31 Ottobre 2025
Centinaia di manifestanti radunatisi nel cuore di Londra, lungo Downing Street, per sostenere la causa sudanese e gridare alla complicità nel genocidio tra le Forze di Supporto Rapido (RSF) e gli Emirati Arabi Uniti, accusati di finanziare e sostenere i paramilitari.
A Londra, mercoledì 29 ottobre, molti dimostranti sono scesi in piazza per tornare a gettare luce su una situazione sociale che, in Africa, è già da tempo caduta in un baratro di disumanità. Dopo anni senza fine di guerra nel Sudan, dopo anni di denunce di crisi umanitaria in corso, il punto più alto dell'escalation si è consumata pochi giorni fa, con l'occupazione del capoluogo di provincia El-Fasher da parte delle Rsf. Dopo mesi di assedio, l'ingresso in città dei paramilitari ha rappresentato un punto di svolta, non solo negli equilibri del conflitto armato, ma nel bilancio di morte che grava da tempo nella regione del Darfur. I dimostranti, mostrando solidarietà al popolo sudanese, ha svelato senza troppi veli la complicità di Abu Dhabi, chiedendo un'azione internazionale decisa e il boicottaggio degli Emirati Arabi Uniti, accusati di aver fornito armi e sostegno alle RSF. Accuse puntualmente respinte dagli emiratini.
"Molte persone sono state uccise dalle milizie RSF, dalle forze di Hemedti [Mohamed Hamdan Dagalo, capo dei paramilitari, ndr], dalle armi degli Emirati e il mondo è rimasto in silenzio. Hanno commesso un genocidio nel nostro Paese e noi siamo qui per stare al fianco del nostro popolo" afferma il giovane Elhussein Yassin presente alle proteste. Anche un altro manifestante, Ziyah Kashan, descrive l'insostenibilità della situazione: "hanno bruciato case, interi quartieri come Bahri e Khartoum sono stati completamente distrutti". Appelli sistematicamente sono stati sostenuti dall'Unione Africana, nonché dall'Onu stessa: atrocità compiute contro soprattutto la popolazione non araba, tanto ad El Fasher quanto a Bara, nello stato del Kordofan settentrionale. Le stime parlano di oltre 150mila persone morte, dal 2023, mentre circa 12 milioni sono le persone state costrette a fuggire.
Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.
Articoli Recenti
Testata giornalistica registrata - Direttore responsabile Luca Greco - Reg. Trib. di Milano n°40 del 14/05/2020 - © 2025 - Il Giornale d'Italia