Martedì, 27 Gennaio 2026

Seguici su

"La libertà innanzi tutto e sopra tutto"
Benedetto Croce «Il Giornale d'Italia» (10 agosto 1943)

Il Giorno della Memoria: che nessuno neghi, nessuno paragoni, nessuno assolva, senza però assolvere Benjamin Netanyahu

Hannah Arendt e Albert Einstein ci insegnano che condannare l’Olocausto non significa assolvere il sionismo

27 Gennaio 2026

Il Giorno della Memoria: che nessuno neghi, nessuno paragoni, nessuno assolva, senza però assolvere Benjamin Netanyahu

Netanyahu, fonte: imagoeconomica

Un saggio ha scritto che per comprendere di quali crimini l'essere umano sia capace basta conoscere la Storia.

Sembra una banalità, forse lo è. Come ci ha insegnato Hannah Arendt, il male è banale.

Il 4 dicembre 1948, il New York Times pubblicò una lettera a firma di un gruppo di intellettuali ebrei, tra cui Hannah Arendt e Albert Einstein, che protestavano contro la visita negli Stati Uniti di Menachem Begin e denunciavano il suo partito Herut (Libertà), a loro giudizio un partito politico strettamente simile per organizzazione, metodi, filosofia politica e appeal sociale ai partiti nazista e fascista.

Oggi, 77 anni più tardi, quelle parole suonano profetiche.

Non vorrei venire frainteso: conoscere la Storia, commemorare ricorrenze tragiche, mostrare le immagini dei crimini è un dovere. Ma il fine non è imprimere in eterno – generazione dopo generazione – il marchio della vittima sulla fronte di un gruppo religioso.

Il fine è rammentare che l'essere umano deve comportarsi umanamente, riconoscendo a tutti pari dignità, pari diritti, nei limiti del possibile pari opportunità.

Un gigante della letteratura ci ha ammonito:

“La conquista della terra, che quasi sempre significa toglierla a chi ha la pelle di un colore diverso o il naso un po più schiacciato del nostro, non è una bella cosa, a guardarla troppo da vicino. A riscattarla c'è soltanto l'idea. Un'idea che la sostenga; non un pretesto sentimentale, ma un'idea, e una convinzione disinteressata in quest'idea: qualcosa che si possa innalzare, davanti alla quale inchinarsi e offrire sacrifici...” (Joseph Conrad, Cuore di tenebra).

Nessuno nega, nessuno minimizza, nessuno paragona. Qualcuno, io per primo, si limita a rivendicare un diritto, il suo diritto di scrivere che – a maggior ragione dopo Gaza – Hannah Arendt e Albert Einstein avevano previsto le peggiori conseguenze del sionismo. Sionismo che non significa anti semitismo, nonostante la lobby ebraica abbia messo in campo 50.000 (cinquantamila) avvocati per mettere a tacere – con le cattive – chiunque scriva ciò che io sto scrivendo.

Le voci di dissenso tra gli ebrei non sono mai mancate. Ehud Barak ammise che se fosse nato palestinese “sarebbe entrato a far parte di un'organizzazione terroristica” (Bill Maxwell, “US should reconsider aid to Israel”, 6 dicembre 2001, citato da John Mearsheimer e Stephen Walt in La lobby israeliana e la politica estera USA, Edizioni Asterios,. Pagina 51).

Se Golda Meyr dichiarò: “I palestinesi non esistono”, David Ben Gurion disse una volta a Nahum Goldmann, Presidente del Congresso mondiale ebraico: “Se fossi un leader arabo, non vorrei mai trovarmi a fare i conti con Israele. È naturale, noi abbiamo preso il loro paese. Veniamo da Israele, ma sono passati 2000 anni, e cosa potrebbe mai significare per loro? Ci sono stati l’antisemitismo, il nazismo, Hitler, Auschwitz, ma loro di cosa hanno colpa? I palestinesi sanno solo che siamo arrivati qui e ci siamo appropriati del loro paese. Perché dovrebbero accettarlo?”.

Oggi ricordiamo le vittime di uno dei più efferati crimini della Storia. E' doveroso farlo. L'antisemitismo è in aumento, va condannato, combattuto come ogni altra forma di odio razziale o religioso, come ogni altra forma di suprematismo.

Il primo insegnamento dovrebbe essere che non esistono animali umani contrapposti a razze elette, che il diritto di espressione è sacro, che criticare un uomo politico non significa necessariamente criticare la Nazione che lo ha eletto.

Altrimenti si finisce nella barbarie, si giustifica ogni strage di innocenti, da quella evangelica (Matteo, 2,1 – 16) di Erode il Grande a quella reale, sotto i nostri occhi, di Gaza.

50.000 avvocati ebrei vogliono darci la caccia, appiccicarci l'etichetta di antisemiti.

Questo non ci impedisce di ragionare lucidamente: non viviamo a Gaza, per nostra fortuna.

Un grande giurista, Ze'ev Jabotinsky, scrisse: “La colonizzazione si spiega da sé, e le sue implicazioni sono pienamente comprese da ogni ebreo e arabo di buon senso. C’è un solo scopo possibile per la colonizzazione. Per gli arabi del Paese quello scopo è essenzialmente inaccettabile. Questa reazione è naturale, e niente la cambierà”.

Oggi, piangere le vittime e condannare l'Olocausto è un dovere.

Ma sia chiaro, questo non assolve i responsabili dei crimini commessi a Gaza, non li giustifica.

In un mondo in cui il Presidente degli Stati Uniti dichiara di essere tenuto a rispettare soltanto i suoi principi morali perché il diritto non esiste, noi chiediamo giustizia per i palestinesi.

Di Alfredo Tocchi

Il Giornale d'Italia è anche su Whatsapp. Clicca qui per iscriversi al canale e rimanere sempre aggiornati.

Commenti Scrivi e lascia un commento

Condividi le tue opinioni su Il Giornale d'Italia

Caratteri rimanenti: 400

Articoli Recenti

x