13 Marzo 2026
Contrada, fonte: X @luigisalviano43
L’ex dirigente della Polizia di Stato e numero tre del SISDE è morto a Palermo all’età di 94 anni dopo una lunga vita trascorsa tra investigazioni, servizi segreti e una complessa vicenda giudiziaria che ha segnato profondamente la sua carriera. Per decenni è stato protagonista degli anni più duri della guerra contro la mafia in Sicilia, inizialmente come investigatore della Squadra Mobile e poi come alto funzionario dei servizi segreti civili.
Nato a Napoli il 2 settembre 1931 ma palermitano d’adozione, Bruno Contrada ha costruito gran parte della sua carriera in Sicilia, diventando una figra centrale negli apparati investigativi dello Stato durante gli anni della violenta offensiva di Cosa nostra. Entrò nella Polizia di Stato e lavorò a lungo nella Squadra Mobile di Palermo, di cui divenne dirigente. Nel corso della sua carriera guidò anche la sezione siciliana della Criminalpol, occupandosi di indagini contro la criminalità organizzata in uno dei periodi più delicati della storia italiana. Negli anni Ottanta passò ai servizi segreti civili, il SISDE (Servizio per le informazioni e la sicurezza democratica), organismo attivo dal 1977 al 2007. All’interno della struttura arrivò a ricoprire l’incarico di numero tre del servizio, assumendo un ruolo di rilievo nella gestione delle attività di intelligence interna in un contesto segnato da terrorismo e mafia.
Il nome di Contrada entrò definitivamente al centro dell’attenzione pubblica alla vigilia di Natale del 1992, l’anno delle stragi mafiose di Palermo. Il 24 dicembre venne arrestato con l’accusa di concorso esterno in associazione mafiosa. Il processo che ne seguì fu lungo e complesso. Nel 1996 arrivò una prima condanna a dieci anni di carcere. Nel 2001 la Corte d’appello ribaltò la decisione e lo assolse, ma la Cassazione annullò quella sentenza rinviando nuovamente gli atti a Palermo. Nel 2006 la Corte d’appello palermitana lo condannò ancora a dieci anni dopo una lunga camera di consiglio e nel 2007 la Cassazione rese definitiva la sentenza. Contrada scontò la pena tra carcere e arresti domiciliari fino alla fine della detenzione nell’ottobre del 2012.
Negli anni successivi iniziò una nuova battaglia legale. La Corte europea dei diritti dell’uomo stabilì che l’ex funzionario non avrebbe dovuto essere condannato per concorso esterno perché, all’epoca dei fatti contestati tra il 1979 e il 1988, il reato non era considerato "sufficientemente chiaro né prevedibile". Alla luce di quella decisione, nel 2017 la Corte di Cassazione dichiarò la condanna ineseguibile e priva di effetti penali, chiudendo definitivamente la vicenda giudiziaria. Negli anni successivi arrivarono anche risarcimenti e decisioni che riconobbero un indennizzo per l’ingiusta detenzione.
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