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Giornata memoria, Barbero: "'Cattivi comunisti' liberarono Auschwitz, non 'buoni americani' come ci fa vedere Benigni" - VIDEO

Alessandro Barbero ricorda che il Giorno della Memoria è una scelta politica: Auschwitz fu liberata dall’Armata Rossa nel 1945. Non è un’opinione, è storia

27 Gennaio 2026

Lo storico Alessandro Barbero, in occasione della Giornata della Memoria, ha ricordato una verità storica non riconosciuta generalmente dall'Occidente, soprattutto a causa di prodotti mediali incongruenti con la storia: "Non furono i 'buoni americani' a liberare il campo di concentramento di Auschwitz, ma i 'cattivi comunisti', diversamente da come ci ha dipinto Roberto Benigni in 'La vita è bella'".

Giornata memoria, Barbero: "'Cattivi comunisti' liberarono Auschwitz, non 'buoni americani' come ci fa vedere Benigni"

"Quando si celebra la memoria, o si sceglie quale memoria ricordare, si compie sempre una dichiarazione politica". Alessandro Barbero lo ripete spesso: la memoria non coincide con la storia, perché è una selezione del passato, non la sua ricostruzione critica. Le “giornate della memoria” non sono semplici ricorrenze, ma atti simbolici attraverso cui una società decide da che parte stare, quali eventi isolare, quali responsabilità condannare e quali valori riaffermare.

Il 27 gennaio, Giorno della Memoria, ricorda la liberazione di Auschwitz. Ed è giusto ricordarlo stando dalla parte delle vittime e condannando senza ambiguità i carnefici. Ma, avverte Barbero, è altrettanto necessario non deformare i fatti storici per renderli più comodi o più compatibili con il presente. La storia, a differenza della memoria, non è un’opinione.

Il 27 gennaio 1945 Auschwitz fu liberata dall’Armata Rossa. Non dagli americani. Non dagli inglesi. Dai soldati sovietici. È un dato documentato, incontrovertibile, che però spesso viene sfumato, rimosso o confuso nel racconto pubblico occidentale. Anche il cinema ha contribuito a questa ambiguità: film amatissimi, come "La vita è bella" di Roberto Benigni, pur non affrontando direttamente la liberazione del campo, hanno rafforzato nell’immaginario collettivo l’idea di un intervento “americano come risolutore del male assoluto.

"Vedete come si passa dalla memoria vera a quella ricostruita", osserva Barbero. Milioni di persone ricordano ciò che hanno visto sullo schermo, non ciò che è avvenuto davvero. E così la narrazione simbolica rischia di sovrapporsi ai fatti, fino a sostituirli.

Ricordare Auschwitz significa ricordare anche chi lo ha liberato, senza giudizi retrospettivi né semplificazioni ideologiche. I soldati sovietici non erano “buoni” o “cattivi” in senso morale astratto: erano l’esercito che, avanzando verso Berlino, aprì i cancelli del campo e mostrò al mondo l’orrore. Negarlo o edulcorarlo non è memoria: è riscrittura del passato.

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