02 Febbraio 2026
Elisabetta Matteucci, curatrice, è stata intervistata da Il Giornale d'Italia in occasione dell'apertura della mostra "I Macchiaioli". Nell'intervista ha messo a fuoco l'importanza dei Macchiaioli nella storia dell'arte italiana e il loro legame con la città di Milano.
Come nasce l'idea di questa mostra?
L'ambizione di noi tre curatori è stata quella proprio di voler dar voce a due capitali preunitarie, Firenze e poi Milano, che hanno rivestito un ruolo cruciale proprio nell'elaborazione di un'arte propriamente italiana. Firenze sarà culla della vicenda macchiaiola, nascerà nelle sale chiassose del Caffè Michelangelo, in via Cavour, allora via Larga; Milano sarà determinante quindi nel 1856, Milano sarà determinante invece ai primi del Novecento nella sua azione di recupero critico e di rivalutazione della cultura figurativa macchiaiola. Quindi diventerà una tappa importantissima proprio per cercare di rivalutare questo straordinario periodo della storia dell'arte nostra nazionale.
Il legame tra Milano e i macchiaioli, quanto è stretto questo legame?
È molto stretto perché comincia già nel 1861, dopo che il gruppo toscano decide di partecipare all'esposizione nazionale fiorentina, quella realizzata per celebrare l'unificazione appunto del paese; nello stesso anno, a dicembre, decidono di tentare di portare le stesse opere all'interno dell'esposizione braidense e sarà un ulteriore debutto. Da lì comincerà una consuetudine e Milano rimarrà centrale nella loro volontà di esporre le proprie opere anche appunto nel regno del Lombardo-Veneto.
Quali sono gli autori più importanti che possiamo ritrovare nella mostra?
Assolutamente tra i protagonisti Fattori, Lega e Signorini, ma accompagnati poi da altri personaggi che sono stati altrettanto importanti protagonisti del gruppo. Quindi penso a Vincenzo Cabianca, Raffaello Sernesi, Vincenzo Abbati, Vito D'Ancona, Cabianca e così via.
Come vorrebbe che il pubblico uscisse da questa mostra?
La nostra ambizione è stata proprio quella di creare una mostra, un percorso iconografico molto coerente e lineare che, partendo dalla Repubblica Romana quindi dal 1849 e quindi affrontando quelle che saranno le premesse per lo sviluppo della vicenda macchiaiola, poi si interrompe essendo così collegata alla storia appunto nostra risorgimentale col 1872, che è una data simbolica che abbiamo scelto perché in quell'anno avviene appunto la morte a Pisa di Mazzini e quindi c'è la caduta alla fine di un'epoca e la caduta di tutti quegli ideali risorgimentali che avevano animato anche il gruppo dei macchiaioli.
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