27 Gennaio 2026
Olocausto, Gaza
Ci appare molto complicato per una sequenza infinita di motivi, la celebrazione della giornata della memoria, delle vittime dell'Olocausto da quando l'Armata Rossa (non dimentichiamocelo mai), dischiuse al mondo l'orrore pianificato e assoluto di Auschwitz, nel gennaio del 1945.
L'universo attonito restò ammutolito per anni perché sembrava impossibile che uomini, simili a noi, potessero progettare scientemente lo sterminio di un intero popolo, dopo l'abbattimento di quel cancello abbiamo capito in quali abissi può inoltrarsi e sprofondare la cosiddetta natura umana.
Molta acqua è passata da quella data, e troppe cose sono successe, guerre, guerriglie, intifade e attentati trasversali hanno compromesso il significato più significativo della celebrazione, nessuno avrebbe potuto immaginare che un paese che ha subito tanto, potesse ritrovarsi oggi, ad essere accusato delle stesse colpe di cui si macchiarono i nemici di Israele.
In effetti le nuove condizioni geopolitiche e il terrificante attacco del 7 ottobre, hanno cambiato in parte la prospettiva, con la reazione disumana, sia pure dopo quel fatto gravissimo, con cui l'Esercito israeliano, ha raso al suolo la striscia di Gaza, e non già contro avversari armati, ma contro una popolazione inerme, decine di miglia di morti tra vecchi, bambini, come rappresaglia quasi biblica contro la compagine di Hamas.
Due milioni di persone che sopravvivono in attesa della morte, per fame, per freddo, per malattie o per bombe.
Dunque anche gli ebrei hanno perso la loro innocenza, rispetto alla storia?
E' questa la risposta militare che ci si poteva attendere dal popolo che ha vissuto l'olocausto?
Da molte parti e da molti paesi, con buona pace dell'ONU come autore di risoluzioni troppo spesso inascoltate, viene visto come frutto di una volontà strategica di annientamento, di cancellazione di una etnia.
Dove sono finite le vittime del nazismo?
Israele ci appare sempre meno come un "popolo eletto", troppo spesso incastrato, coinvolto o complice di attività che ledono con ogni parvenza di diritto internazionale.
Onorare la memoria dell'Olocausto è giusto ma oggi ci appare sempre meno significativo e soprattutto tanti, troppi sono stati i genocidi che hanno costellato la storia millenaria dell'uomo, non ultimo appunto quello perpetrato dall'IDF, Israel Defense Forces, con una strategia che non si ferma neppure davanti alle tregue dichiarate, ma sottende appunto una deliberata volontà di eliminazione di tutti i territori, e relativi abitanti della Palestina.
Africa, Asia, Sud America ci hanno abituato a orrori degni della miglior letteratura distopica, ma da qualche anno sembra che Israele abbia gettato la maschera sulle sue reali potenzialità espansionistiche, facendo anche forza dell'antica memoria, che ripeto oggi sembra svuotata dell'orribile significato del passato.
In nessuna sede delle istituzioni internazionali che hanno condannato invano quell'atteggiamento, si è udito un messaggio di scuse, di rammarico per i sempre più massicci massacri di civili, Israele tace, continua a tacere, e fa parlare le armi, mentre il mondo deve cominciare a ricordare tutti gli altri momenti della storia in cui l'Umanità ha perso al sua capacità di dimostrarsi degna di questo nome.
Gli uomini sono capaci di immense e reiterate nefandezze, e troppo spesso non è solo il numero, la quantità che ne determina la classifica, ogni delitto, ogni strage, ogni genocidio colpisce l'immaginario collettivo, e le immagini di esecuzioni di massa, o attentati grondanti del sangue delle vittime sacrificali, ci hanno reso refrattari al dolore del mondo, ma è arrivato il momento di raccontare tutte le verità soprattutto quelle scomode.
Non esiste una gerarchia del dolore, ogni popolo conserva una personale memoria dell'orrore stratificatosi nei secoli, (e in Europa non ci siamo fatti mancare nulla), e non appare corretto, almeno alla luce deli ultimi sviluppi geo-politici, continuare a delimitarne significativamente un perimetro temporale, se non addirittura una classifica tra i principali e i secondari.
Ogni secolo, soprattutto il XX, si è cibato copiosamente della carne degli innocenti.
Si continui a celebrare l'orrore dell'olocausto senza dimenticare tutti gli altri defunti frutto di altre barbarie, altrettanto ignobili anche se meno celebrate, se un giorno della memoria deve esistere, allora "i giorni" dovrebbero essere decine, almeno uno per ogni massacro, degno di questo nome, milioni e milioni di morti, ad ogni latitudine, avrebbero tardivamente la giusta "giornata mondiale del ricordo delle vittime di ogni barbarie".
Le invasioni mongole di Gengis Khan, che nel Medioevo avrebbero lasciato sul campo 40 milioni di morti.
La carestia indiana , causata a più riprese (1769-70, 1876-79, 1896-1900) dalle politiche economiche e amministrative britanniche, che costò la vita a 27 milioni di cittadini del vastissimo impero del Regno Unito.
Il collasso della dinastia Ming (1635-1662) che lasciò sul campo 25 milioni di cinesi.
La guerra civile dei Taiping (1850-64), in Cina: nata come insurrezione contro la dinastia Qing e degenerata in scontro civile, fu un’ecatombe da 20 milioni di morti.
La tratta araba degli schiavi (VII-XIX secolo), con 18 milioni di morti.
Le campagne del re turco-mongolo Tamerlano (XV secolo) con 17 milioni di morti.
Il commercio degli schiavi verso le Americhe che causò 16 milioni di morti.
La conquista delle Americhe, con 17 milioni di morti.
L’epoca buia di Stalin che in Unione Sovietica, dal 1928 al 1954, costò la vita ad almeno 16 milioni di persone.
Olocausto (1938-1945): il genocidio di circa 6 milioni di ebrei europei da parte della Germania nazista. Nello stesso periodo, i nazisti uccisero milioni di altre persone per motivi etnici o razziali, inclusi tra i 220.000 e i 500.000 rom e milioni di slavi, tra cui circa 3 milioni di ucraini e oltre 1,5 milioni di russi.
La Seconda Guerra mondiale ha causato circa 70 milioni di morti.
Genocidio Armeno (1915-1916): il governo nazionalista dei Giovani Turchi nell'Impero Ottomano deportò e massacrò circa 1,5 milioni di armeni.
La collettivizzazione forzata cinese (1949-76) voluta da Mao Zedong, fondatore della Repubblica Popolare cinese,40 milioni di morti.
Genocidio in Cambogia (1975-1979): il regime dei Khmer Rossi, guidato da Pol Pot, massacrò tra 1,5 e 2 milioni di persone (circa il 25% della popolazione cambogiana).
Genocidio in Ruanda (1994): In soli 3 mesi, circa 800.000-1.000.000 di Tutsi e Hutu moderati furono uccisi dalla maggioranza Hutu.
Holodomor (1932-1933): la carestia provocata intenzionalmente in Ucraina dal regime stalinista dell'URSS, che causò la morte di milioni di persone, con stime che arrivano fino a 12 milioni di vittime secondo alcune fonti.
Massacro di Nanchino (1937): durante la seconda guerra sino-giapponese, l'esercito giapponese uccise centinaia di migliaia di civili cinesi in un massacro durato sei settimane, con stime che arrivano a 300.000 vittime.
Genocidio degli Herero e Namaqua (1904-1907): nell'Africa Tedesca del Sud-Ovest (attuale Namibia), le truppe coloniali tedesche causarono la morte di circa 80.000 persone.
Genocidio di Srebrenica (1995): durante la guerra in Bosnia, le truppe serbo-bosniache uccisero sistematicamente oltre 8.000 uomini e ragazzi bosniaci musulmani.
Deportazioni sovietiche (1941-1949): Stalin deportò diverse etnie (Tatari di Crimea, ceceni, ingusci, sovietici tedeschi), causando centinaia di migliaia di morti per fame e malattie.
Partizione dell'India (1947): i conflitti etnico-religiosi causati dalla divisione tra India e Pakistan provocarono la morte di circa 2 milioni di persone.
Di Maurizio De Caro
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