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Maita Sartori alla presentazione di "Ti cercherò per sempre": "Sulla nave Vulcano abbiamo curato bambini feriti sotto i bombardamenti a Gaza"

Maita Sartori, ginecologa e volontaria della Fondazione Rava, è stata intervistata da Il Giornale d'Italia in occasione della presentazione del libro "Ti cercherò per sempre" di Claudio Guerrini dove ha parlato della sua esperienza sulla nave Vulcano, dove ha curato donne e bambini feriti sotto i bombardamenti di Gaza.

04 Febbraio 2026

Maita Sartori, ginecologa e volontaria storica della Fondazione Rava, è stata intervistata da Il Giornale d'Italia in occasione della presentazione del libro "Ti cercherò per sempre" di Claudio Guerrini alla Fondazione Corriere della Sera. Nell'intervista ha parlato della sua esperienza sulla nave Vulcano, dove ha curato donne e bambini feriti sotto i bombardamenti di Gaza.

Ci può raccontare meglio della sua esperienza sulla nave Vulcano?

L'esperienza sulla nave Vulcano si è svolta alla fine del 2023 e l'inizio del 2024. è stata un'esperienza molto coinvolgente, perché eravamo un gruppo di medici su questa nave militare con un ponte allestito come un ospedale nei minimi dettagli. Accoglievamo e curavamo soprattutto bambini e donne feriti sotto i bombardamenti a Gaza. Abbiamo visto cose veramente impattanti, con ferite che non riusciamo neanche a immaginarci qui in Italia. Bambini di due anni che hanno perso una gamba, adolescenti che hanno perso braccia, con una capacità di recupero incredibile. Però la loro mente era comunque devastata da bombardamenti, ricordi e immagini, anche dei propri familiari persi sotto le macerie. In tutto questo, noi andiamo lì come volontari della Fondazione Rava a fare quello che siamo capaci di fare: io sono un medico, faccio il medico, ma se c'è bisogno di rifare un letto o di stare accanto a un bambino, per consolarlo durante le medicazioni, lo facciamo. Ho avuto la fortuna di assistere a un parto e questo è stato veramente una cosa fantastica ed emozionante: quel bambino e quella mamma, senza di noi, probabilmente non sarebbero sopravvissuti.

E la sua prossima esperienza con la Fondazione Rava qual è?

La mia prossima esperienza è di domani: parto per il carcere minorile di Bari, dove la Fondazione Rava ha un progetto che si chiama "Orizzonti". Si tratta di un'attività con i minorenni in carcere, sia maschi che femmine. Il mio ruolo è quello di raccontare quello che sono riuscita a fare e far capire che in ognuno di noi e quindi anche in ognuno di loro c'è un talento che può essere messo a disposizione. Riuscire a disegnare, insegnare a giocare a pallacanestro, truccare: queste sono state le risposte che i ragazzi l'anno scorso mi hanno dato, quando ho chiesto loro "Cosa vi sentireste di fare?". "Ma noi non sappiamo fare niente!", dicevano. Eppure, basta tirarlo fuori: magari un talento ce l'hai, e i talenti sono tutti utili.

Cosa gli rimane lei personalmente delle sue esperienze con la Fondazione Rava?

La voglia di andare avanti, di continuare a fare delle cose, di essere sempre a disposizione, la voglia di conoscere altre persone e di mettere a disposizione quello poco che so fare.

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