu, fonte: Twitter @tizianaferraio
Nella serata italiana di giovedì 15 gennaio si è tenuto il Consiglio Onu di Sicurezza urgentemente richiesto dall'Iran, date le proteste anti-governative che imperversano nel Paese da fine dicembre, fomentate dal Mossad e dalla CIA. L'ambasciatore statunitense all'Onu, Mike Waltz, ha dichiarato nel suo intervento: "Noi siamo al fianco del popolo iraniano, non escludiamo nessun tipo di azione o intervento per fermare la strage". Il suo omonimo iraniano, Gholamhossein Darzi, ha ribattuto: "Gli Usa e Israele hanno le mani sporche di sangue di iraniani innocenti, se interverranno ci saranno gravi conseguenze".
Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite si è riunito in sessione d’emergenza sulla situazione in Iran, in un clima di forte tensione diplomatica tra Teheran e Washington. Al centro del dibattito le proteste antigovernative in corso da settimane e le ripetute minacce del presidente statunitense Donald Trump di un possibile intervento.
L’ambasciatore degli Stati Uniti all’Onu, Mike Waltz, ha dichiarato che Washington “è al fianco del coraggioso popolo iraniano” e che Trump “ha reso chiaro che tutte le opzioni sono sul tavolo per fermare la strage”. Secondo Waltz, il governo iraniano sarebbe “più debole che mai” e "starebbe reagendo con la violenza perché ha paura del proprio popolo”. L’ambasciatore ha inoltre respinto le accuse di interferenze straniere, definendole “una menzogna usata per giustificare la repressione”.
Di tono completamente opposto l’intervento del rappresentante iraniano alle Nazioni Unite, Gholamhossein Darzi, che ha accusato apertamente gli Stati Uniti e i loro alleati di essere responsabili delle violenze. “Nelle ultime settimane l’Iran ha perso numerosi civili innocenti e devoti membri delle forze di sicurezza”, ha affermato, aggiungendo che “giovani sono stati brutalmente assassinati in atti di estrema violenza”.
Secondo Teheran, la crisi non sarebbe spontanea. “La situazione è molto semplice: gli Stati Uniti e i loro complici, in particolare Israele, non possono sottrarsi alla responsabilità di tutto il sangue innocente versato nel mio Paese”, ha dichiarato l’ambasciatore. Ha poi sostenuto che, falliti i precedenti tentativi di pressione militare, Washington starebbe ora perseguendo “la destabilizzazione politica attraverso il caos”. “Questa strategia”, ha detto, “si basa sull’inventare morti, diffondere numeri gonfiati e falsi e creare un pretesto per un intervento esterno. È uno script familiare”.
Pur ribadendo che l’Iran “non cerca né l’escalation né il confronto”, il diplomatico ha avvertito che “qualsiasi atto di aggressione, diretto o indiretto, riceverà una risposta decisiva, proporzionata e legittima ai sensi della Carta delle Nazioni Unite”. “Non è una minaccia”, ha precisato, “ma una realtà giuridica”.
Dal lato delle Nazioni Unite, la vicesegretaria generale Martha Pobee ha invitato alla “massima moderazione”, parlando di una crisi che ha già causato “una significativa perdita di vite umane”. L’Onu ha chiesto indagini indipendenti su tutte le uccisioni e ha esortato Teheran a fermare eventuali esecuzioni legate alle proteste. Intanto, il Consiglio di Sicurezza resta diviso, mentre la crisi iraniana continua a rappresentare un potenziale detonatore per una più ampia instabilità regionale.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia